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La religione, brutalmente sgozzata dal Rasoio… di Occam!

29 Feb

Uno strumento pare, a tutt’oggi, il più adatto a recidere la giugulare delle religioni  monoteiste (e non) .

E chiamasi – nel latino tanto amato da alcuni di questi credi – Novacula Occami.  Ovvero, il Rasoio di Occam… E non stiamo parlando di una lama metallica affilata e scintillante bensì di un principio metodologico.

Codesto principio fu peraltro elaborato proprio da un frate, il monaco francescano inglese William of Ockham, altresì noto come Guglielmo di Occam. E recita, più o meno, che tra le varie spiegazioni possibili di un evento bisogna accettare quella più “semplice”, intesa non nel senso di quella più “ingenua” o di quella che spontaneamente affiora alla mente, ma quella cioè che appare ragionevolmente vera senza ricercare un’inutile complicazione aggiungendovi degli elementi causali ulteriori

E come entra in tutto questo discorsetto la religione? C’entra, c’entra… Perché la faccenda  religiosa va di pari passo con  la questione riguardante la generazione dell’universo:

  1. da un lato si può ipotizzare un universo eterno, o generato da sé o per motivi sconosciuti;
  2. dall’altro, un universo generato da una divinità, la quale a sua volta è eterna, o generata da sé o per motivi sconosciuti.

In questo senso, la prima versione non postula enti inutili (la divinità), ed è quindi preferibile.

E’ inutile introdurre un Dio per spiegare l’esistenza del mondo!

Infatti, alla domanda “Perché esiste il mondo?”, i credenti delle religioni rispondono che “Il mondo è stato creato da Dio”, ma non essendoci per sua stessa definizione nulla di più potente di questo dio e quindi nulla che possa averlo creato, ne consegue che Dio, a differenza del mondo, è sempre esistito. Ma a questo punto, se è possibile che questo qualcosa sia sempre esistito, perché non anche il mondo? La risposta alla domanda iniziale “Il mondo è stato creato da Dio, il quale è sempre esistito” si semplifica quindi in “Il mondo è sempre esistito”. In altri termini è superfluo (e quindi, secondo il rasoio di Occam, sbagliato in senso metodologico) introdurre Dio per spiegare l’esistenza del mondo, e il fatto di spiegare il mondo e l’universo come creazione di dio è un rimandare la spiegazione, per il fatto che ora dall’inspiegabilità dell’universo si passa nella assai più complessa inspiegabilità di Dio.

Non si può non concludere citando Marx, emblema di un simil pensiero:

« La religione è il singhiozzo di una creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di una condizione priva di spirito. È l’oppio dei popoli. »

Ma qual è la funzione della religione per il credente? Essenzialmente duplice:

  • Tenta di offrire un senso ai problemi ultimi dell’esistenza.
  • Fornisce un sostegno psicologico in momenti gravi e delicati della vita.

Già…  ma  se per la gente comune la religione è un anestetico col potenziale di  far dimenticare il male ed il dolore (non certo di risolverne le cause), come mai sono sempre ruotati attorno alle istituzioni religiose interessi economici, politici e militari?

Ebbene: per mantenere il dominio del singolo o di una casta sul resto degli abitanti, l’uomo ha sempre avuto a disposizione due sistemi:

  1. il convincimento a forza
  2. il convincimento attraverso il pensiero

Non sempre il primo sistema si è rivelato sufficiente e conveniente, e i Potenti devono essersene accorti molto presto. La religione nasce quindi come “scienza” del convincimento attraverso le armi del linguaggio invece che della forza, finalizzata al mantenimento della piramide sociale in cui gli strati inferiori rispettano il proprio stato, ma soprattutto evitano di insidiare la superiorità degli strati più benestanti.

Tuttavia, al giorno d’oggi la religione non pare avere più la presa dei tempi antichi. Oggi la religione esprime un significato marginale e secondario, almeno per le masse che vivono nelle società dell’occidente, fatta eccezione per alcune esigue minoranze. Ormai la religione non occupa più il posto centrale, non ha più l’importanza ossessiva e dominante che ricopriva nell’ esistenza degli uomini delle epoche trascorse. Oggi nuovi oppi sono subentrati a sostituire la religione nella sua funzione di “sedativo” sociale:

  • Le varie dipendenze che offrono gratificazioncine immediate, e liberano almeno per qualche istante, dal male(ssere), senza ovviamente risolverne la causa: Fumo, Tecnologia, Sesso, Droga, Grassi …

La lezione del post, che non vuol essere un’invettiva antireligiosa (essendo come già detto la religione ormai una ‘faccenda’ sempre più per minoranze, ma non si sa mai…) è l’invito ad usare i principi metodologici della razionalità pragmatica per giudicare i fatti, e districarsi più agevolmente in un mondo dalla complessità sempre più elevata…

Fonti:


Le vere donne tengono una famiglia in piedi, quelle moderne vogliono Roberto Cavalli ai piedi!

23 Feb

In una mail ricevuta in seguito al post  sull’ italiano maschio medio(cre) è giunta la richiesta di postare un articoletto sulla “donna moderna” prendendo spunto dal testo di una canzone di Mondo Marcio (album Generazione X, 2007), intitolata appunto Donne Moderne (ovvio che la canzone, il genere e il cantante stesso possano piacere o meno ma il contenuto mi sembra evidenziare parecchi aspetti salienti della questione) :

Donne moderne, donne moderne
coi soldi in tasca e un coltello nascosto sotto le ascelle
so cosa provi so come sono
ti sembrano belle  ma sinceramente non ho più tempo per queste modelle
le chiamano
donne moderne donne moderne
coi soldi in tasca e un coltello nascosto sotto le ascelle
so cosa provi so come sono ti sembrano belle ma sinceramente non ho più tempo per queste modelle
le chiamano

oh mio dio guarda come cammini in strada sembri uscita da “il diavolo veste prada”
in tv guardi i cartoni non guardi mai la cronaca,vai al lavoro con sotto al braccio un numero di cosmopolitan
davanti agli altri sembri una perbene, non conta se ieri sera hai ingoiato tutto il mio seme. è brutto sapere ma dove vai con tutto quel sedere? le tue chiappe sono un mare in cui mi butto con piacere.
vedi
ho scritto una canzone per le donne indipendenti
che se ne vanno con il tuo cazzo tra i denti
sarebbero pronte a uccidere anche tutti i parenti
per guadagnarsi sullo stipendio un paio di aumenti
se le sposi vorranno la lavatrice, i mobili
quali compagne?
sono delle mangiatrici di uomini
mi dicevano non scherzare col fuoco
faceva la gattina prima
uomo guardala dopo
aho!
donne moderne donne moderne
coi soldi in tasca e un coltello nascosto sotto le ascelle
so cosa provi so come sono
ti sembrano belle ma sinceramente non ho + tempo per queste modelle
le chiamano
hey tu con le scarpe alla moda
so che comprarti borsette è diventata una droga
non ho scritto questo pezzo per darti un consiglio
ma odio il fatto che una di voi sarà la madre di mio figlio
dimmi se sono tra i tuoi rapper preferiti
probabilmente preferiresti guardare “sex and the city”
ti sai fare odiare da tutti i vicini
e anche se fra ti porta a casa tu non pulisci e non cucini
se ami un marcio devi anche amare i suoi boxer sporchi
e dargli un bacio anche quando ha la tosse
dove sono finite le vere donne? le vere femmine?
con molto più che il mascara sopra la pelle
oggigiorno mi guardo in giro e non la trovo
mi ha preso i soldi e il lavoro
era una cercatrice d’oro
è tutto vero, non le stò offendendo
il vero dramma è quando si portano il tuo bambino in grembo
le chiamano

donne moderne donne moderne
coi soldi in tasca e un coltello nascosto sotto le ascelle
so cosa provi so come sono
ti sembrano belle ma sinceramente non ho più tempo per queste modelle
le chiamano
donne moderne donne moderne
coi soldi in tasca e un coltello nascosto sotto le ascelle
so cosa provi so come sono
ti sembrano belle ma sinceramente non ho più tempo per queste modelle

[conversazione telefonica tra due ragazze che lo insultano]

le vere donne tengono una famiglia in piedi le donne moderne vogliono roberto cavalli ai piedi
le vere donne amano il loro uomo
le donne moderne amano il loro lavoro
le vere donne crescono i bambini
le donne moderne calpestano anche i loro bambini
puoi distinguere quelle vere dalle false
quelle vere reggono il mondo, quelle altre neanche un reggicalze
le vere donne ascoltano ciò che gli dici
le donne moderne vogliono solo scoparsi i tuoi amici
a quelle vere non serve mettersi in mostra
quelle moderne brillano per farsi mettere incinta apposta
le donne che ti amano restano al tuo fianco
le altre ti derubano prima di andare a spolparne un altro
perciò se qualcuno mi sente alzi la mano
le hai comprato casa e ti ha fatto dormire sul divano

donne moderne donne moderne
coi soldi in tasca e un coltello nascosto sotto le ascelle
so cosa provi so come sono
ti sembrano belle ma sinceramente non ho più tempo per queste modelle
le chiamano
donne moderne donne moderne
coi soldi in tasca e un coltello nascosto sotto le ascelle
so cosa provi so come sono
ti sembrano belle ma sinceramente non ho più tempo per queste modelle
le chiamano
donne moderne

Ed altri spunti vengono da un altro sito segnalatoci,  dove le stesse donne commentano:
“Oggi le ragazze non si vantano per aver trovato un bravo ragazzo,al contrario si vantano di aver sco.pato un fighetto qualsiasi che si crede tale solo perchè trecento di loro gli sbavano dietro senza un valido motivo…..”
“Ormai le 16enni fanno sesso nei bagni nelle discoteche e a 14 anni si limitano a ‘lavori manuali’ (ovviamente sempre nelle discoteche o nel bagno della scuola)..e lo so perchè,ahimè una 17enne sono..quindi ci vivo praticamente,proprio perchè tutte ne parlano..sentono il bisogno di dire in giro che sono delle bagasce. Quindi per rispondere,si è considerato un vanto dalle oche/bagascette essersi fatta scopàre da mezza scuola!”
In pratica la donna moderna sarebbe pure lei messa non benissimo:
  • Zuccona e poco intelligente
  • Modaiola e superficiale
  • Arrivista
  • Priva di istinti familiari, incapace di occuparsi dei figli, di  gestire la casa e la famiglia
  • Sessualmente promiscua e senza rispetto per il proprio corpo, impudica
  • Priva di grazia, dolcezza e femminilità autentica; sboccata e volgare

E a questo aggiungerei il dato personale giuntomi di prima mano da ragazzine delle superiori e da un professore di liceo, secondo cui mentre in classe  i maschietti giocano con gli iphone le ragazze si pettinano e si truccano  e aggiornano i loro profili facebook

Pare che la colpa dello status attuale della figura femminile sia da ascrivere ad un processo di emancipazione troppo sommario, che non ha tenuto conto delle dovute peculiarità della donna nei confronti dell’uomo.

O meglio ne avrebbe tenuto conto, secondo alcuni, solo per avvantaggiarsene. Tipo le cosiddette “quote rosa”  riservate alle donne in alcuni ambienti, le agevolazioni per le imprenditrici… o più banalmente gli ingressi omaggio nei locali per le stesse donne.

Alcuni accusano di questo le “femministe”, viste da essi come delle lesbicone che hanno l’uomo in odio, e pare addirittura che esistano svariati  gruppi che sostengano la “questione maschile”. Eccovi il riassunto del manifesto di uno di questi gruppi:

“Per questione maschile si vuole intendere la posizione di sacrificio e subordinazione a cui è sottoposto il mondo maschile sul piano politico – e, quindi, legislativo e giuridico – allo scopo di agevolare, sostenere, tutelare e promuovere il mondo femminile nel contesto sociale.”

Insomma la  zuccona, senza cervello,  deresponsabilizzata, volgare e senza femminilità si incrocia con il mammobamboccione, calcio-e-vagina-dipendente…

Godzilla si accoppia con King Kong.

E se già i due mostri fanno paura, si attende con trepidante raccapriccio  la natura della loro prole!

Se sei una donna puoi rispondere al sondaggio qui sotto:

L’italiano “medio”… Medio? No, no… altro che medio: proprio mediocre!

21 Feb
Sono reduce dall’influenza. Un’unica giornata ma  intensa, trascorsa a letto con 39 gradi di febbre e le vertigini, e  a seguire uno strascico lievemente depressivo quale eredità del morbo.

E’ abbastanza frequente avere dei sintomi depressivi legati a fenomeni influenzali, che passano di norma dopo poco tempo. Ma prima che essi svaniscano completamente voglio avvalermi di quest’avversione che sento verso una buona fetta del genere umano per scrivere quest’ articoletto che covavo da un pochino. E l’avversione di cui sopra, si indirizza soprattutto contro l’essere umano di sesso maschile. Eterosessuale. E Italiano.

Pescando sul web notizie circa  le caratteristiche peculiari del maschio eterosessuale “medio” italiano ho potuto compilare la lista degli interessi preminenti della sua esistenza. Eccovi l’ elenco dei  maggiori impieghi  di tempo ed energie del soggetto in questione:

  •  Calcio
  •  Motori
  •  Sesso (promiscuo, nonché quale assiduo utente di pornografia)
  •  Playstation
  •  Tecnologia  (“i giocattoli per adulti”:  supercellulari, televisori iperfighi, pc  portatili con lo schermo touch)
  • Vanità varie (palestra per i muscoli, e griffe per evidenziarli e autoimprimersi un   marchio mandriano)
  • Chat, Virtualità e Vetrine autocelebrative (facebook etc…). Le relazioni sono  schermate, distaccate e controllate; si mostra e diffonde solo ciò che si vuole,  quello che faccia apparire più fighi; si scrive solo dopo aver “corretto”.
  • Film di Fantascienza o Comicità banale  (più sul trash  che sul satirico): ovvero pellicole del disimpegno assoluto e dell’evasione dalla realtà
  • Alcool  (ma anche Fumo…ed altre Dipendenze)
  • Praticare la politica del minimo sforzo e del minimo impegno (nel lavoro,   circa la vita intellettuale, riguardo la partecipazione sociale e politica),  ispirandosi a modelli truffaldini di furbastri (spuntare il prezzo migliore su  eBay per lo scintillante fregio da moto, truffare il fisco, reperire  raccomandazioni)
 Naturalmente si tratta di esasperazioni volute. Beh, esagerazioni forse sì… ma fino a che punto davvero “esasperate” ?
Come dovrebbe invece essere l’individuo modello? Basterebbe quasi ribaltare il calco descritto qui sopra:
  • Non buttare il proprio tempo in divertimenti appaganti nell’immediato ma affossanti sul medio e lungo termine. In pratica imparare a differire nel tempo il piacere.
  • Vivere le relazioni umane, di amicizia ed amore, con maggior pienezza e maturità.
  • Avere una visione “propria” e personale delle cose e della realtà.
  • Essere “istruiti” e “colti”.
  • Capire che l’impegno ripaga, la furbizia e la menzogna spesso ci tornano indietro sul grugno come un boomerang.
  • Fuggire il troppo basso e il troppo mediocre.
  • Sviluppare alcune tra le forme multiple di intelligenza descritte ad esempio da Howard Gardner : cognitiva, emotiva, spaziale, musicale, cinestetica,…
  • Essere aperti agli altri, prestare aiuto, dare…
  • Coltivare i valori umani…
 Inutile dire che ai Burattinai fa molto comodo avere individui forgiati in serie con lo “stampino” del prototipo di subumani calcio-e-vagina-dipendenti: costoro difatti non si ribellano, non costituiscono un pericolo per lo status delle cose, si accontentano di sopravvivere, consumano ciecamente, non fanno rivoluzioni, si fanno addomesticare facilmente!
L’essere umano più evoluto, invece, dovrebbe essere frutto di un percorso di formazione e istruzione che parta dal bambino. Quindi occorrerebbe che ciascuno sin da piccolo potesse disporre di saggi docenti. E se proprio non ci si ritiene genitori in grado di sopperire a tale compito, almeno si reperisca chi sia in grado di svolgerlo al proprio posto. Mentori, guide sagge e precettori. E il cerchio sembra chiudersi tornando al punto di partenza: evitare di procreare se non si può dare alla propria creatura tutto ciò di cui ha bisogno per “vivere” e non solo “sopravvivere”….
Ora che ci penso, ai Burattinai preme questo: farci sopravvivere anziché vivere un’esistenza piena
Qui sotto un sondaggio:  rispondi solo se sei italiano, con la M sulla carta di identità alla voce “sesso”, ed eterosessuale!

Una nuova ricetta per servire le cotiche? No: quella per lo Scopo della Vita!

24 Nov

Il  Progetto di Vita

Le statistiche rivelano che la stragrande maggioranza delle persone non conosca il proprio scopo di vita. Alcuni citano il 75% della gente, altri arrivano al 93%! Si tratta comunque di tantissime persone che conducono la vita “alla cieca” e naturalmente questo nonsenso va a vantaggio di chiunque sia interessato a controllare le masse, individui che non avendo uno scopo non si lamenteranno quando qualcuno cercherà di indirizzarli manipolandoli. Diverso sarebbe il caso se tutti avessero un proprio  progetto di vita, poiché  essere eterodiretti non sarebbe più per essi tollerabile. E i Poteri  Economici non potrebbero  sfruttare questa enorme falla aperta nel fianco dell’umanità intera. Va da sé che non siano pubblicizzati né resi accessibili a tutti gli strumenti per la realizzazione autentica del proprio sé. Non giova ai Poteri Economici farlo, se non per i ricavi del business editoriale derivante da opere divulgative di limitato valore, o indirizzate solamente al miglioramento dell’operatività lavorativa.

Gli step fondamentali di un programma  di realizzazione del proprio progetto di vita sono i seguenti:

  • Individuare il proprio progetto di vita.
  • Suddividerlo in attività operative da compiere.

In questo articolo ci occuperemo del primo punto.

Individuare il proprio progetto di vita

Un progetto di vita consiste nell’individuare i ruoli che si desidera ricoprire nei campi fondamentali dell’esistenza.  Ecco l’elenco dei campi principali della vita su cui concentrarsi:

  • Professionale e Finanziario
  • Famiglia ed Affetti
  • Fisico  e Salutistico
  • Piacere e Divertimento
  • Crescita Personale e Spirituale
  • Contributo al mondo– Vuoi avere degli obiettivi che contribuiscano a rendere il mondo un posto migliore? Inquadrare gli obiettivi in un “progetto” più ampio ed universale contribuisce a fornire maggiore motivazione verso il loro raggiungimento. E’ quasi sempre possibile inquadrare gli obiettivi in un’ottica più universale!

Esempi di ruoli? Essere un padre di famiglia. Un avvocato. Qualcuno che segue corsi di danza. Il membro di una comitiva appassionata di viaggi.

Quanti ruoli abbiamo enunciato qui sopra?  4?

No, i ruoli sono cinque. Perché padre di famiglia implica quasi sempre anche il ruolo di marito. Quindi i ruoli che racchiude sono due: marito e papà.

Possono individuarsi circa 7 ruoli per ciascuno di noi. Anche se ovviamente il numero è solo indicativo. E potrebbe variare da 3 a 10. Numeri molto diversi sono più difficili.

Vanno selezionati ruoli che siano nostri. Senza tenere conto di quello che gli altri si aspettano da noi. Se non ci si pone “obiettivi realmente propri” non si sarà sufficientemente motivati a raggiungerli.

Domande da porsi, e di cui analizzare le risposte, per identificare con maggior chiarezza i ruoli da interpretare nella propria vita. Sarebbe meglio farlo in un posto tranquillo, senza distrazioni, in uno stato meditativo vicino al peak state (quello stato in cui si procede compleamente assorti senza accorgersi del tempo che passa):

  1. Pensando a tutto ciò che hai fatto, cosa ti ha reso orgoglioso di te finora nella tua vita?
  2. Fa’ una lista delle cose che fai perchè ti piace farle o per puro divertimento: le tue “passioni”.  Includendo: parti del tuo lavoro che ti piacciono realmente,  le cose che fai per volontariato, sport, arti, letture…
  3. Immagina di essere un multimilionario senza problemi di denaro: come spenderesti il tuo tempo? Compila una lista. Puoi aggiungere all’elenco anche cose che non fai attualmente e non hai mai fatto in precedenza, ma vorresti fare. Può aiutarti per la compilazione della lista le domande: “di cosa mi piace parlare?” oppure “cosa farei gratis?”. E se, a parità di condizioni economiche attuali, ti fosse consentito  di scegliere altre occupazioni, quali preferiresti?
  4. Cosa “noti” abitualmente? Un venditore nota un’occasione vantaggiosa, un parucchiere nota  che i capelli di qualcuno sono fuori posto, un oratore nota un discorso poco ispirato. Cosa noti? Cosa ti infastidisce?
  5. Scrivi una lista delle persone e dei personaggi che ammiri accompagnandoli coi motivi per cui li ammiri! Persone che conosci o meno:  familiari, amici, autori, artisti, leader, personaggi storici, etc. Quali le loro qualità che maggiormente ti ispirano?
  6. Fa’ una lista dei tuoi talenti naturali, abilità, capacità, ”doni”. Amore per l’apprendimento, leadership,  creatività, curiosità, mentalità aperta, saggezza, perseveranza, onestà,  generosità, intelligenza sociale, un occhio per il dettaglio, un gran senso dell’umorismo, abilità matematiche, la capacità di essere coraggioso e sprezzante del pericolo, di rapportarti empaticamente con la gente, di occuparti dei bambini, la musica, capacità organizzative, talento nella recitazione, pittura…
  7. Chiediti: “Chi sono io?”. Fa’ una lista degli attributi che sembrano descriverti da quando sei un bambino, delle costanti che ti accompagnano da sempre. Cosa sognavi da bambino? E i giochi che facevi?  Cosa ne pensi ora?
  8. Quali i tuoi hobby che si sono avvicendati negli anni? Cosa hanno in comune?
  9. Cosa ti fa piangere di gioia, ti commuove, ti fa salire le lacrime agli occhi, o semplicemente  ti mette un sorriso sul viso?
  10. Quali sono  le cose più importanti che hai imparato nella tua vita, finora?
  11. Considerati  i tuoi talenti, le tue passioni e i  tuoi valori, come potresti avvalertene per servire, aiutare o contribuire  (giovando a persone, credenze, cause, organizzazioni, ambiente, pianeta, etc)

Mettendo insieme le costanti di queste risposte, analizzando fino ad esserne soddisfatti, identifichiamo i 7 ruoli da interpretare nella nostra vita. Quando fermarsi? Ecco la regola: scoperto “il proposito della vita” esso deve emozionarci e toccarci profondamente! Si dovrebbe avere la sensazione di aver scoperto un tesoro!  Solo sentendo vera emozione saremo sicuri di aver completato l’opera.  Qualcuno parla di commozione, addirittura…

Una volta pianificato il progetto, è necessario eseguirlo per realizzarlo. E un feedback continuo permetterà di aggiustare il tiro, riformulare e… andare avanti fino al conseguimento finale!

Per interpretare al meglio ciascun ruolo  vanno definiti degli obiettivi. Circa 3 per ruolo.  Ogni obiettivo è scomposto in attività operative. Di tutto questo si parlerà in un prossimo articolo.

Steve Jobs è morto… iPhone, iPod ed iPad no!

13 Ott

Conoscete la differenza tra iPod, iPad e iPhone? E la “i” che fa da prefisso ai nomi di questi tre prodotti della Apple cosa significa?

Parleremo in questo articolo della figura molto discussa di Steve Jobs, morto negli scorsi giorni a 56 anni per un tumore.

Jobs fondò la Apple a 20 anni nel garage dei genitori, con l’ amico Wozniak . Quando Jobs compì 30 anni, la Apple  si era molto ingrandita, aveva avuto successo, lanciato il Macintosh e fu allora che… Jobs venne fatto fuori dall’azienda. Licenziato dalla società che egli stesso aveva fondato! Nei 5 anni seguenti si occupò di due altre società: la NeXT e la Pixar. Poi la Apple comprò la NeXT, e Jobs tornò alle redini della sua Mela, conducendola al primato di prima azienda nell’IT per fatturato  (2010), davanti anche alla Microsoft (Anche se … è vero, i Mac stanno andando sempre meglio e le vendite non sono mai state così alte, ma dai dati emersi dall’ultima conferenza Apple emerge che il 70% del fatturato arriva dalle vendite di iPhone, iPod ed iPad e da iTunes. Ovvero è  il mobile a farla da padrone).

Jobs è da molti venerato come un genio ed un visionario!

Altri invece lo ritengono uno squalo senza scrupoli, capitalista della peggior risma!

Per me una cosa non esclude l’altra: è sia un genio visionario che un capitalista manipolatore di masse!

 

Jobs –  Genio visionario!

Il celeberrimo discorso tenuto da Steve Jobs all’università di Stanford è, a tratti, quasi toccante, e ricco di spunti di vita. La lezione di una persona che partendo dal nulla, o quasi, ce l’ha fatta …

  • “Sono abbastanza sicuro che niente di tutto questo mi sarebbe accaduto se non fossi stato licenziato dalla Apple. Fu una medicina con un saporaccio, ma presumo che ‘il paziente’ ne avesse bisogno. Ogni tanto la vita vi colpisce sulla testa con un mattone. Non perdete la fiducia, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha aiutato ad andare avanti sia stato l’amore per ciò che facevo. Dovete trovare le vostre passioni, e questo è vero tanto per il/la vostro/a findanzato/a che per il vostro lavoro. Il vostro lavoro occuperà una parte rilevante delle vostre vite, e l’unico modo per esserne davvero soddisfatti sarà fare un gran bel lavoro. E l’unico modo di fare un gran bel lavoro è amare quello che fate. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, non fermatevi, come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo trovato non appena ce l’avrete davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continuate a cercare finché non lo trovate. Non accontentatevi.”
  •       “Quando avevo diciassette anni, ho letto una citazione che recitava: ‘Se vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, prima o poi lo sarà veramente’. Mi fece una gran impressione, e da quel momento, per i successivi trentatrè anni, mi sono guardato allo specchio ogni giorno e mi sono chiesto: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni volta che la risposta era “No” per troppi giorni consecutivi, sapevo di dover cambiare qualcosa.”
  •  “Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun’altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi, che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore. E, ancora più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione: loro vi guideranno in qualche modo nel conoscere cosa veramente vorrete diventare. Tutto il resto è secondario.”
  • “…nel cominciare una nuova avventura, auguro questo a voi. Siate affamati. Siate folli.”

Il discorso è interessante per gli spunti che offre:

  • Nella vita tanto più uno si fortifica quante più sono le porte in faccia che riceve, e le avversità che si trova ad affrontare. Perché? Semplicemente perché ricevendo una porta in faccia, ci si chiede come mai è successo, cosa dobbiamo modificare per “riuscire” dove abbiamo invece fallito e, se si è dotati di spirito autocritico, una porta in faccia dovrebbe essere vissuta come occasione di crescita e miglioramento, e non (solo ) come fallimento. Io difatti quando ne becco una, mi chiedo il motivo di ciò che è accaduto … cosa è andato storto, cosa ho sbagliato nella strategia, nei tempi, o nelle parole …  E così elaboro strategie nuove, mi evolvo e  divento più forte per la prossima volta! Ciò che non uccide fortifica, questo è il senso …
  • L’altro spunto interessante è il passaggio in cui Jobs sottolinea che, nella vita, TU devi trovare un obiettivo! In un altro articolo cercherò di evidenziare i punti essenziali del processo attraverso il quale ciascuno può (anzi deve!) trovare il proprio “scopo nella  vita”, parlerò di come sia fallimentare non farlo e di come ottimizzare il processo di conseguimento degli obiettivi!  Vivere la vita di qualcun altro, ovvero la vita che i vari “ruoli” che rivestiamo sembrano imporci,  accontentarci, sprecare tempo, conducono inevitabilmente  alla sconfitta. Bisogna essere “affamati”, ovvero famelici e spietati come bestie feroci ossessionate dal sangue, in questa ricerca! E non fermarsi mai, muovendo anche solo un piccolo passettino ogni  giorno, che ci avvicini al nostro obiettivo finale. Bisogna agire costantemente! Bisogna essere “folli” nel senso di provare a battere strade nuove… E “strada nuova” può anche significare ripercorrerne una già battuta con delle piccole modifiche, sostanziali e decisive. Del resto l’iPod non è altro che un lettore mp3 con … più design e maggior qualità!

Jobs –  Squalo capitalista, spietato,  manipolatore di masse!

Steve Jobs dicevamo  è una figura molto, moltissimo, controversa…. 

Pare sia stato uno spietato capitalista, “Jobs era uno squalo (come Gates d’altronde). Ha fregato a Wozniak la genialità [fu quest’ultimo a progettare l’Apple1], ha quasi fregato alla Xerox il concetto di sistema a finestre (lo ha comprato per un soldo di cacio da quelli che volevano solo fare fotocopiatrici***), ha riconfezionato BSD (che è Open) e ha pure sfruttato la creduloneria di molti sviluppatori che hanno contribuito ad OpenDarwin (la versione Open di OSX) che poi, una volta maturo, ha chiuso (chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto, alla faccia di molti).Volgiamo paragonare lui a Linus Torvalds* o a Richard Stallmann**, entrambi vivi, ma idealisti e forse per questo meno ricchi?”

E sempre su Steve Jobs, visto come squalo spietato, c’è chi dice che la sua Apple (Mela)  sia in verità una MELA …  MARCIA:  “La Apple (quella di Steve Jobs) utilizza Coltan per la produzione dei suoi prodotti un minerale più stabile del quarzo ma anche un minerale che in Congo crea guerre e sfruttamento del lavoro minorile in condizioni disumane. Alcune parti dei prodotti Apple arrivano da quella Foxconn, compagnia cinese che costringe i suoi lavoratori a condizioni disumane registrando negli ultimi anni un numero di suicidi elevatissimo (per questo la Apple si è guadagnata la denuncia di ben 36 ONG cinesi). Dai rapporti di Greenpeace, che periodicamente mette i colossi dell’elettronica a confronto,  Apple risulta l’azienda meno attenta all’impatto ambientale e sinora non ha risposto con alcuna azione concreta per migliorare il proprio indice, a differenza di altri colossi dell’IT mondiale. Acquistare è come votare e supportare, chi lo fa o è un ignorante o una persona senza sensibilità e morale. Steve Job non è un genio e ben che meno un benefattore. Oggi è morto lui ma quante vite sono state portate via con la produzione dei prodotti Apple. La propaganda informativa queste cose non le ha dette.”

Per gli interessati alla sua politica strategica,  ho inserito un interessante decalogo, in calce al post:  Appendice  –  I dieci comandamenti di Steve Jobs

E veniamo all’altro punto, forse ancor più “forte”. Jobs oltre ad essere uno spietato capitalista era un comunicatore persuasivo e manipolatore di  masse tanto da diventare il capo di una “religione laica” con seguaci nel mondo intero diffondendo  “l’iPod,  iPhone, iPad,  oltre che la nuova gamma dei computer iMac. Il logo della mela è diventato un catalizzatore di emozioni positive, uno status symbol.  In ciascuno dei settori dove ha sfondato,  Jobs non ha inventato prodotti genuinamente nuovi: prima di lui esistevano il pc, lo smart-phone, i lettori digitali di musica mp3 nonché i tablet per leggere e-book e giornali come il Kindle. In ciascuno di questi settori però lui ha imposto dei trend, delle trasformazioni profonde nel modo di navigare Internet, ascoltare musica o leggere i giornali. Ha rivoluzionato anche l’esperienza commerciale inventando gli Apple Store, luoghi di ritrovo che oggi segnano l’omogeneizzazione di una cultura globale da San Francisco a Pechino.”

Ovvero Jobs sarebbe l’uomo delle  finte rivoluzioni. Ecco una recensione fatta a Gennaio 2010 appena venne lanciato l’iPad: “Poche ore fa Steve Jobs ha lanciato il nuovo e rivoluzionario mezzo: l’iPad. A parte il nome, che sembra una brutta storpiatura dell’iPod, non è niente di nuovo: come al solito. Come sempre Jobs è bravo nel far apparire come qualcosa di eccezionale e mai visto prima qualcosa che in realtà esiste già. Solo che riesce a confezionare il tutto in una cornice di aspettativa favolosa. Aggiunge poi un design accattivante ed ecco pronto un nuovo prodotto per gli appassionati dell’Apple. “

Pare che tra i pregi dei prodotti Apple vi siano la qualità, la sicurezza e la stabilità. Tra i difetti? Il costo elevato e la politica di ‘chiusura’ della casa. E secondo Paul Hochman, esperto di tecnologia della NBC, la scelta di un sistema “chiuso” la porterà nel breve periodo al fallimento. Secondo Hochman, i sistemi chiusi sono storicamente destinati a estinguersi, tanto in biologia come nel settore hi-tech ed auto (Se infatti General Motors è fallita proprio a causa della sua politica di “chiusura”, Ford, che adotta soluzioni più aperte, è viva e vegeta e i risultati sono sotto gli occhi di tutti ). Cosa si intende per ‘chiusura’?  Ad esempio l’ impossibilità di utilizzare incondizionatamente uno strumento basilare come il bluetooth e le porte usb in dispositivi mobili come iphone, ipod, ipad…. E ancora ‘chiusura’ è quella sorta di selezione delle Apps che vengono pubblicate o meno sullo Store.  E ancora, le limitazioni verso la tecnologia Flash, pur  rappresentando questa il 75% dei video totali presenti sul web. Questa politica  a volte sembra più una vera censura o una strategia monopolistica di marketing che una questione di cura alla stabilità di sistema e di sicurezza, caratteristiche che la Apple dice di voler tutelare con questa politica!

Insomma senza inventare nulla o quasi, Jobs è riuscito a indurre ed alimentare nel mondo nuovi bisogni, ed ha fatto germogliare rigogliosa, e fertilizzato a dovere, una cospicua quota di quella nuova dipendenza, detta da Tecnologia, che oggigiorno avviluppa sempre più persone .

E dunque più che un “genio assoluto” sarebbe principalmente un … “genio del marketing”, che sa vendere a prescindere da cosa vende e quali valori vende! Forse  le frasi che riassumono meglio  il concetto sono le seguenti :  “ha creato dei nuovi bisogni come l’Ipad per spingere al  consumismo inutile, ha messo degli spywares negli IPhone, ha ucciso la musica attraverso Itunes e l’Ipod !!! ha creato […] il rincoglionimento di tutta una generazione !”, “Steve Jobs è stato uno che ha saputo vendere a 600 euro un arnese che ne costa 10 alla produzione……”

In effetti guardando in giro, per strada e nella metropolitana, i giovani con le orecchie tappate dagli auricolari dell’iPod  viene da pensare che – a parte la qualità probabilmente superiore  –   il prodotto dell’Apple abbia attecchito così tanto per merito del marketing pubblicitario, generando una schiera di adepti chiusi al mondo (come il prodotto Apple!), disinteressati all’interazione umana che potrebbe svolgersi nei luoghi pubblici, dove invece preferiscono occuparsi dello schermo touch dell’iPod o dell’iPhone!  E poi penso: sì, è vero, l’iPod si sentirà pure meglio di un lettore di altra marca, ma sulla metropolitana, nell’autobus o per strada – ovvero nei luoghi di maggior impiego – a che serve maggior qualità audio se poi  il suono ci arriva mescolato con rumori di qualunque tipo?

Qualcuno cinicamente vede la scomparsa del guru di Apple come “l’ultima grande campagna promozionale di Apple”, ed io stamani in edicola ho notato distese e distese di riviste dedicare le loro copertine a Steve Jobs, e tra di esse ho visto far capolino vari libercoli biografici … Ed ho ricordato le accuse mosse da più parti a Steve Jobs di aver sfruttato il suo tumore, quando tempo fa sembrava vinta pure quella sfida,  per finalità mediatiche e di marketing … Ed anche io, con la scusa di scrivere questo post, ho acquistato una rivista che gli tributava un articolone “centrale”. La rivista si chiama Wired e l’ho comprata anche per vedere di cosa si occupasse nelle sue pagine. Non l’avevo mai fatto prima perché il nome, Wired, non mi piace e credevo trattasse solo di tecnologia “pratica”, tipo la descrizione accurata dell’ultimo modello di cellulare, di notebook e così via. Invece no. E’ anche tanto altro. E vorrei concludere l’articolo con le belle parole che campeggiano sulla copertina che celebra Jobs: “Ha trasformato vita, tecnologia e consumi degli ultimi 30 anni. Così bravo a vendere le sue visioni che quando pronuncia la parola Business tutti sentono la parola Amore” .

Torniamo,  per chiudere, al punto da cui eravamo partiti e vediamo quali siano i “miracoli” di Jobs:

  1. iPod: L’iPod è un lettore di musica digitale. L’iPod, contrariamente ad altri lettori MP3, non permette di operare direttamente sui file al suo interno; si può sincronizzare con il computer attraverso il software iTunes, sviluppato dalla stessa Apple, tramite il quale si possono effettuare acquisti nel negozio di musica digitale online di Apple, iTunes Store.
  2. iPad: L’iPad è un tablet computer (computer portatile a tavoletta con touch screen) prodotto da Apple in grado di riprodurre contenuti multimediali e di navigare su Internet.
  3. iPhone: iPhone è il nome di una famiglia di smartphone (cellulari) con funzioni multimediali prodotti da Apple.

E quella dannata “i” che fa da prefisso a tutti ‘sti nomi? Eccovi la spiegazione. La “i” starebbe per  IO (in inglese)  quindi  IMAC  significa “io sono il mac “….  Ma la “i” in realtà è stata studiata apposta per prestarsi alla multi-interpretazione… Internet, Innovazione, Interattività, Io (sono)…

Note:

(*) e  (**)   Torvalds è colui che ha iniziato lo sviluppo del kernel Linux. Il sistema operativo GNU/Linux, ottenuto unendo Linux con il sistema GNU, creato da Richard Stallman, è entrato nella storia come valida alternativa ai sistemi operativi commerciali a licenza chiusa (come per esempio Microsoft Windows, Mac OS X, Unix)

(*** )  ”…  il mouse e l’interfaccia grafica (che gli vengono spesso attribuite come invenzioni) le ha “prese” dalla Xerox e in particolare dal Xerox Star. Anche qui ha saputo venderle meglio e nel momento giusto, confermandosi più un abile nel marketing piuttosto che un vero innovatore. Nulla toglie all’intuito e alle capacità comunicative degne di un leader, ma non direi un ‘innovatore’ : se innovazione causata da lui c’è stata, direi che lo è stata come effetto collaterale (anche, se vogliamo, necessario) di capacità di marketing e leadership”

Riferimenti:

Appendice  –  I dieci comandamenti di Steve Jobs:

I 10 comandamenti, ovvero  i principi su cui Jobs ha costruito il successo di Apple, la prima azienda tecnologica del mondo.

  1. Cerca la perfezione. Jobs ama i dettagli. La notte prima del lancio dell’iPod, lo staff di Apple lavorò fino al mattino per sostituire il jack delle cuffie, il cui click nell’inserimento non piaceva a Jobs.
  2. Contatta gli esperti. Jobs assunse l’architetto Ieoh Ming Pel per disegnare il logo di NeXT e reclutò nel consiglio di amministrazione di Apple il CEO di GapMickey Millar, prima del lancio della catena di negozi di vendita diretta.
  3. Sii spietato. Jobs è orgoglioso sia dei prodotti che ha ucciso che di quelli che ha rilasciato. Lavorò molto su un clone del Palm Pilot, per poi abbandonarlo quando si rese conto che i cellulari avrebbero eclissato i palmari. E questo liberò il team di progettazione che passò allo sviluppo dell’iPod.
  4. Evita i gruppi di discussione (Focus Group). Jobs ha detto: “Le persone non sanno cosa vogliono fino a che non glielo metti davanti”. Così impersona la parte di un gruppo di discussione di una sola persona, si porta a casa il prototipo di un prodotto e lo testa per mesi.
  5. Non smettere mai di studiare. Quando vennero disegnate le prime brochure di Apple, Jobs studiò a lungo quelle della Sony, l’uso dei font, il layout e persino il peso della carta. Durante il design del case del primo iMac, Jobs passo molto tempo nel parcheggio dell’azienda a studiare le carrozzerie delle auto italiane e tedesche.
  6. Semplifica. La filosofia di Design di Jobs è all’insegna della continua semplificazione. Ordinò ai progettisti dell’iPod di eliminare ogni tasto fisco compreso quello dell’accensione. I designers si lamentarono ed alla fine svilupparono la rotellina di scorrimento ad icone.
  7. Conserva i tuoi segreti. Nessuno in Apple parla, ognuno sa solo quello che deve sapere. Il lavoro è suddiviso in celle distinte. La segretezza permette a Jobs di creare hype e morboso interesse per le sue presentazioni.
  8. Usa gruppi di lavoro piccoli. Il team originale del Mac era di cento persone. Non uno di più, nè uno di meno. Se il centounesimo veniva assunto, allora qualcuno doveva abbandonare il team. Jobs è convinto che può ricordare il nome di battesimo di massimo cento persone.
  9. Usa più la carota del bastone. Jobs fa paura, ma il suo carisma è un potente motivatore. Il suo entusiasmo fu la ragione per cui il team Mac lavorò per 3 anni 90 ore la settimana per fare del Mac qualcosa di grande.
  10. Prototipizza all’estremo. Qualsiasi cosa che Jobs fa è prototipato all’ennesima potenza. L’hardware, il software ed anche i negozi di vendita diretta. Architetti e designers lavorarono un anno ad un prototipo di negozio Apple in un edificio nei quartieri generali di Apple per vedersi il progetto stracciato da Jobs e costretti a ricominciare da capo.

ESPERIENZE DI SINISTRA (Marxismo a San Lorenzo e “Tomboy” al “Sacher”)

10 Ott

Che dire … Questo week end di tempo incerto mi ha spinto a bighellonare in giro per Roma, causa noia!

E così sabato pomeriggio, dopo pranzo, sono uscito col mio amico egiziano,  che – ad un tratto – riceve la telefonata di una ragazza incontrata per strada mesi fa, appena prima dell’estate. Una certa Francesca. Per telefono lei lo invita a presenziare ad una non-meglio-specificata conferenza in una associazione non-meglio-definita di San Lorenzo. Di lei il mio amico ha solo saputo dirmi che “Aiuta i bambini con i problemi: indiani, filippini …”. E quelli arabi?, gli ho chiesto io … E lui, con un certo orgoglio: “No, arabi no!”. Quasi volesse intendere che dei bambini arabi si occupano gli arabi, e non gli serve la carità di nessuno!

Da Termini arriviamo a piedi in pochi minuti all’indirizzo comunicatoci. E, anche se non avevo dubbi, il posto in cui la donna alla porta ci spinge ad entrare è un’associazione di sinistra. Estrema direi. San Lorenzo non è un

quartiere che ami, poiché per me rappresenta il fallimento esistenziale, il vino a basso costo, le canne rollate e fumate nei pubbacci, gli studenti squattrinati, la trascuratezza del background e i vestiti sinistroidi… Difatti è la prima volta che ci metto piede da almeno quattro anni …

Comunque confesso di  non avere preclusioni di sorta. Potrei andare in associazioni di destra o di sinistra quasi indifferentemente, tanto poco mi interessano  la politica e i suoi burattini … I burattinai, quelli sì che mi interessano, ma i burattini no, o meglio mi interessano meno … In fondo c’è sempre qualcosa da imparare, da tutti e in qualunque luogo,  e il marxista che teneva banco in quella sala sotterranea, parlando ad una quarantina di persone, dopotutto  dibatteva di argomenti che mi interessavano, ovvero il “capitalismo”, il “lavoro alienato”  e i vari annessi e connessi.  A sentir lui, il capitalismo starebbe per celebrare il suo funerale, lasciando il posto al sogno “socialista” di un mondo di maggiore uguaglianza civile. E sarebbe il momento giusto, questo,  poiché il capitalismo un merito ce l’ha, ed è di aver sviluppato la tecnologia permettendo al sogno di equità di realizzarsi con maggior rapidità. Al termine della conferenza, Francesca, ha detto a me ed al mio amico egiziano:  “Pensate, oggi ci vogliono 9 secondi” – o ha  detto 9 minuti? – “ per costruire un’automobile … Immaginate quando chiunque potrà beneficiarne ed averne una …” Ma io trovo profondamente ingiusto che chiunque abbia tutto indipendentemente dall’impegno, che siamo tutti uguali ed alla pari, o ancor peggio quello che sostengono loro: “Ciascuno produca per quello che può e riceva in base alle proprie necessità!”  Ovvero?  Una persona più in gamba delle altre dovrà lavorare più di tutti per dare denaro alla coppia che  non ha voluto usare il preservativo e si ritrova con quattro o cinque pargoli da tirare su?!”  Mah! Come dire che, in un branco, i cani  sono tutti uguali e non esiste un capobranco! Che idee innaturali hanno! In ogni caso mi sono ad un tratto reso conto di non riuscire ad arginare questa Francesca. Eravamo fuori dalla sede del  partito, dopo la conferenza, su un marciapiedi di San Lorenzo, e lei continuava infervorata a parlare della sua ideologia senza permettermi di intervenire … E fu solo dopo svariati tentativi falliti che potei chiederle: “Sì, tu dici che è tutto così scientifico e logico, ma come mai la gente non lo ha ancora capito? Eppure sono teorie che circolano dall’Ottocento. Perché la gente non le ha ancora accettate?” E lei a questo punto ha iniziato a parlare con tono e argomentazioni tali da farmi provare la sensazione di aver di fronte l’adepto di qualche religione o setta: “Marx l’aveva prevista una fase simile …” , “Ma presto il proletariato capirà … e i proletari di tutto il mondo si uniranno … E’ inevitabile!…” , e così via.  E quel riferirsi, sia lei che il marxista del comizio, di continuo ai bambini che muoiono di fame nel mondo? Quasi i bambini fossero più importanti degli adulti, che invece sono degli esseri umani forse più compiuti e completi, hanno portato avanti un percorso di crescita ed evoluzione,  hanno sofferto e si sono impegnati magari fallendo miseramente per colpe non completamente loro … E comunque questo richiamarsi emotivamente ai bambini, mi sa di loschetto anzichenò!

Ad un tratto a Francesca si è poi approcciato un rimorchione, un musicista che quella sera avrebbe tenuto un concerto gratuito in un localetto tipico del quartiere, di quelli in cui c’è puzza di vino e di fumo di canna. E l’ha invitata al concerto.  Ma lei: “Sì, ma ti dico subito che sono contraria alle droghe e all’alcol! Noi siamo per la scientificità e la razionalità e queste sostanze non ti fanno pensare razionalmente …”  Ehm… Karl Popper ha criticato proprio questa veste scientifica del marxismo. Ne  “La società aperta e i suoi nemici. Hegel e Marx falsi profeti”, Popper critica la presunta scientificità del marxismo: Marx ed Engels, sovrapponendo ingannevolmente un corso finalistico alle maglie del corso causale degli eventi, e atteggiandosi così a falsi profeti, hanno ignorato la distinzione tra fatti e valori, tra cause e fini etici. Ovvero  a differenza del socialismo utopistico, il quale contrappone l’ideale alla realtà, il marxismo pretende di essere una “descrizione” oggettiva e moralmente indifferente del modo in cui procederebbe lo sviluppo della storia. Al tempo stesso, però, questo sviluppo storico sarebbe chiamato a produrre un fine, a realizzare un valore, ossia la società «dei liberi e degli uguali». Ed è così che il marxismo pretende di dedurre da un’analisi scientifica, basata su un’evoluzione necessaria delle cose, una condizione finale che esso stesso prospetta come un salto dal “regno della necessità” in quello “della libertà“.

Un ultimo appunto a questo club di sinistra. Ma perché cercate di portare nelle vostre sedi immigrati di ogni nazionalità, che capiscono a stento la lingua, e che poi abbandonano le vostre conferenze dopo due o tre minuti? Così è successo difatti alla lezione del marxista. Due rumeni  e due cittadini del Bangladesh si sono immediatamente resi conto che non capivano un acca  di quello che l’oratore diceva, a causa anche del lessico non da-strada, ed avevano tagliato la corda quasi appena arrivati.  E mentre andavano via, io immaginavo Francesca in giro per Termini, a caccia di stranieri. Li invitava in questo posto di eguaglianza ed amore, senza specificare troppe altre cose, e forse con sorrisi ammiccanti lasciava loro presagire qualche possibilità pure di … rimorchio. Del resto il metodo è scientifico, o no?!

Domenica pomeriggio c’era vento e la temperatura esterna era meno che tiepida, specie nei tratti non riscaldati dal sole, e così io ed il mio amico egiziano ci siamo rifugiati nel Sacher di Moretti, in via Induno a Trastevere. Gli 8 euro cadauno per l’ingresso e l’1 euro cadauno per il caffè, nonché il bigliettaio e la barista che ai miei occhi avevano un contegno troppo intellettual-militante per  i loro ruoli, e perfino la bancarella per vendere DVD e libri, e in ultimo la torta Sacher, ricoperta di milioni di scritte in cioccolato bianco, recanti il nome della torta nonchè del locale, e che nessuno aveva comprato a differenza della torta di mele, che invece era quasi finita … Beh, tutto  questo non mi aveva predisposto ad una visione rilassata del film.

La pellicola, Tomboy, in qualche modo aveva suscitato la curiosità mia e del mio amico. Tomboy significa “maschiaccio” e narra la storia di una bambina di 10 anni, Laura, che si è appena trasferita in una nuova città della Francia con la famiglia, composta da sorellina più piccola, giovane paparino e madre quasi sempre allettata poiché gravida per la terza volta. E … che dire del film? Poco, o quasi, nonostante le acclamazioni e qualche premio vinto di straforo! Laurettasi avvia a diventare una lesbicona camionara, ovvero una lesbica di aspetto maschile, ma nel frattempo – in attesa della tempesta ormonale – veste e si comporta da ragazzo. Capelli corti, calzoncini e canotta.  Nella nuova città in cui vanno a vivere si spaccia per ragazzo, Michele, al fine di rimorchiare una ragazzina che bacerà 3 o 4 volte nel corso della pellicola. Recensione? La regista Celine Sciamma ha dichiarato di aver girato Tomboy in tempi ristretti e con risorse limitate … E si vede. Non c’è niente che tocchi davvero le corde decisive  in questo film!  Tutto è raccontato in modo fintamente profondo ma in realtà alquanto superficiale e  … infantile. Solo promesse, mai o mal mantenute! Anche in questa pellicola, come in molte altre,  gli spunti più interessanti sono recisi sul nascere, affinché non risultino troppo disturbanti per la morale comune …

La madre di Laura, una volta scoperto che la figlia si fa passare per Michele, dice: “A me non importa niente che tu ti faccia passare per ragazzo. Non mi dà fastidio che ti vesti da maschio! Ma la scuola sta per cominciare e tutti scopriranno che sei una bambina “ e le fa indossare un abitino lungo da femmina portandola a casa dei suoi amichetti affinché scoprano la verità. “Davvero non vorrei fare questo” le dice la mamma.  “Ma tu hai un’altra soluzione?”

Ma come può una bambina di 10 anni avere una soluzione? E tu che ti sei fatta ingravidare tre volte in pochi anni come soluzione cosa proponi? Umiliarla davanti a tutti!  E soprattutto: come puoi essere completamente indifferente al fatto che tua figlia si senta bene solo nei panni di un maschio? Mah! … E nel finale, Michele viene portato a casa anche dell’amichetta di cui si era invaghito/a. E anche qui arriva il taglio di un altro spunto  interessante. L’amichetta le chiede: “Ma tu in verità come ti chiami?” e Michele: “Laura..” e qui cala il sipario. Proprio dove invece dovrebbe aprirsi. Mi rendo conto che nel raccontarlo sto arricchendo il film di sfumature e contenuti che non ha, o meglio possiede solo potenzialmente. In compenso si sprecano  le inquadrature di giocattoli per bambini, giochi di gruppo tra bambini, bagnetti in vasca da bagno di bambine, dialoghi di bambini … La tematica è forte ma ogni spunto, ripeto,  è mortificato sul nascere! La regista avrebbe dovuto tagliare le inutili scene che ossessivamente riportano le attività fanciullesche ad un terzo al massimo della durata,  e per i restanti due terzi sviluppare la storia fino all’adolescenza. Approfondire l’amicizia con la ragazzina. I rapporti con i coetanei. E rendere più verosimile quello con la madre, che è davvero improbabile quando afferma senza quasi muovere un ciglio: a me non importa niente che tu voglia fare il maschio, davvero non mi disturba che ti vesti da bambino!

Oggigiorno, si sa, non bisogna colpire troppo le coscienze, e se si parla di omosessualità facciamolo nella maniera più indolore possibile. Invece del gay maschio scegliamo la lesbica. Invece dell’adulta scegliamo la bambina. Con la segreta speranza che la piccola Laura possa redimersi, è ovvio, visto che in fondo ha solo 10 anni; e difatti una recensione dice “Tomboy di Celine Sciamma: durante l’infanzia tutto è sperimentato per la prima volta ed è lecito giocare ad essere qualcun altro anche se solo per un pomeriggio”, ovvero invece che lesbicona in fieri  la bambina starebbe solo giocando innocentemente a mettere i vestiti da ragazzo! E i baci che dà all’amichetta? Ma sono un gioco pure quello, è ovvio! O, forse, le bimbe si scambiavano solo il rossetto! La speranza di regista e produttori è che il film divenga: << un film per famiglie. Ci sono state numerose proiezioni nelle scuole specialmente in contesti di sensibilizzazione contro il bullismo>>. Bullismo? Ma se è Laura-Michele a picchiare i ragazzi nel film e non il contrario!

Davvero … pur di non parlare di tematiche scomode, o di sminuirne l’impatto, cosa riescono a inventarsi!

E al sopraggiungere dei titoli di coda, la sensazione che il film non sia ancora iniziato veramente! (pensavo fosse l’intervallo tra il primo ed il secondo tempo!)

Riferimenti:

Panem et Circenses ? No! Panino da McDonald’s e Calcio…

5 Ott

Panem et Circenses Il poeta latino Giovenale, nelle sue Satire, coniò per primo l’espressione ( letteralmente “pane e giochi”) per definire la formula  magica con cui i governanti mantenevano il consenso:

  • placavano  i malumori del popolo e
  • ne distoglievano l’ attenzione dalla gestione del potere

Trattavasi della distribuzione di generi alimentari, di piccole elargizioni economiche, di bagni e terme pubbliche da un lato (il pane) e dall’altro di svaghi collettivi consistenti in gladiatori, belve esotiche, corse coi carri, competizioni sportive e rappresentazioni teatrali  (i giochi).

Ma oggi? Ebbene sì… Il sistema è ancora ampiamente praticato!

Panem et Circenses  cos’è diventato nel mondo odierno? Pane e Panelle da Mondo Arancina e poi al Circo di Moira Orfei? Magari…almeno assaggeremmo prodotti tipici e saremmo spettatori di una certa forma d’arte!

Oggi Panem et Circenses  equivale a: CALCIO e PANINO da McDONALD’s!

Inutile soffermarsi troppo sul McDonald’s …  Contro la “povera”  supercatena di fast-food  è già stato detto tutto, o quasi:  http://www.tmcrew.org/mcd/

Le maggiori accuse mosse a questa Multinazionale sarebbero le seguenti:

  • Cibo non salutare (ricco di grassi, zuccheri e sale, e povero di fibre e vitamine. Un’alimentazione di questo tipo è legata ad un alto rischio di malattie del cuore, cancro, diabete ed altre malattie. Il loro cibo conterrebbe anche molti adittivi chimici)
  • Sfruttamento dei lavoratori (paghe basse, alto ricambio, opposizione alle organizzazioni dei lavoratori, assunzione di gente “ricattabile” che non riuscirebbe a trovare facilmente un altro lavoro)
  • Deforestazioni (usare bovini allevati su  foreste pluviali disboscate, impiegare inutili confezioni di vari tipi, con un ingente spreco di carta, cartone e plastica, che spesso vengono usate appena  un minuto -dal bancone al tavolino- e  molte altre volte finiscono in sporcizia per strada).
  • Sfruttamento del “Terzo Mondo”
  • “Violentare” gli animali ( allevamenti intensivi, in condizioni indescrivibili, dove viene praticato il cannibalismo trasformando animali erbivori in carnivori)

Ovunque spopolano campagne per boicottare ed affondare il gigante del cibo veloce …

Panem et circenses dicevamo… L’unico problema è che il panem inizia a scarseggiare e di conseguenza i governanti hanno pensato bene di aumentare la razione di giochi, divertimenti e premi vari … e veniamo dunque allo svago collettivo per eccellenza, almeno in Italia, il tifo calcistico.

Il calcio come  arma di distrAzione di massa, dunque:  i potenti se ne avvalgono per far si che la gente si interessi a questo sport e non… ai problemi seri!… . Il calcio verrebbe dunque inculcato nelle menti dei cittadini ad iniziare dai piccoli, e  non senza motivo. Ed oltre allo scopo primario della distrazione delle masse, il calcio assolve ad  un’ altra funzione meramente economica essendo  divenuto un “business” per investitori.

Qual è la percentuale della popolazione tifosa di calcio, provate a scommettere? … Vi semplifico la vita, dandovi due alternative: il 15% o il 30% degli italiani…? Quale scegliete?

Sbagliato!

La percentuale di tifosi, in Italia, è di ben… la metà della popolazione. Ovvero il 50% degli italiani è appassionato di calcio e lo segue! (Sondaggio Demos & Pi, Settembre 2011)

La domanda è semplice: se il cibo dei fast food è appetibile a causa del basso costo, della martellante pubblicità e per la dipendenza, ormai nota, indotta da  grassi e zuccheri, cosa rende la gente tanto schiava del calcio?

Il sociologo Zygmunt Bauman, nel suo trattato “La solitudine del cittadino globale”, analizza il difficile rapporto tra sfera pubblica e privata nella società contemporanea e lo fa partendo dall’inquietante paradosso per il quale, malgrado la libertà individuale sia aumentata, è aumentata l’insicurezza collettiva.

Un individuo solo, insicuro e spaurito è quello su cui il calcio fa fortemente presa.

I bisogni soddisfatti dal calcio per il tifoso sono i seguenti:

  • Bisogni di autoaffermazione, di autostima e di successo. Le forti emozioni suscitate nel tifoso dipendono da un imponente fenomeno psicologico che permette di avere un’identificazione vicaria con la squadra o con l’atleta (Antonelli F., Salvini A., 1987).Le identificazioni possibili in un tifoso permettono di affermarsi, di esprimere pareri e giudizi, di mettere in scena il proprio “Io ideale”, soddisfacendo il narcisismo di un Io che può esternare istinti ed emozioni in forme abitualmente impossibili nella vita di tutti i giorni. Attraverso l’identificazione con una squadra o con alcuni giocatori, lo sport consente di ottenere, in caso di vittorie, quelle gratificazioni che compensano le frustrazioni che la vita comporta un po’ per tutti. Una volta “investita” una squadra od anche un solo giocatore particolarmente in vista di “rappresentare se stessi” si difendono a spada tratta anche di fronte alle evidenze contrarie alla opportunità di farlo! Laddove la complessità attuale rende difficile all’individuo affermarsi direttamente, egli può scoprire la possibilità di identificarsi con personaggi di successo e il modo di distinguersi da altri scoprendo dentro di sè, attraverso il tifo, un sentimento di unicità e di vittoria.
  • Bisogni di affiliazione (adesione a gruppi fortemente coesi e con comportamenti e modi di agire stereotipati)
  • Bisogni di esibizione (manifestati spesso attraverso controversie con i tifosi di fazioni opposte)
  • Bisogno di aggressione. Si può ipotizzare che tale bisogno possa essere proprio la chiave della tifoseria che, se mantenuta entro certi limiti comportamentali, rappresenterebbe una vera e propria “ritualizzazione dell’aggressività” con un importante ruolo sociale.  E’ una sorta di psicodramma di massa, perché consente tale “soddisfazione istintuale” in modi regolamentati e limitati nel tempo potendo, di solito, alla fine di una partita o di un torneo, ripristinare l’autocontrollo istintuale e tornare a comportamenti di convivenza pacifica con gli altri… Ma qualcuno passa da tifoso che “soddisfa” gli impulsi a casa propria, di fronte alla TV, ad ultrà violento: Il rischio di assistere a comportamenti che vedono  la trasformazione del tifoso in “ultrà” è stata spesso attribuita a fenomeni relativi alla cosiddetta “Psicologia delle Folle” (Le Bon G., 1971), secondo la quale la situazione di gruppo in cui si consuma il tifo può agevolare l’espressione di emozioni in forme molto primitive, caratterizzate da perdita di coscienza, dalla sostituzione dell’ “Io individuale” con l’ “Io di gruppo”, un processo regressivo che limita la critica e la razionalità, favorendo il contagio emotivo e l’amplificazione delle emozioni.
  • Bisogno di sicurezza, dato dalla costanza delle regole, e il bisogno di cambiamento dato dall’evoluzione della partita

E c’è perfino chi sostiene che il calcio piace così tanto agli uomini indovinate perché ? Il calcio sarebbe un simbolico orgasmo:  la partita rappresenta un grande amplesso in cui il gol finale non è altro che il raggiungimento dell’orgasmo… basta vedere l’esultanza di chi riesce, fra mille acrobazie, a penetrare l’area di rigore e a segnare nella porta avversaria!

Cerchiamo di ritrovare conferme di tanta psicosociologia nella vita “reale”. Ecco cosa dicono, sui vari blog, i tifosi …

“… con il tempo ho imparato tutto su questo sport, e non so perchè lo amo così tanto, so solo che se durante la settimana non sapessi che devo andare allo stadio la domenica la mia vita sarebbe ancora più brutta….. e poi ad ogni gol, saltare in piedi con tutti gli altri………. ci sono delle cose che non hanno veramente prezzo!!”

“… Sapessi in quante situazioni mi sono trovato in cui, non sapendo di cosa parlare con persone di paesi e culture diverse, con le quali non avevo nulla in comune, abbiamo cominciato a parlare di calcio e siamo andati avanti per ore… da li’ siamo poi diventati amici. ”

“ …regala EMOZIONI…emozioni forti…sensazioni ke forse non riesco a trovare in nessun’altra cosa al mondo… Ti fa vivere, litigare, bestemmiare, imprecare, esultare, gioire, cantare, sudare, piangere, ridere… E’ l’unica cosa ke mi regala tutte queste emozioni… nn esiste altro… ”

“Si chiama senso di appartenenza. A me fa piacere seguire qualcosa che mi da emozioni. Film e telefilm sono scritti, il calcio (teoricamente) no. Ci si trova a giocare e ci si diverte. Poi si sceglie una squadra, la si conosce, la si tifa e la si ama. Da una parte sei tu sul campo, dall’altra sono gente più brava di te e alla quale una parte di te sogna di assomigliare.”

E l’inno della Roma, conferma o smentisce? Conferma, conferma …

“Dimmi cos’è,
che ci fa sentire amici anche se non ci conosciamo
dimmi cos’è ,
che ci fa sentire uniti anche se siamo lontani.
dimmi cos’è cos’è
che batte forte forte forte in fondo al cuore
che ci toglie il respiro e ci parla d’amore.
Grazie Roma che ci fai piangere abbracciati ancora
Grazie Roma, grazie Roma che ci fai vivere e sentire ancora
una persona nuova
.
Dimmi cos’è cos’è
quella stella grande grande in fondo al cielo
che brilla dentro di te e grida forte forte dal tuo cuore.
Grazie Roma che ci fai piangere abbracciati ancora
Grazie Roma, grazie Roma che ci fai vivere e sentire ancora
una persona nuova
.
Dimmi chi è
che me fa sentì ‘mportante anche se nun conto niente,
che me fa Re quando sento le campane la domenica mattina
Dimmi chi è chi è
che me fa campà sta vita così piena de problemi
e che me da coraggio se tu non me voi bene.
Grazie Roma che ci fai piangere abbracciati ancora
Grazie Roma, grazie Roma che ci fai vivere e sentire ancora
una persona nuova”.

Embè … che altro aggiungere?!

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Riferimenti:

FUMO: Tanti i morti, e si reclutano i giovani coi “Fattoni Animati”!

29 Set

Oggi è un mese esatto che ho smesso di fumare! Il 29 Agosto scorso, domenica e il giorno prima di tornare a lavoro dopo le vacanze estive,  è stata l’ultima occasione  in cui abbia acceso una sigaretta…  Ovviamente il percorso di liberazione dal fumo  non è stato semplice,  ma tuttavia confesso piuttosto indolore. Non è stato semplice perché naturalmente ho dovuto superare  vari tentativi falliti; indolore perché in verità non ho risentito più di tanto delle crisi di astinenza dovute alla dipendenza fisica dalla nicotina. E psicologica tanto meno!

Ormai io non farò più compagnia al   “Teschio che fuma” di Van Gogh o alla “sorella” ammiccante della foto… E voi?

Forse dopo aver letto questo post un pensierino all’interruzione della dipendenza da fumo lo farete pure voi…

Ed allora, qualora così fosse,  molto ma molto velocemente vi racconto le mie personalissime strategie per lasciarmi alle spalle questa brutta storiaccia.

1)  Avevo fallito precedenti tentativi perché mi ero affidato alla tecnica della graduale diminuzione del numero di sigarette quotidiane.  Errore! Partivo con 5 sigarette giornaliere per poi tornare – nel giro di qualche giorno o al massimo un paio di settimane – al solito pacchetto! Se si decide di smettere, non si deve derogare alla risoluzione. Ovvero non comprare più una sigaretta, e non accettarla mai più da nessuno,  per nessun motivo al mondo! Mai più!

2)  Bisogna essere molto motivati. Le mie motivazioni erano essenzialmente due. Quella economica (i 150 euro al mese andati in fumo in senso letterale!) e quella relativa alla salute (mio padre è morto prematuramente anche per i danni del fumo: difatti i dottori nelle loro anamnesi chiedono sempre sei il paziente fumi: un motivo ci sarà, no!).

3)  Saper visualizzare quando, soprattutto nei primi giorni, il desiderio di una sigaretta ci assale, e questo accade mentre compiamo le normali attività cui il fumo era associato. Ad esempio il dopo-pranzo, il dopo-caffé, la serata con gli amici… In quei casi visualizzavo 2 cose: il denaro fino a quel momento risparmiato (oggi ad esempio sono arrivato a quota 150euro, e stasera festeggerò al ristorante con un amico. Bisogna difatti premiarsi quando si raggiungono le tappe intermedie dei propri obiettivi: ricordalo sempre ed applicalo anche in altri contesti) e visualizzavo pure  un polmone marcio e completamente arso, che avevo visto su interntet, attribuendolo alla persona che fumava di fronte a me e che aveva stimolato il mio desiderio colpevole!

Ed ora che ho dato il mio contributo agli aspiranti-ex-fumatori-redenti posso iniziare a parlare di quello che anticipa il titolone del post: I molti decessi per il fumo sono veramente un grande fastidio per le Multinazionali del Tabacco! Che disdetta che tanta gente debba morire… mannaggia! Perchè non possono vivere fino a cent’anni (ed oltre) continuando a sfumacchiare e a foraggiare le Multinazionali del Fumo? Certo ci sono i soldi che – prima di morire – i fumatori lasciano alle Industrie  Farmaceutiche che gli curano quei brutti mali,  industrie  con cui le Multinazionali del Tabacco condividono i padroni,  ma – uffà! – resta sempre il fatto che tocca reperire  continuamente nuovi clienti!

E così, negli anni ’20, fu il turno delle donne di farsi infinocchiare: con la scusa dell’emancipazione furono assoggettate al fumo pure le coccole ! Del resto non si vendeva il fumo di sigarette ma la parità sociale col maschio!

Dagli anni ’50 il target sono diventati i giovani. I giovani per le Multinazionali del Tabacco sono un target strategico: convincerli significa conquistare clienti a lungo termine. Il pubblico giovane è, inoltre, quello più facilmente suggestionabile . Da allora spopolano quelli che chiamiamo i «fattoni animati»: supereroi che hanno bisogno di supersostanze per essere invincibili. Popeye, o Asterix, per fare gli esempi più noti.

Ed oggi? Oggi il target è ancora più giovane: ormai le Multinazionali puntano sulla fascia di età tra 8 e  11 anni!

 In Nigeria, Malawi e Mauritius  il tasso di minori diventati fumatori è in aumento, e questo grazie a invasive campagne pubblicitarie pro-tabacco, possibili in Africa, dove le leggi e le regole obbligatorie in Occidente non valgono o non vengono osservate. Su cosa si basava la campagna delle Multinazionali? Ecco i punti strategici:

  • Incoraggiare  la vendita di sigarette singole, anziché in pacchetti da dieci o da venti, nei succitati paesi africani, contrariamente alle proprie norme ufficiali di marketing. La vendita di singole sigarette è solitamente proibita, perché è più facile che siano acquistate, specie in paesi poveri del Terzo Mondo, da ragazzi molto giovani, i quali potrebbero non avere abbastanza soldi per comprare un intero pacchetto ma riescono a procurarsi gli spiccioli per comprarne una.
  • Organizzare promozioni in giro per le strade offrendo gratuitamente una sigaretta in prova.
  • Sponsorizzare  concerti in cui l’età degli spettatori non viene controllata all’ ingresso, e dove vari artisti indossano abiti con la sigla di marche di sigarette.
  • Verniciare le imposte dei negozi  che vendono sigarette con i colori delle proprie marche: una forma di pubblicità subliminale, anche questa contraria alle regole.

Insomma in Africa è stato proprio attuato un doppio colpo gobbo:  penetrando nel mercato di nazioni in cui fino ad ora il fumo era in netta minoranza, e assicurandosi clienti a vita (poiché la dipendenza da nicotina sviluppata a 11 anni è difficilmente estirpabile in seguito)

Le povere Multinazionali del Fumo devono ingegnarsi, ed  ecco come espandono e rafforzano il loro commercio:

  • Puntando su categorie sempre più ampie della popolazione: le donne prima, poi i giovani ed ora i bambini.
  • Puntando su aree geografiche prima non interessate dal fenomeno.
  • Rendendo sempre minore il numero di clienti che abbandonano il fumo . E per questo è stata potenziata   l’addittività (ossia la capacità di indurre dipendenza) introducendo ammoniacamentolo, liquirizia e cacao nella sigaretta. Infatti, l’ammoniaca aumenta la proporzione della nicotina libera, che penetra più rapidamente nel sangue rispetto alla nicotina convenzionale; il mentolo ha la proprietà di rallentare la decomposizione della nicotina; e composti come il cacao e la liquirizia, non hanno solo il  ruolo di addolcire il gusto del tabacco per renderlo più gradevole anche ai giovani, bensì hanno un effetto brancodilatatore, ossia far arrivare meglio la nicotina ai polmoni e quindi al cervello. 
  • Dedicando molte risorse a difendersi da eventuali leggi anti-fumo, e dalla ricerca sugli effetti del tabacco.

Dell’ultimo punto non abbiamo ancora parlato. Voi forse pensate ingenuamente che i poveri magnate delle Industre del Fumo non abbiano avuto, ed non abbiano, le loro gatte da pelare? Che se ne possano stare tranquilli nei loro manieri e castelli,  a sfruttare gli schiavi delle piantagioni di tabacco, e a raccogliere la manna che gli piove addosso direttamente dalle tasche di tutti questi sciocchi tossicodipendenti della nicotina?

No, le cose non stanno così! Ad un tratto qualcuno iniziò a vociferare che il fumo provoca gravissime patologie mortali, e molte di queste voci erano trapelate proprio dagli studi riservatissimi condotti dalle stesse Multinazionali. Come fermare le nascenti campagne antitabacco? E tutti gli altri nemici del fumo? A una conferenza di una di queste Multinazionali si decise di affrontare «i pericoli» a cui essa era esposta: ne furono identificati ventisei, di cui l’ Organizzazione mondiale della sanità (OMS) fu considerato il più grave, e vennero elaborate delle «direttive di contenimento». La soluzione fu quella delle talpe nell’ OMS : pare che  “uomini di fiducia” dell’ industria del tabacco si siano fatti eleggere come dirigenti regionali dell’OMS al fine di declassarne la crociata antifumo, ammonendo che erano più urgenti le iniziative sanitarie a favore del Terzo mondo, e che tutti i fondi dovevano confluire a esse!

Insomma si faceva il possibile, come si legge in documenti riservati poi resi noti, per “proteggere il business da leggi negative e pericolose”, compreso pagare scienziati per riferire circa le ricerche sul fumo dei loro colleghi: è il caso di un professore che si occupava attivamente di Epidemiologia e Prevenzione e nel contempo era consulente segreto di una Multinazionale: suggeriva a questa Multinazionale le strategie per deviare l’attenzione dei ricercatori e del pubblico dalla nocività del fumo passivo  tenendola informata  delle ricerche circa il cancro al polmone causato dal fumo passivo, che molto la preoccupavano.

Vi furono dunque le Class Action  (le cause intentate dai malati di cancro causato dal fumo)  perché ovviamente non si poteva nascondere all’infinito la natura mortifera della sigaretta!

E i giudici americani hanno condannato Multinazionali del Tabacco come Philip Morris e Reynolds a pagare risarcimenti multimiliardari. Secondo i giudici americani premiare le Class Action  è molto importante: questo disincentiva le multinazionali del tabacco a promuovere pubblicità ingannevole ed escogitare metodi poco invasivi per incentivare il fumo tra i minorenni, come l’aggiunta di additivi che le rendono addirittura “dolci”, cosa che potrebbe favorirne l’utilizzo da parte dei più giovani.

Ed ecco arrivare le scritte sui pacchetti delle sigarette: “Il fumo uccide!” e “Il fumo crea elevata dipendenza!”

Nuove Class Action da parte dei malati di cancro a causa del fumo. Ma …

Ora – nonostante la causa del cancro sia incontrovertibilmente riconducibile al fumo delle sigarette – le Class Action falliscono! Almeno in Italia. La prima Class Action italiana contro il fumo mosse i passi quando il Codacons invitò tutti i 3,5 milioni di italiani che fumavano regolarmente sigarette della “Bat Italia” (es. Lucky Strike e Pall Mall), a parteciparvi. Ogni fumatore avrebbe potuto richiedere un risarcimento da 3mila euro, per un totale di 10,5 miliardi di euro. Il Tribunale di Roma  ha bocciato la Class Action spiegando chiaramente che “chi fuma conosce i rischi di ciò che fa”, anche perchè sono molteplici le campagne di sensibilizzazione da parte di medici e istituzioni.”Va inoltre escluso, sulla base degli studi e delle conoscenze scientifiche ormai consolidate,” si legge infatti nelle motivazioni dei giudici “che la dipendenza da nicotina determini l’annullamento o la seria compromissione della volontà del fumatore nella forma di costrizione al consumo, tale da inibirgli in modo assoluto qualsiasi facoltà di scelta tra la continuazione del fumo e l’interruzione dello stesso. Né gli effetti della nicotina, alla luce delle ricerche e dei risultati medici e scientifici, sono paragonabili alle droghe pesanti quali l’eroina o la cocaina e di tale influenza sulla volontà del fumatore da renderlo affatto incapace di smettere di fumare”. I giudici hanno respinto anche l’accusa, sostenuta dal Codacons, che la Bat avesse aggiunto al tabacco delle sue sigarette oltre 200 componenti chimici aggiuntivi per aumentarne gli effetti assuefacenti.

Le Multinazionali tirano un sospiro di sollievo:   eccole messe abbastanza al riparo da queste pericolosissime Class Action!

Gli fu poi fatto divieto di pubblicizzarsi! Ovvero si giunse un po’ ovunque al divieto di pubblicità diretta delle sigarette…

Ma ci si organizzò pure per fronteggiare questo. Attraverso la pubblicità indiretta. Dagli anni Settanta in poi, infatti, gli investimenti dell’industria del tabacco in pubblicità “indiretta” sono stati sempre maggiori. Sono andate crescendo, ad esempio, soprattutto le sponsorship di eventi legati al mondo dello spettacolo e della moda.  Moda e Cinema furono invasi di fumatori. Volevate vietare la pubblicità diretta ? E le Multinazionali si insinuarono nei film e nelle riviste patinate  per conquistare i giovani e le donne, ovvero i maggiori fruitori di pellicole e fashion.

A proposito del Cinema,  eccovi il  “product placement” ! Mel Gibson, Nicolas Cage, Ben Stiller, Drew Barrymore, Eddie Murphy, Will Smith, Kevin Kline, Kenneth Branagh, Julia Roberts, Leonardo Di Caprio, Kate Winslet, Tommy Lee Jones e Arnold Schwarzenegger. Questi sono solo alcuni degli attori che hanno recitato almeno una volta con la sigaretta in bocca o con un pacchetto fra le mani. Testimonial, forse pure a volte inconsapevoli, delle multinazionali del tabacco. I loro personaggi hanno fatto il giro del mondo veicolando un messaggio chiaro e forte: c’è una marca di sigarette per ognuno. Per la donna sofisticata, per quella indipendente ed emancipata; per l’uomo che ama la vita all’aria aperta; per le persone di successo; per il giovane stravagante; per quelli a cui piace stare fra la gente; per gli intellettuali. Nessuno sfugge alle strategie di marketing! Da una ricerca statunitense che ha analizzato i film più visti dal 1960 al 1990 emerge inoltre che il gesto del fumare è tre volte più frequente nei film che nella realtà. Il risultato è evidente: il pubblico è indotto a credere che la maggioranza della gente fumi e, quindi, che si tratti di un atteggiamento ammissibile e diffuso. Negli ultimi anni si è passati da inquadrature che coglievano cartelloni pubblicitari sullo sfondo o pacchetti di sigarette all’interno della scena, al coinvolgimento attivo degli attori, in modo da rendere immediata l’associazione tra la loro immagine e quella di un determinato marchio di sigarette, fuori e dentro il set.

Uno studio condotto da C. Mekemson e S. A. Glantz, “How the tobacco industry built its relationship with Hollywood”, ha analizzato oltre 1500 carteggi che provano rapporti economici tra case di produzione e multinazionali del tabacco . “L’industria del tabacco recluta nuovi fumatori associando i suoi prodotti a: divertimento, eccitazione, sesso, benessere e potere, nonché all’espressione della ribellione e dell’indipendenza”, scrivono Mekemson e Glantz.

E circa la Moda? Invece di comprare spazi pubblicitari sulle pagine delle riviste di moda, possibilità peraltro espressamente vietata in molti Paesi, le aziende preferiscono produrre linee di vestiario e accessori di moda, oppure fare pressioni affinché le modelle o i modelli siano fotografati mentre fumano. Che poi lo facciano o meno anche nella loro vita privata poco importa: il messaggio che passa è quello di un’abitudine legata a un’immagine glamour, alla moda, trasgressiva. L’aspetto fisico delle modelle e il loro eventuale apparire con la sigaretta in bocca, poi, può indurre a pensare che proprio quell’abitudine possa contribuire a mantenerle magre. Accanto alle promozioni dirette esistono, anche nel mondo della moda, modi indiretti attraverso cui le multinazionali del tabacco mirano a diffondere consenso intorno al loro marchio, associandolo a concetti positivi come quello del successo e della generosità. Ne sono un esempio i concorsi per stilisti, le borse di studio per designer, gli eventi di moda organizzati e offerti dalle aziende produttrici di tabacco.

Ed anche qui venne la campagna OMS  “Moda e cinema liberi dal fumo!”

E’ stata vietata la dizione “light” sulle sigarette, considerata ingannevole, e quindi sostituita con specifiche di genere, come “rosse” o “blu”.

E dei divieti sempre più stringenti sulla logistica del fumo?  In pratica non si può più fumare in nessun posto  pubblico oramai… Ma pensate che coi divieti a fumare nei luoghi pubblici, negli uffici e un po’ dovunque, ci sia stato un crollo delle vendite delle “bionde”? Macché! Qualunque divieto stimola nell’uomo la reazione opposta per la legge della scarsità,  e questo era sicuramente stato  preventivato da tutti i burattinai… In ogni caso per fumare basta uscire per strada oppure allontanarsi un attimo dall’ufficio e infatti: attualmente sono in fase di test, da parte delle Multinazionali, sigarette più corte e veloci da fumare, adatte al consumo in ambienti esterni o negli stanzini che le aziende hanno riservato.

Qualcuno si illudeva davvero di poter sconfiggere le Multinazionali del Tabacco?

Loro avranno la meglio sempre è comunque, poiché dispongono degli strumenti per farlo! Dunque l’unica scelta possibile è…smettere di fumare e basta! Più semplice di quanto si immagini. Niente crociate, niente leggi facilmente aggirabili, solo un atto di responsabilità diretta… Buttare quel pacchetto una volta per sempre!…  Hai detto niente, eh!  … Beh, io ci sono riuscito…e so quanto può essere semplice, in fondo… e con questa conclusione il cerchio si chiude tornando al punto di partenza dell’articolo. Davide contro Golia!  Tu contro le Multinazionali del Tabacco… e puoi spuntarla tu senza problemi, se vuoi!

E per favore cerca di fare a meno di supporti esterni per liberarti della dipendenza da fumo! Io non ho avuto bisogno di cerotti, gomme da masticare ed altri prodotti  farmaceutici. Ho rinunciato ad acquistare le gomme contenenti nicotina quando la farmacista mi ha annunciato il loro costo: 35 euro!  Anche l’interruzione della dipendenza da fumo è un ricco business, non dimenticarlo! E qualcuno sostiene che la maggior parte delle affermazioni che riguardano i danni da fumo, ad esempio quello passivo,  citano come fonte l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). Le statistiche a cui si riferisce l’OMS, però, non sembrano molto convincenti in termini di numeri. Come mai nessuno si pone dei dubbi sull’imparzialità dell’OMS visto che è ufficialmente nota la sua partnership con le Compagnie Farmaceutiche?

Il riassunto è che quello della nicotina è un ottimo business! Le Multinazionali non devono  investire denaro, al contrario di altri prodotti, per fidelizzare i clienti in quanto la loro dipendenza dalla nicotina ne è già una sicura garanzia! La nicotina  porta alla dipendenza in tempi molto brevi…  Gli studi hanno dimostrato che i fumatori avvertono i sintomi da astinenza già dopo aver fumato 100 sigarette. La nicotina rende dunque dipendenti in modo molto veloce, ed è complicato e noioso uscirne: ed anche qui c’è il business delle Aziende Farmaceutiche ad attenderci, coi suoi prodotti disintossicanti dalla dipendenza! E per chi non ce la fa, e per giunta si becca una delle  gravi patologie che conosciamo, beh… ci sono ancora le Multinazionali del Farmaco naturalmente, pronte a fiondarsi sul malcapitato come iene e a restargli addosso fino alla fine con cure strazianti e infinite!…

Per finire lascio un piccolo schemino, il confronto della nicotina con le altre droghe. Nella “lista delle droghe più pericolose” è stata calcolata una classifica con 3 parametri:

  1. danni fisici,
  2. Il potenziale di dipendenza
  3. Le conseguenze per l’ambiente sociale e la società.

E  la nicotina occupa la nona posizione, dopo eroina, cocaina, barbiturici, metadone, alcol, e prima di cannabis, LSD ed ecstasy!

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Riferimenti:

  1. Per il business delle sigarette ai bambini:  http://www.facebook.com/group.php?gid=89673591987
  2. Class Actions:  http://www.meds4all.it/news/bocciata-class-action-fumatori-5338.html
  3. Per info sulla nicotina: http://www.apotheken-raucherberatung.ch/it/startseite/facts-zum-rauchen/stoffe-im-tabakrauch/nicotina.html
  4. Moda e cinema libere dal fumo:  http://www.salute.gov.it/resources/static/primopiano/giornatafumo/dossier_fumo.pdf
  5. Fumo passivo: http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=FUMO%20PASSIVO,%20150%20MILIARDI%20DELLA%20PHILIP%20MORRIS%20PER%20DEPISTARE&idSezione=591
  6. Per info generiche:  http://archiviostorico.corriere.it/2008/novembre/21/Vietato_fumare_Permesso_guadagnare_mo_0_081121044.shtml
  7. Per le “talpe nell’OMS” si veda:  http://archiviostorico.corriere.it/2000/agosto/03/Fumo_complotto_delle_multinazionali_co_0_0008037481.shtml

40 ragioni per non fare figli ! (Corinne Maier)

26 Set

La signora Corinne Maier (1963) è una scrittrice e psicanalista francese. Non una vecchia zitella inacidita, non una lesbicona camionista, bensì la mamma di ben 2 adorabili creaturine! E la coccola, in barba ai moralismi di quelli che descrivono l’esperienza genitoriale come sublime e appagante, sconsiglia invece chi è ancora in tempo dal procreare. Invita tutti a non commettere i suoi errori. E ben due errori ha commesso la signora!  «Se non avessi avuto dei figli, sarei stata libera di girare il mondo con i soldi guadagnati dai miei libri  … invece sono costretta a rimanermene a casa, ad alzarmi alle 7 del mattino, a cucinare per tutti e a fare lavatrici. Ci sono dei giorni in cui mi pento di avere dei figli e ho il coraggio di dirlo, al contrario di molte mie amiche, che pensano la stessa cosa, ma non la confesserebbero ma

Attaccando il mito dei figli quale “bene più prezioso e gioia ineguagliata”, dopo averla ascoltata è impossibile non guardare con occhio diverso le famiglie che la domenica spingono passeggini e raccolgono giocattoli nei parchi o sulle spiagge: se potessero tornare indietro lo rifarebbero?

A me capita spesso di vedere queste famigliucce ai centri commerciali, la domenica pomeriggio: papino, mammina ed una o due creaturine. Ed è soprattutto il papà a  guardarsi in giro con una muta e straziante  richiesta di aiuto negli occhi: vorrebbe essere anche lui in una di quelle comitive di giovani maschiotti spavaldi e spensierati che non hanno la responsabilità di una moglie né figli a carico, e possono spendere quello che vogliono per sé, e cacciare pupe e andare ovunque, quando e con chi lo desiderano!

E coccola Corinne Maier ha il dente ben avvelenato e lo affonda nelle carni del Capitalismo.”Il capitalismo incoraggia le persone a spendere un sacco di soldi, perché fare figli significa creare nuovi consumatori, che hanno bisogno di case più grandi, di macchine più grandi… E tutto questo crea miti fasulli!”

Coccola Maier ha esposto 40 ragioni per non procreare, poi ridotte a 20 da-non-so-chi e io le ridurrei ulteriormente a queste:

1) I genitori non hanno più un minuto per se stessi o per una passione personale; passano tutta la giornata a scorrazzare per la città per accompagnare i figli ora in piscina, ora alle lezioni di musica, ora a scuola. Considerato che i figli vengono fatti attorno ai 25-30anni e che almeno 10-15 anni sono persi dietro le loro esigenze, un genitore butta via la parte migliore della sua vita, quella in cui disporrebbe di maggior vigore fisico e dell’indipendenza economica per realizzarsi a pieno!

2)I figli costano! Ho letto che, nell’età che va dai 5 ai 18 anni, un figlio costa circa 25 euro al giorno, ovvero 25×30=750 euro al mese!

3) Sarete inevitabilmente delusi dai vostri figli.  Le famiglie sono un incubo. Non smetterete di desiderare la completa felicità per la vostra prole. I figli spesso diventano il nostro prolungamento narcisistico, ovvero cerchiamo di creare un essere che sia più bello e più bravo di noi per assecondare il nostro narcisismo…

4)Per far figli ci vorrebbe un patentino. L’esame dovrebbe verificare che si disponga delle risorse economiche ed intellettuali, nonché emotive, per assicurare alla creaturina un’esistenza non solo di sopravvivenza, ma di vita piena!

5)Il mondo è già sovrappopolato. La Terra stà sopportando 6 miliardi di persone e questa crescita non è sostenibile. E’ necessario che molti rinuncino ad avere dei figli proprio perchè tra qualche anno a causa di disoccupazione, inquinamento, esaurimento delle risorse alimentari  ed energetiche, il futuro delle generazioni che verranno sarà esposto ad un grandissimo rischio. Non aspettatevi che il bimbo che vi sorride gioioso oggi vi dirà grazie, per la sconsiderata scelta di metterlo al mondo, quando sarà diventato adulto in un mondo che non potrà offrirgli nulla!
Sostengono che la popolazione mondiale dovrebbe scendere a 2 miliardi di persone per avere un equilibrio adeguato. C’è addirittura un progetto chiamato “Rientro Dolce” e questo è il link al sito. Leggetelo se può incuriosirvi….

A Corinne è stato chiesto: Nei Paesi dove è stato imposto il controllo delle nascite non è stato  sradicato il desiderio di procreare.
E le risposte sono che:

  1. La riproduzione è un istinto fondamentale per l’essere umano, dunque incontrollato.
  2. Riprodursi dà una certa idea d’immortalità (espressa attraverso la prole) e di perfettibilità (i figli dovrebbero continuare laddove i genitori si sono fermati).
  3. I figli sono un importante elemento di integrazione sociale e, per dirlo con termini freudiani, sono un fallo ambulante, un oggetto magnifico che ci riempie. A livello inconscio la nostra società giudica in modo negativo una persona senza figli. Come se la persona in questione fosse incompleta e – caricaturando – immatura. In particolare per chi vuole condurre una carriera politica o pubblica o manageriale, la mancanza di figli può essere un handicap: come se mancasse l’esperienza di gestire una famiglia, direi quasi l’esperienza della vera vita. Insomma un genitore è più rassicurante di una persona senza figli.

E vi lascio con altre dolci parole della supercoccola Maier: “Dico che una coppia con figli è più facilmente controllabile. Una coppia con figli non cambierà mai attività, città, amicizie sulla base di un colpo di testa. Non potrà permettersi un comportamento asociale, non si ribellerà facilmente proprio perché deve pensare al benessere dei figli. Un individuo o una coppia senza figli sono molto più liberi e imprevedibili. In un certo senso il nucleo familiare è un elemento stabilizzante della società, è il collante di un certo ordine e conformismo. Provi a immaginare un gruppo importante di persone che decide di non procreare e di realizzare invece i propri desideri: non c’è nulla di più sovversivo!”. […]

Non vi basta?! Allora guardate su MTV la serie-documentario 16 anni e incinta (16 and Pregnant) e capirete il pericolo a cui vi esponete, ed esponete il frutto dei vostri lombi, se procreate in condizioni non ottimali….

Se proprio volete diventare genitori, assicuratevi di avere   T U T T E   le carte in regola per farlo….

  • Soldi (più che sufficienti*)
  • Intelligenza (razionale ed emotiva)
  • … ed Affettività!
(*) la coccola Corinne dice che ” l’unico modo per essere felici con dei figli è di essere ricchi”