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Speriamo di non doverlo ripetere.

10 Lug

La paladina delle case chiuse, così  si potrebbe ribattezzare la signora che sostiene l’equazione blog = casa (inviolabile), e che continua imperterrita a propagandare con fastidiosa pervicacia l’idea che il blogger sia un tiranno assoluto ed antidemocratico per definizione. E che il blog sia una casa privata.

Invece no. Il blog non è una casa privata.

Volendo estremizzare uno potrebbe renderlo tale, creandolo come privato e bloccando tutti i commenti. Ma se così non è, ovvero se il blog è pubblico, allora la gente lo visita. Ed è normale che la gente che lo visita, poiché lasci i commenti abilitati, si senta in diritto di commentare (con la dovuta educazione è ovvio).

Un blog non è una casa privata, dunque. Il  blog è più come un bar.  Un posto pubblico, o semi-tale.

Se nel tuo blog vuoi solo gente che ti dia ragione, che ti incensi o che soffi sul tuo ego per fartelo gonfiare fuori misura, sei libera di farlo. Bannando le persone che ti danno addosso. O semplicemente quelli che non la pensano come te, o che tentano di allargare il discorso guardandosi oltre la punta del naso.

La signora in questione poi pare quasi voler giustificare la vena censoria accampando di poter essere passibile di condanna, se un commentatore insultasse qualcuno dalle pagine del suo blog…

Peccato che sia la prima a definire dei pisciatori i commentatori a lei sgraditi!

Ebbene sì, saremo sempre lieti di pisciare sugli zerbini che ipocritamente augurano un “benvenuto a casa” e pure sui muri esterni di quei palazzi coperti da graffiti che ci parrà opportuno completare con i nostri schizzetti serali (o intendeva dire seriali?)…

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La religione, brutalmente sgozzata dal Rasoio… di Occam!

29 Feb

Uno strumento pare, a tutt’oggi, il più adatto a recidere la giugulare delle religioni  monoteiste (e non) .

E chiamasi – nel latino tanto amato da alcuni di questi credi – Novacula Occami.  Ovvero, il Rasoio di Occam… E non stiamo parlando di una lama metallica affilata e scintillante bensì di un principio metodologico.

Codesto principio fu peraltro elaborato proprio da un frate, il monaco francescano inglese William of Ockham, altresì noto come Guglielmo di Occam. E recita, più o meno, che tra le varie spiegazioni possibili di un evento bisogna accettare quella più “semplice”, intesa non nel senso di quella più “ingenua” o di quella che spontaneamente affiora alla mente, ma quella cioè che appare ragionevolmente vera senza ricercare un’inutile complicazione aggiungendovi degli elementi causali ulteriori

E come entra in tutto questo discorsetto la religione? C’entra, c’entra… Perché la faccenda  religiosa va di pari passo con  la questione riguardante la generazione dell’universo:

  1. da un lato si può ipotizzare un universo eterno, o generato da sé o per motivi sconosciuti;
  2. dall’altro, un universo generato da una divinità, la quale a sua volta è eterna, o generata da sé o per motivi sconosciuti.

In questo senso, la prima versione non postula enti inutili (la divinità), ed è quindi preferibile.

E’ inutile introdurre un Dio per spiegare l’esistenza del mondo!

Infatti, alla domanda “Perché esiste il mondo?”, i credenti delle religioni rispondono che “Il mondo è stato creato da Dio”, ma non essendoci per sua stessa definizione nulla di più potente di questo dio e quindi nulla che possa averlo creato, ne consegue che Dio, a differenza del mondo, è sempre esistito. Ma a questo punto, se è possibile che questo qualcosa sia sempre esistito, perché non anche il mondo? La risposta alla domanda iniziale “Il mondo è stato creato da Dio, il quale è sempre esistito” si semplifica quindi in “Il mondo è sempre esistito”. In altri termini è superfluo (e quindi, secondo il rasoio di Occam, sbagliato in senso metodologico) introdurre Dio per spiegare l’esistenza del mondo, e il fatto di spiegare il mondo e l’universo come creazione di dio è un rimandare la spiegazione, per il fatto che ora dall’inspiegabilità dell’universo si passa nella assai più complessa inspiegabilità di Dio.

Non si può non concludere citando Marx, emblema di un simil pensiero:

« La religione è il singhiozzo di una creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di una condizione priva di spirito. È l’oppio dei popoli. »

Ma qual è la funzione della religione per il credente? Essenzialmente duplice:

  • Tenta di offrire un senso ai problemi ultimi dell’esistenza.
  • Fornisce un sostegno psicologico in momenti gravi e delicati della vita.

Già…  ma  se per la gente comune la religione è un anestetico col potenziale di  far dimenticare il male ed il dolore (non certo di risolverne le cause), come mai sono sempre ruotati attorno alle istituzioni religiose interessi economici, politici e militari?

Ebbene: per mantenere il dominio del singolo o di una casta sul resto degli abitanti, l’uomo ha sempre avuto a disposizione due sistemi:

  1. il convincimento a forza
  2. il convincimento attraverso il pensiero

Non sempre il primo sistema si è rivelato sufficiente e conveniente, e i Potenti devono essersene accorti molto presto. La religione nasce quindi come “scienza” del convincimento attraverso le armi del linguaggio invece che della forza, finalizzata al mantenimento della piramide sociale in cui gli strati inferiori rispettano il proprio stato, ma soprattutto evitano di insidiare la superiorità degli strati più benestanti.

Tuttavia, al giorno d’oggi la religione non pare avere più la presa dei tempi antichi. Oggi la religione esprime un significato marginale e secondario, almeno per le masse che vivono nelle società dell’occidente, fatta eccezione per alcune esigue minoranze. Ormai la religione non occupa più il posto centrale, non ha più l’importanza ossessiva e dominante che ricopriva nell’ esistenza degli uomini delle epoche trascorse. Oggi nuovi oppi sono subentrati a sostituire la religione nella sua funzione di “sedativo” sociale:

  • Le varie dipendenze che offrono gratificazioncine immediate, e liberano almeno per qualche istante, dal male(ssere), senza ovviamente risolverne la causa: Fumo, Tecnologia, Sesso, Droga, Grassi …

La lezione del post, che non vuol essere un’invettiva antireligiosa (essendo come già detto la religione ormai una ‘faccenda’ sempre più per minoranze, ma non si sa mai…) è l’invito ad usare i principi metodologici della razionalità pragmatica per giudicare i fatti, e districarsi più agevolmente in un mondo dalla complessità sempre più elevata…

Fonti:


L’italiano “medio”… Medio? No, no… altro che medio: proprio mediocre!

21 Feb
Sono reduce dall’influenza. Un’unica giornata ma  intensa, trascorsa a letto con 39 gradi di febbre e le vertigini, e  a seguire uno strascico lievemente depressivo quale eredità del morbo.

E’ abbastanza frequente avere dei sintomi depressivi legati a fenomeni influenzali, che passano di norma dopo poco tempo. Ma prima che essi svaniscano completamente voglio avvalermi di quest’avversione che sento verso una buona fetta del genere umano per scrivere quest’ articoletto che covavo da un pochino. E l’avversione di cui sopra, si indirizza soprattutto contro l’essere umano di sesso maschile. Eterosessuale. E Italiano.

Pescando sul web notizie circa  le caratteristiche peculiari del maschio eterosessuale “medio” italiano ho potuto compilare la lista degli interessi preminenti della sua esistenza. Eccovi l’ elenco dei  maggiori impieghi  di tempo ed energie del soggetto in questione:

  •  Calcio
  •  Motori
  •  Sesso (promiscuo, nonché quale assiduo utente di pornografia)
  •  Playstation
  •  Tecnologia  (“i giocattoli per adulti”:  supercellulari, televisori iperfighi, pc  portatili con lo schermo touch)
  • Vanità varie (palestra per i muscoli, e griffe per evidenziarli e autoimprimersi un   marchio mandriano)
  • Chat, Virtualità e Vetrine autocelebrative (facebook etc…). Le relazioni sono  schermate, distaccate e controllate; si mostra e diffonde solo ciò che si vuole,  quello che faccia apparire più fighi; si scrive solo dopo aver “corretto”.
  • Film di Fantascienza o Comicità banale  (più sul trash  che sul satirico): ovvero pellicole del disimpegno assoluto e dell’evasione dalla realtà
  • Alcool  (ma anche Fumo…ed altre Dipendenze)
  • Praticare la politica del minimo sforzo e del minimo impegno (nel lavoro,   circa la vita intellettuale, riguardo la partecipazione sociale e politica),  ispirandosi a modelli truffaldini di furbastri (spuntare il prezzo migliore su  eBay per lo scintillante fregio da moto, truffare il fisco, reperire  raccomandazioni)
 Naturalmente si tratta di esasperazioni volute. Beh, esagerazioni forse sì… ma fino a che punto davvero “esasperate” ?
Come dovrebbe invece essere l’individuo modello? Basterebbe quasi ribaltare il calco descritto qui sopra:
  • Non buttare il proprio tempo in divertimenti appaganti nell’immediato ma affossanti sul medio e lungo termine. In pratica imparare a differire nel tempo il piacere.
  • Vivere le relazioni umane, di amicizia ed amore, con maggior pienezza e maturità.
  • Avere una visione “propria” e personale delle cose e della realtà.
  • Essere “istruiti” e “colti”.
  • Capire che l’impegno ripaga, la furbizia e la menzogna spesso ci tornano indietro sul grugno come un boomerang.
  • Fuggire il troppo basso e il troppo mediocre.
  • Sviluppare alcune tra le forme multiple di intelligenza descritte ad esempio da Howard Gardner : cognitiva, emotiva, spaziale, musicale, cinestetica,…
  • Essere aperti agli altri, prestare aiuto, dare…
  • Coltivare i valori umani…
 Inutile dire che ai Burattinai fa molto comodo avere individui forgiati in serie con lo “stampino” del prototipo di subumani calcio-e-vagina-dipendenti: costoro difatti non si ribellano, non costituiscono un pericolo per lo status delle cose, si accontentano di sopravvivere, consumano ciecamente, non fanno rivoluzioni, si fanno addomesticare facilmente!
L’essere umano più evoluto, invece, dovrebbe essere frutto di un percorso di formazione e istruzione che parta dal bambino. Quindi occorrerebbe che ciascuno sin da piccolo potesse disporre di saggi docenti. E se proprio non ci si ritiene genitori in grado di sopperire a tale compito, almeno si reperisca chi sia in grado di svolgerlo al proprio posto. Mentori, guide sagge e precettori. E il cerchio sembra chiudersi tornando al punto di partenza: evitare di procreare se non si può dare alla propria creatura tutto ciò di cui ha bisogno per “vivere” e non solo “sopravvivere”….
Ora che ci penso, ai Burattinai preme questo: farci sopravvivere anziché vivere un’esistenza piena
Qui sotto un sondaggio:  rispondi solo se sei italiano, con la M sulla carta di identità alla voce “sesso”, ed eterosessuale!

Roma odora di gelsomini posticci

23 Set

 Impiegai qualche anno a capire che l’effluvio odoroso del candido gelsomino, che nelle villette periferiche dei quartieri borghesi della città rivaleggia con il glicine a sedurre l’odorato, non è affatto gelsomino.

Ne è una imitazione solo approssimativa, a meno che uno non guardi troppo da vicino e si lasci impressionare dall’intensità dell’olezzo piuttosto che badare alla purezza delle sue note. Ma in chi è cresciuto in posti dove quello che appare gelsomino è autenticamente  un gelsomino, la sensazione che ci sia qualcosa di sbagliato si fa spazio con silenziosa pervicacia.

Percepivo indistintamente il fasullo, la copia non conforme, il tentativo di mistificazione, l’artificio poco artistico …

Queste sensazioni paraverbali fluttuavano nella mia mente per riproporsi amplificate ad ogni primavera, fino a quando  appresi che il falso gelsomino che cresce in quei giardinetti borghesi è qualcosa che non è nemmeno parente del vero gelsomino. Il falso gelsomino ha perfino un nome, ed è un brutto nome: lo chiamano rincospermo. Le famiglie botaniche sono diverse, le Oleacee per il gelsomino, le Apocynaceae per il rincospermo. Il gelsomino ha foglie, fiori e profumo più delicati del rincospermo, il quale è – per riassumerlo in una sentenza – una versione rozza e sguaiata, incurante delle umane attenzioni, nonché capace di adattarsi ai parassiti, al freddo, allo scomodo.

Una specie di  fratellastro che si accontenta sempre e di poco

Fu per caso che pensai al rincospermo come alla metafora del cittadino romano.

Anche esso è una copia priva di autenticità dell’essere umano, inteso come creatura unica, dotata di originalità e di migliaia di meravigliose sfumature cangianti.

E parlando di un romano parlo anche di un milanese e di chiunque nasca in una metropoli.

Metropoli poi!

Il mio amico Riccardo, che ha vissuto per undici anni a New York,  nel quartiere di Manhattan, guarda a Roma non come a una metropoli o  una grande città, ma piuttosto la trova una grande provincia. Dev’essere poiché, col tempo,  questa convinzione è maturata anche in me che il mio modo di guardare al civis romanus è così mutato. La colpevolezza ovviamente non spetta alla singola persona, quanto al sistema in cui è essa è calata. In una città provinciale come Roma, essere originali ed autentici non permette l’integrazione, e spesso mette a repentaglio la propria stessa incolumità morale, mentale, materiale e perfino fisica – in casi estremi. In un posto in cui regna il caos e la problematicità, essere uno dei tanti e frequentare uno dei tanti è l’unica salvezza. A Roma si impiegano ore a percorrere pochi chilometri, la gente ti è continuamente addosso, e se non sai farti largo con astuzia e savoir faire c’è sempre qualcuno pronto a precederti, ad afferrare prima di te ciò che ti serviva, e addirittura ciò che è tuo, se non stai attento a custodirlo.

 Sei anni fa, invece, questa città mi parve la mia La Mecca.

Sei anni fa, emersi per la prima volta dalla metropolitana capitolina, alla fermata di Magliana,  e mi trovai di fronte il verde parco dell’Eur, appena potato e ripulito,  e le sue enormi sculture in pietra; vidi un largo viale che pullulava di automobili, di vita produttiva e di attività,  il cielo era terso e la temperatura mite.

E provai  la sensazione di trovarmi finalmente a casa.

Per anni avevo cercato un posto che potesse soddisfarmi a pieno. E in quel momento Roma lo era davvero. Mi ero spostato in un paio di altre città del sud, tra cui Napoli, e per il breve periodo che vi abitai desiderai solamente lasciarmele alle spalle. Non vi avevo trovato niente di stimolante, nessuna opportunità, solo noia e spazi ristretti, scarso senso civico, e – nei paesaggi – deprimente vecchiume antiarcheologico, degrado e sporcizia.

All’epoca ero sicuro che a Roma avrei  realizzato le mie velleità di regista cinematografico.

Solo Roma, che aveva celebrato gli splendori del cinema, e ne aveva vissuto i fasti, poteva mettermi a disposizione l’opportunità di realizzare il progetto chiave della mia vita. Mi appassionava Almodovar e i suoi personaggi vivi, passionali, appassionati delle loro vite artistiche,  che vivevano le esistenze fino in fondo, realizzavano i loro sogni e davano sfogo ai desideri senza curarsi del convenzionale, della routine, di ciò che essendo comune è anche comunemente accettato come normale. In particolare erano i personaggi femminili delle sue pellicole  ad attrarmi, probabilmente per via della mia omosessualità. Donne sopra le righe, vistose, libidinose, passionali nelle relazioni, e professionalmente appagate. L’attrice Huma Rocho di “Tutto su mia madre”, la segretaria di produzione del film “Legami!”, la sorella del regista del film “La legge del Desiderio”, Kika del film omonimo “Kika un corpo in vendita”, Elena di “Carne Tremula”…

Le donne con ascendente carismatico  mi hanno sempre affascinato.

Scrissi personalmente i soggetti delle opere che avrei voluto realizzare, li confezionai in una mail accattivante composta con originalità e la recapitai a tutte le produzioni romane, dalle grandi Major alle piccole case indipendenti. Non ricordo se qualcuno ebbe la cortesia di rispondermi. Forse un paio soltanto, delle centinaia che contattai. Oggi ho un occhio realistico su certi meccanismi e non mi spaventa chiamare le cose con il loro vero nome, per cui non mi meraviglia l’accoglienza ricevuta dai lavori che proponevo. All’epoca  mi parve assurdo ed insensato che nessuno fosse interessato a quel materiale. Ma come avrebbero potuto i produttori imbarcarsi in imprese così a rischio e dalle attese di rientri economici così incerte? Con la Chiesa così vicina, e la Società sempre più interessata ad evadere dalla realtà problematica e dalle relazioni interpersonali e di coppia che, a dispetto di quanto dicano a  parole le persone, desiderano piatte e prevedibili . Film fantascientifici, o pellicole riempite di  pirotecnici effetti speciali, o cartoni animati in tre dimensioni, o qualche polpettone italiano sugli aneliti amorosi degli adolescenti delle scuole superiori o sugli slanci professionali di universitari, frustrati e rammentati con malinconica rassegnazione magari dallo stesso ragazzo diventato nel frattempo un adulto nevrotico, quando non  psicotico. In pratica viene somministrato e consumato un cinema di evasione dal pensiero e dall’impegno collettivo (gli effetti speciali, i cartoni animati e la fantascienza) e un cinema per depressi (gli amori e le speranze frustrate degli adolescenti).

E non è per caso che avviene questo, poiché esiste sicuramente un preciso disegno economico, ma capii solo in seguito. Magari ne riparlerò in qualche pagina successiva, per ora dico solo che i depressi e il disimpegnati dalla realtà sono due prototipi (sub)umani molto utili al profitto e all’ordine costituito: i depressi non fanno rivoluzioni, gli altri sono disinteressati alle vicende del mondo e consumano tutto quello che guadagnano attraverso il loro lavoro alienato.

Il rincospermo è l’ibrido umano, è il novello Frankenstein perfettamente creato dal Potere Economico, un falso individuo privo di individualità, un ramoscello al vento che pensa, vota, compra e fa’ quello che gli vien fatto pensare, votare, comprare e fare….E’ il perfetto risultato di un esperimento di vita artificiale!