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La religione, brutalmente sgozzata dal Rasoio… di Occam!

29 Feb

Uno strumento pare, a tutt’oggi, il più adatto a recidere la giugulare delle religioni  monoteiste (e non) .

E chiamasi – nel latino tanto amato da alcuni di questi credi – Novacula Occami.  Ovvero, il Rasoio di Occam… E non stiamo parlando di una lama metallica affilata e scintillante bensì di un principio metodologico.

Codesto principio fu peraltro elaborato proprio da un frate, il monaco francescano inglese William of Ockham, altresì noto come Guglielmo di Occam. E recita, più o meno, che tra le varie spiegazioni possibili di un evento bisogna accettare quella più “semplice”, intesa non nel senso di quella più “ingenua” o di quella che spontaneamente affiora alla mente, ma quella cioè che appare ragionevolmente vera senza ricercare un’inutile complicazione aggiungendovi degli elementi causali ulteriori

E come entra in tutto questo discorsetto la religione? C’entra, c’entra… Perché la faccenda  religiosa va di pari passo con  la questione riguardante la generazione dell’universo:

  1. da un lato si può ipotizzare un universo eterno, o generato da sé o per motivi sconosciuti;
  2. dall’altro, un universo generato da una divinità, la quale a sua volta è eterna, o generata da sé o per motivi sconosciuti.

In questo senso, la prima versione non postula enti inutili (la divinità), ed è quindi preferibile.

E’ inutile introdurre un Dio per spiegare l’esistenza del mondo!

Infatti, alla domanda “Perché esiste il mondo?”, i credenti delle religioni rispondono che “Il mondo è stato creato da Dio”, ma non essendoci per sua stessa definizione nulla di più potente di questo dio e quindi nulla che possa averlo creato, ne consegue che Dio, a differenza del mondo, è sempre esistito. Ma a questo punto, se è possibile che questo qualcosa sia sempre esistito, perché non anche il mondo? La risposta alla domanda iniziale “Il mondo è stato creato da Dio, il quale è sempre esistito” si semplifica quindi in “Il mondo è sempre esistito”. In altri termini è superfluo (e quindi, secondo il rasoio di Occam, sbagliato in senso metodologico) introdurre Dio per spiegare l’esistenza del mondo, e il fatto di spiegare il mondo e l’universo come creazione di dio è un rimandare la spiegazione, per il fatto che ora dall’inspiegabilità dell’universo si passa nella assai più complessa inspiegabilità di Dio.

Non si può non concludere citando Marx, emblema di un simil pensiero:

« La religione è il singhiozzo di una creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di una condizione priva di spirito. È l’oppio dei popoli. »

Ma qual è la funzione della religione per il credente? Essenzialmente duplice:

  • Tenta di offrire un senso ai problemi ultimi dell’esistenza.
  • Fornisce un sostegno psicologico in momenti gravi e delicati della vita.

Già…  ma  se per la gente comune la religione è un anestetico col potenziale di  far dimenticare il male ed il dolore (non certo di risolverne le cause), come mai sono sempre ruotati attorno alle istituzioni religiose interessi economici, politici e militari?

Ebbene: per mantenere il dominio del singolo o di una casta sul resto degli abitanti, l’uomo ha sempre avuto a disposizione due sistemi:

  1. il convincimento a forza
  2. il convincimento attraverso il pensiero

Non sempre il primo sistema si è rivelato sufficiente e conveniente, e i Potenti devono essersene accorti molto presto. La religione nasce quindi come “scienza” del convincimento attraverso le armi del linguaggio invece che della forza, finalizzata al mantenimento della piramide sociale in cui gli strati inferiori rispettano il proprio stato, ma soprattutto evitano di insidiare la superiorità degli strati più benestanti.

Tuttavia, al giorno d’oggi la religione non pare avere più la presa dei tempi antichi. Oggi la religione esprime un significato marginale e secondario, almeno per le masse che vivono nelle società dell’occidente, fatta eccezione per alcune esigue minoranze. Ormai la religione non occupa più il posto centrale, non ha più l’importanza ossessiva e dominante che ricopriva nell’ esistenza degli uomini delle epoche trascorse. Oggi nuovi oppi sono subentrati a sostituire la religione nella sua funzione di “sedativo” sociale:

  • Le varie dipendenze che offrono gratificazioncine immediate, e liberano almeno per qualche istante, dal male(ssere), senza ovviamente risolverne la causa: Fumo, Tecnologia, Sesso, Droga, Grassi …

La lezione del post, che non vuol essere un’invettiva antireligiosa (essendo come già detto la religione ormai una ‘faccenda’ sempre più per minoranze, ma non si sa mai…) è l’invito ad usare i principi metodologici della razionalità pragmatica per giudicare i fatti, e districarsi più agevolmente in un mondo dalla complessità sempre più elevata…

Fonti:


L’italiano “medio”… Medio? No, no… altro che medio: proprio mediocre!

21 Feb
Sono reduce dall’influenza. Un’unica giornata ma  intensa, trascorsa a letto con 39 gradi di febbre e le vertigini, e  a seguire uno strascico lievemente depressivo quale eredità del morbo.

E’ abbastanza frequente avere dei sintomi depressivi legati a fenomeni influenzali, che passano di norma dopo poco tempo. Ma prima che essi svaniscano completamente voglio avvalermi di quest’avversione che sento verso una buona fetta del genere umano per scrivere quest’ articoletto che covavo da un pochino. E l’avversione di cui sopra, si indirizza soprattutto contro l’essere umano di sesso maschile. Eterosessuale. E Italiano.

Pescando sul web notizie circa  le caratteristiche peculiari del maschio eterosessuale “medio” italiano ho potuto compilare la lista degli interessi preminenti della sua esistenza. Eccovi l’ elenco dei  maggiori impieghi  di tempo ed energie del soggetto in questione:

  •  Calcio
  •  Motori
  •  Sesso (promiscuo, nonché quale assiduo utente di pornografia)
  •  Playstation
  •  Tecnologia  (“i giocattoli per adulti”:  supercellulari, televisori iperfighi, pc  portatili con lo schermo touch)
  • Vanità varie (palestra per i muscoli, e griffe per evidenziarli e autoimprimersi un   marchio mandriano)
  • Chat, Virtualità e Vetrine autocelebrative (facebook etc…). Le relazioni sono  schermate, distaccate e controllate; si mostra e diffonde solo ciò che si vuole,  quello che faccia apparire più fighi; si scrive solo dopo aver “corretto”.
  • Film di Fantascienza o Comicità banale  (più sul trash  che sul satirico): ovvero pellicole del disimpegno assoluto e dell’evasione dalla realtà
  • Alcool  (ma anche Fumo…ed altre Dipendenze)
  • Praticare la politica del minimo sforzo e del minimo impegno (nel lavoro,   circa la vita intellettuale, riguardo la partecipazione sociale e politica),  ispirandosi a modelli truffaldini di furbastri (spuntare il prezzo migliore su  eBay per lo scintillante fregio da moto, truffare il fisco, reperire  raccomandazioni)
 Naturalmente si tratta di esasperazioni volute. Beh, esagerazioni forse sì… ma fino a che punto davvero “esasperate” ?
Come dovrebbe invece essere l’individuo modello? Basterebbe quasi ribaltare il calco descritto qui sopra:
  • Non buttare il proprio tempo in divertimenti appaganti nell’immediato ma affossanti sul medio e lungo termine. In pratica imparare a differire nel tempo il piacere.
  • Vivere le relazioni umane, di amicizia ed amore, con maggior pienezza e maturità.
  • Avere una visione “propria” e personale delle cose e della realtà.
  • Essere “istruiti” e “colti”.
  • Capire che l’impegno ripaga, la furbizia e la menzogna spesso ci tornano indietro sul grugno come un boomerang.
  • Fuggire il troppo basso e il troppo mediocre.
  • Sviluppare alcune tra le forme multiple di intelligenza descritte ad esempio da Howard Gardner : cognitiva, emotiva, spaziale, musicale, cinestetica,…
  • Essere aperti agli altri, prestare aiuto, dare…
  • Coltivare i valori umani…
 Inutile dire che ai Burattinai fa molto comodo avere individui forgiati in serie con lo “stampino” del prototipo di subumani calcio-e-vagina-dipendenti: costoro difatti non si ribellano, non costituiscono un pericolo per lo status delle cose, si accontentano di sopravvivere, consumano ciecamente, non fanno rivoluzioni, si fanno addomesticare facilmente!
L’essere umano più evoluto, invece, dovrebbe essere frutto di un percorso di formazione e istruzione che parta dal bambino. Quindi occorrerebbe che ciascuno sin da piccolo potesse disporre di saggi docenti. E se proprio non ci si ritiene genitori in grado di sopperire a tale compito, almeno si reperisca chi sia in grado di svolgerlo al proprio posto. Mentori, guide sagge e precettori. E il cerchio sembra chiudersi tornando al punto di partenza: evitare di procreare se non si può dare alla propria creatura tutto ciò di cui ha bisogno per “vivere” e non solo “sopravvivere”….
Ora che ci penso, ai Burattinai preme questo: farci sopravvivere anziché vivere un’esistenza piena
Qui sotto un sondaggio:  rispondi solo se sei italiano, con la M sulla carta di identità alla voce “sesso”, ed eterosessuale!

Perdono gli “Indignatos”.Vincono gli “Infiltrados” (pilotati da Qualcuno?)

16 Ott

Il movimento degli Indignatos  prende spunto dal pamphlet “Indignatevi!” di Hessel Stephane.  Eccovene il manifesto:

“Chi esercita il potere agisce a beneficio di una minoranza, ignorando la volontà della grande maggioranza e senza tenere conto del costo umano o ecologico che dobbiamo pagare. Questa situazione intollerabile deve finire.Uniti in una sola voce, faremo sapere ai politici e alle elite finanziarie a cui sono asserviti, che ora siamo noi i popoli che decideremo il nostro futuro. Non siamo merce nelle mani di politici e banchieri che non ci rappresentano.Il 15 Ottobre ci troveremo in piazza per mettere in moto il cambiamento globale che vogliamo. Manifesteremo pacificamente, dibatteremo e ci organizzeremo fino a riuscirci.”

E ancora:

“Gli esseri umani prima dei profitti! Non siamo merce nelle mani di politici e banchieri!
Chi pretende di governarci non ci rappresenta; l’alternativa c’è ed è nelle nostre mani, democrazia reale ora!”

E così sabato 15 ottobre, in 662 città di 72 paesi del mondo, si sono tenute le manifestazioni.

Pacifiche e festose praticamente ovunque tranne… in Italia!

250.000 persone  e… ben 5 ore di battaglia culminate nella guerriglia di S.Giovanni!

Auto incendiate, vetrine distrutte, edifici istituzionali bombardati con le molotov  e, tanto per gradire, una camionetta carabinieri in fiamme (e c’è chi ricorda la camionetta del tristemente noto G8!). Ma non dimentichiamo la statuetta della madonna, che – distrutta,calpestata e videoripresa – ha fatto il giro del mondo! Mi è parsa singolare quest’immagine… La prima osservazione, un po’ cinica, è andata a tutti quei fedeli che disertano le messe e dimenticano la propria fede in generale per poi ricordarsi improvvisamente di indignarsi in occasioni simili! La seconda osservazione è invece forse più azzardata. Oltre alla violenza in sé, cosa può far apparire riprovevole e condannabile l’azione di un gruppo di persone? L’atto iconoclasta, la distruzione della statua della madonna, è un gesto imperdonabile… Così chi non è connesso al “materiale” (le vetrine distrutte, le sedi istituzionali, le banche e le automobili) , ma lo è allo “spirituale”, troverà  pure lui motivo di risentimento e condanna verso la manifestazione! Se fosse una strategia di boicottaggio, quella attuata a Roma il 15 Ottobre, sarebbe veramente ben orchestrata! Distogliere l’attenzione dalla protesta e dal suo significato per indirizzare i riflettori sulle vetrine distrutte, i sanpietrini scagliati, le auto in fiamme, la statua della santa profanata!

Circa 500 estremisti violenti e incappucciati, black bloc (membri forse dei centri sociali più estremi e forse degli ultrà), stranamente organizzati  ed efficaci. Armati di sanpietrini, bastoni ricavati dalla segnaletica stradale e bottiglie incendiarie..  Ma questi incappucciati chi li organizzava, di chi erano al soldo, una sorta di “quinta colonna” infiltrata dal nemico (i Poteri…) per far naufragare la manifestazione? O erano forse dei gruppi indipendenti, delle schegge impazzite e nient’altro?

2 milioni di euro i danni, ecco la stima di Alemanno…  E qualcuno si chiede se non sarebbe stato meglio farseli prima i conticini e… investire per prevenire, mobilitando più agenti sin dall’inizio! Del resto il bravo manager è quello che fa buoni preventivi,non certo i consuntivi! Polemiche dunque sulla gestione dell’ ordine pubblico, e polemiche pure contro gli organizzatori. “Rete degli Studenti Medi” e “Unione degli Universitari”, due associazioni studentesche, denunciano che l’intento dei black bloc “era noto da tempo. Siamo profondamente amareggiati per la mancata volontà di isolare politicamente tali pratiche già nella fase di preparazione e organizzazione della data”

Il giorno della manifestazione, e quello dopo, non si parla degli obiettivi del corteo, ma soltanto delle distruzioni! Ovvero la manifestazione è vanificata. Anzi peggio! Disonorata! Non solo non si parla dei motivi per cui gli indignati erano pacificamente riuniti a  manifestare, ma l’immagine stessa degli indignati è definitivamente compromessa,  associata a violenza e distruzione, e per questo doppiamente sconfitta.  Sul blog di Beppe Grillo si legge “Io non credo a un secondo G8 con agenti infiltrati (anche se tutto è possibile)”. Già… tutto è possibile! Beh, se fossimo nei panni dei Poteri attaccati da una manifestazione pacifica di tali dimensioni , cosa faremmo NOI? Io la risposta ce l’ho, ed è proprio quella di farla trascendere, in modo tale che non si parli del contenuto e del significato della manifestazione, ma soltanto della guerriglia violenta che ha portato lo sconquasso nel cuore della capitale.  Alemanno si vantava , nelle interviste ai telegiornali, di aver impedito che la manifestazione raggiungesse il cuore storico più pregevole, leggasi piazza Navona, nonostante l’avessero così tanto criticato… Ma lui l’aveva vista lunga, no? Ha salvato piazza Navona (sacrificando San Giovanni)!  “Ma, scusa, se conoscevi così bene i rischi di questo evento perché non hai rafforzato le forze di polizia per evitare la degenerazione violenta?”, si chiede qualcuno…

E’ possibile che nessuno immaginasse quello che è poi  successo? Eppure una manifestazione del genere, in un momento storico così caldo, un afflusso di gente così caleidoscopico e così cospicuo … è ovvio che non sia da prendere sottogamba! E se la situazione la si prende sottogamba, non potrebbe essere che proprio l’esito violento fosse quello auspicato?  Leggiamo la risposta sul blog di Grillo: “C’è qualcuno sano di mente che crede che la manifestazione di ieri a Roma potesse finire diversamente? E’ andata esattamente come previsto, con le devastazioni, la guerriglia urbana, i feriti e gli scontri con la Polizia”.

Dunque. Perdono gli Indignatos. Vincono gli incappucciati, ovvero gli Infiltrados…

Riferimenti:

Steve Jobs è morto… iPhone, iPod ed iPad no!

13 Ott

Conoscete la differenza tra iPod, iPad e iPhone? E la “i” che fa da prefisso ai nomi di questi tre prodotti della Apple cosa significa?

Parleremo in questo articolo della figura molto discussa di Steve Jobs, morto negli scorsi giorni a 56 anni per un tumore.

Jobs fondò la Apple a 20 anni nel garage dei genitori, con l’ amico Wozniak . Quando Jobs compì 30 anni, la Apple  si era molto ingrandita, aveva avuto successo, lanciato il Macintosh e fu allora che… Jobs venne fatto fuori dall’azienda. Licenziato dalla società che egli stesso aveva fondato! Nei 5 anni seguenti si occupò di due altre società: la NeXT e la Pixar. Poi la Apple comprò la NeXT, e Jobs tornò alle redini della sua Mela, conducendola al primato di prima azienda nell’IT per fatturato  (2010), davanti anche alla Microsoft (Anche se … è vero, i Mac stanno andando sempre meglio e le vendite non sono mai state così alte, ma dai dati emersi dall’ultima conferenza Apple emerge che il 70% del fatturato arriva dalle vendite di iPhone, iPod ed iPad e da iTunes. Ovvero è  il mobile a farla da padrone).

Jobs è da molti venerato come un genio ed un visionario!

Altri invece lo ritengono uno squalo senza scrupoli, capitalista della peggior risma!

Per me una cosa non esclude l’altra: è sia un genio visionario che un capitalista manipolatore di masse!

 

Jobs –  Genio visionario!

Il celeberrimo discorso tenuto da Steve Jobs all’università di Stanford è, a tratti, quasi toccante, e ricco di spunti di vita. La lezione di una persona che partendo dal nulla, o quasi, ce l’ha fatta …

  • “Sono abbastanza sicuro che niente di tutto questo mi sarebbe accaduto se non fossi stato licenziato dalla Apple. Fu una medicina con un saporaccio, ma presumo che ‘il paziente’ ne avesse bisogno. Ogni tanto la vita vi colpisce sulla testa con un mattone. Non perdete la fiducia, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha aiutato ad andare avanti sia stato l’amore per ciò che facevo. Dovete trovare le vostre passioni, e questo è vero tanto per il/la vostro/a findanzato/a che per il vostro lavoro. Il vostro lavoro occuperà una parte rilevante delle vostre vite, e l’unico modo per esserne davvero soddisfatti sarà fare un gran bel lavoro. E l’unico modo di fare un gran bel lavoro è amare quello che fate. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, non fermatevi, come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo trovato non appena ce l’avrete davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continuate a cercare finché non lo trovate. Non accontentatevi.”
  •       “Quando avevo diciassette anni, ho letto una citazione che recitava: ‘Se vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, prima o poi lo sarà veramente’. Mi fece una gran impressione, e da quel momento, per i successivi trentatrè anni, mi sono guardato allo specchio ogni giorno e mi sono chiesto: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni volta che la risposta era “No” per troppi giorni consecutivi, sapevo di dover cambiare qualcosa.”
  •  “Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun’altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi, che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore. E, ancora più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione: loro vi guideranno in qualche modo nel conoscere cosa veramente vorrete diventare. Tutto il resto è secondario.”
  • “…nel cominciare una nuova avventura, auguro questo a voi. Siate affamati. Siate folli.”

Il discorso è interessante per gli spunti che offre:

  • Nella vita tanto più uno si fortifica quante più sono le porte in faccia che riceve, e le avversità che si trova ad affrontare. Perché? Semplicemente perché ricevendo una porta in faccia, ci si chiede come mai è successo, cosa dobbiamo modificare per “riuscire” dove abbiamo invece fallito e, se si è dotati di spirito autocritico, una porta in faccia dovrebbe essere vissuta come occasione di crescita e miglioramento, e non (solo ) come fallimento. Io difatti quando ne becco una, mi chiedo il motivo di ciò che è accaduto … cosa è andato storto, cosa ho sbagliato nella strategia, nei tempi, o nelle parole …  E così elaboro strategie nuove, mi evolvo e  divento più forte per la prossima volta! Ciò che non uccide fortifica, questo è il senso …
  • L’altro spunto interessante è il passaggio in cui Jobs sottolinea che, nella vita, TU devi trovare un obiettivo! In un altro articolo cercherò di evidenziare i punti essenziali del processo attraverso il quale ciascuno può (anzi deve!) trovare il proprio “scopo nella  vita”, parlerò di come sia fallimentare non farlo e di come ottimizzare il processo di conseguimento degli obiettivi!  Vivere la vita di qualcun altro, ovvero la vita che i vari “ruoli” che rivestiamo sembrano imporci,  accontentarci, sprecare tempo, conducono inevitabilmente  alla sconfitta. Bisogna essere “affamati”, ovvero famelici e spietati come bestie feroci ossessionate dal sangue, in questa ricerca! E non fermarsi mai, muovendo anche solo un piccolo passettino ogni  giorno, che ci avvicini al nostro obiettivo finale. Bisogna agire costantemente! Bisogna essere “folli” nel senso di provare a battere strade nuove… E “strada nuova” può anche significare ripercorrerne una già battuta con delle piccole modifiche, sostanziali e decisive. Del resto l’iPod non è altro che un lettore mp3 con … più design e maggior qualità!

Jobs –  Squalo capitalista, spietato,  manipolatore di masse!

Steve Jobs dicevamo  è una figura molto, moltissimo, controversa…. 

Pare sia stato uno spietato capitalista, “Jobs era uno squalo (come Gates d’altronde). Ha fregato a Wozniak la genialità [fu quest’ultimo a progettare l’Apple1], ha quasi fregato alla Xerox il concetto di sistema a finestre (lo ha comprato per un soldo di cacio da quelli che volevano solo fare fotocopiatrici***), ha riconfezionato BSD (che è Open) e ha pure sfruttato la creduloneria di molti sviluppatori che hanno contribuito ad OpenDarwin (la versione Open di OSX) che poi, una volta maturo, ha chiuso (chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto, alla faccia di molti).Volgiamo paragonare lui a Linus Torvalds* o a Richard Stallmann**, entrambi vivi, ma idealisti e forse per questo meno ricchi?”

E sempre su Steve Jobs, visto come squalo spietato, c’è chi dice che la sua Apple (Mela)  sia in verità una MELA …  MARCIA:  “La Apple (quella di Steve Jobs) utilizza Coltan per la produzione dei suoi prodotti un minerale più stabile del quarzo ma anche un minerale che in Congo crea guerre e sfruttamento del lavoro minorile in condizioni disumane. Alcune parti dei prodotti Apple arrivano da quella Foxconn, compagnia cinese che costringe i suoi lavoratori a condizioni disumane registrando negli ultimi anni un numero di suicidi elevatissimo (per questo la Apple si è guadagnata la denuncia di ben 36 ONG cinesi). Dai rapporti di Greenpeace, che periodicamente mette i colossi dell’elettronica a confronto,  Apple risulta l’azienda meno attenta all’impatto ambientale e sinora non ha risposto con alcuna azione concreta per migliorare il proprio indice, a differenza di altri colossi dell’IT mondiale. Acquistare è come votare e supportare, chi lo fa o è un ignorante o una persona senza sensibilità e morale. Steve Job non è un genio e ben che meno un benefattore. Oggi è morto lui ma quante vite sono state portate via con la produzione dei prodotti Apple. La propaganda informativa queste cose non le ha dette.”

Per gli interessati alla sua politica strategica,  ho inserito un interessante decalogo, in calce al post:  Appendice  –  I dieci comandamenti di Steve Jobs

E veniamo all’altro punto, forse ancor più “forte”. Jobs oltre ad essere uno spietato capitalista era un comunicatore persuasivo e manipolatore di  masse tanto da diventare il capo di una “religione laica” con seguaci nel mondo intero diffondendo  “l’iPod,  iPhone, iPad,  oltre che la nuova gamma dei computer iMac. Il logo della mela è diventato un catalizzatore di emozioni positive, uno status symbol.  In ciascuno dei settori dove ha sfondato,  Jobs non ha inventato prodotti genuinamente nuovi: prima di lui esistevano il pc, lo smart-phone, i lettori digitali di musica mp3 nonché i tablet per leggere e-book e giornali come il Kindle. In ciascuno di questi settori però lui ha imposto dei trend, delle trasformazioni profonde nel modo di navigare Internet, ascoltare musica o leggere i giornali. Ha rivoluzionato anche l’esperienza commerciale inventando gli Apple Store, luoghi di ritrovo che oggi segnano l’omogeneizzazione di una cultura globale da San Francisco a Pechino.”

Ovvero Jobs sarebbe l’uomo delle  finte rivoluzioni. Ecco una recensione fatta a Gennaio 2010 appena venne lanciato l’iPad: “Poche ore fa Steve Jobs ha lanciato il nuovo e rivoluzionario mezzo: l’iPad. A parte il nome, che sembra una brutta storpiatura dell’iPod, non è niente di nuovo: come al solito. Come sempre Jobs è bravo nel far apparire come qualcosa di eccezionale e mai visto prima qualcosa che in realtà esiste già. Solo che riesce a confezionare il tutto in una cornice di aspettativa favolosa. Aggiunge poi un design accattivante ed ecco pronto un nuovo prodotto per gli appassionati dell’Apple. “

Pare che tra i pregi dei prodotti Apple vi siano la qualità, la sicurezza e la stabilità. Tra i difetti? Il costo elevato e la politica di ‘chiusura’ della casa. E secondo Paul Hochman, esperto di tecnologia della NBC, la scelta di un sistema “chiuso” la porterà nel breve periodo al fallimento. Secondo Hochman, i sistemi chiusi sono storicamente destinati a estinguersi, tanto in biologia come nel settore hi-tech ed auto (Se infatti General Motors è fallita proprio a causa della sua politica di “chiusura”, Ford, che adotta soluzioni più aperte, è viva e vegeta e i risultati sono sotto gli occhi di tutti ). Cosa si intende per ‘chiusura’?  Ad esempio l’ impossibilità di utilizzare incondizionatamente uno strumento basilare come il bluetooth e le porte usb in dispositivi mobili come iphone, ipod, ipad…. E ancora ‘chiusura’ è quella sorta di selezione delle Apps che vengono pubblicate o meno sullo Store.  E ancora, le limitazioni verso la tecnologia Flash, pur  rappresentando questa il 75% dei video totali presenti sul web. Questa politica  a volte sembra più una vera censura o una strategia monopolistica di marketing che una questione di cura alla stabilità di sistema e di sicurezza, caratteristiche che la Apple dice di voler tutelare con questa politica!

Insomma senza inventare nulla o quasi, Jobs è riuscito a indurre ed alimentare nel mondo nuovi bisogni, ed ha fatto germogliare rigogliosa, e fertilizzato a dovere, una cospicua quota di quella nuova dipendenza, detta da Tecnologia, che oggigiorno avviluppa sempre più persone .

E dunque più che un “genio assoluto” sarebbe principalmente un … “genio del marketing”, che sa vendere a prescindere da cosa vende e quali valori vende! Forse  le frasi che riassumono meglio  il concetto sono le seguenti :  “ha creato dei nuovi bisogni come l’Ipad per spingere al  consumismo inutile, ha messo degli spywares negli IPhone, ha ucciso la musica attraverso Itunes e l’Ipod !!! ha creato […] il rincoglionimento di tutta una generazione !”, “Steve Jobs è stato uno che ha saputo vendere a 600 euro un arnese che ne costa 10 alla produzione……”

In effetti guardando in giro, per strada e nella metropolitana, i giovani con le orecchie tappate dagli auricolari dell’iPod  viene da pensare che – a parte la qualità probabilmente superiore  –   il prodotto dell’Apple abbia attecchito così tanto per merito del marketing pubblicitario, generando una schiera di adepti chiusi al mondo (come il prodotto Apple!), disinteressati all’interazione umana che potrebbe svolgersi nei luoghi pubblici, dove invece preferiscono occuparsi dello schermo touch dell’iPod o dell’iPhone!  E poi penso: sì, è vero, l’iPod si sentirà pure meglio di un lettore di altra marca, ma sulla metropolitana, nell’autobus o per strada – ovvero nei luoghi di maggior impiego – a che serve maggior qualità audio se poi  il suono ci arriva mescolato con rumori di qualunque tipo?

Qualcuno cinicamente vede la scomparsa del guru di Apple come “l’ultima grande campagna promozionale di Apple”, ed io stamani in edicola ho notato distese e distese di riviste dedicare le loro copertine a Steve Jobs, e tra di esse ho visto far capolino vari libercoli biografici … Ed ho ricordato le accuse mosse da più parti a Steve Jobs di aver sfruttato il suo tumore, quando tempo fa sembrava vinta pure quella sfida,  per finalità mediatiche e di marketing … Ed anche io, con la scusa di scrivere questo post, ho acquistato una rivista che gli tributava un articolone “centrale”. La rivista si chiama Wired e l’ho comprata anche per vedere di cosa si occupasse nelle sue pagine. Non l’avevo mai fatto prima perché il nome, Wired, non mi piace e credevo trattasse solo di tecnologia “pratica”, tipo la descrizione accurata dell’ultimo modello di cellulare, di notebook e così via. Invece no. E’ anche tanto altro. E vorrei concludere l’articolo con le belle parole che campeggiano sulla copertina che celebra Jobs: “Ha trasformato vita, tecnologia e consumi degli ultimi 30 anni. Così bravo a vendere le sue visioni che quando pronuncia la parola Business tutti sentono la parola Amore” .

Torniamo,  per chiudere, al punto da cui eravamo partiti e vediamo quali siano i “miracoli” di Jobs:

  1. iPod: L’iPod è un lettore di musica digitale. L’iPod, contrariamente ad altri lettori MP3, non permette di operare direttamente sui file al suo interno; si può sincronizzare con il computer attraverso il software iTunes, sviluppato dalla stessa Apple, tramite il quale si possono effettuare acquisti nel negozio di musica digitale online di Apple, iTunes Store.
  2. iPad: L’iPad è un tablet computer (computer portatile a tavoletta con touch screen) prodotto da Apple in grado di riprodurre contenuti multimediali e di navigare su Internet.
  3. iPhone: iPhone è il nome di una famiglia di smartphone (cellulari) con funzioni multimediali prodotti da Apple.

E quella dannata “i” che fa da prefisso a tutti ‘sti nomi? Eccovi la spiegazione. La “i” starebbe per  IO (in inglese)  quindi  IMAC  significa “io sono il mac “….  Ma la “i” in realtà è stata studiata apposta per prestarsi alla multi-interpretazione… Internet, Innovazione, Interattività, Io (sono)…

Note:

(*) e  (**)   Torvalds è colui che ha iniziato lo sviluppo del kernel Linux. Il sistema operativo GNU/Linux, ottenuto unendo Linux con il sistema GNU, creato da Richard Stallman, è entrato nella storia come valida alternativa ai sistemi operativi commerciali a licenza chiusa (come per esempio Microsoft Windows, Mac OS X, Unix)

(*** )  ”…  il mouse e l’interfaccia grafica (che gli vengono spesso attribuite come invenzioni) le ha “prese” dalla Xerox e in particolare dal Xerox Star. Anche qui ha saputo venderle meglio e nel momento giusto, confermandosi più un abile nel marketing piuttosto che un vero innovatore. Nulla toglie all’intuito e alle capacità comunicative degne di un leader, ma non direi un ‘innovatore’ : se innovazione causata da lui c’è stata, direi che lo è stata come effetto collaterale (anche, se vogliamo, necessario) di capacità di marketing e leadership”

Riferimenti:

Appendice  –  I dieci comandamenti di Steve Jobs:

I 10 comandamenti, ovvero  i principi su cui Jobs ha costruito il successo di Apple, la prima azienda tecnologica del mondo.

  1. Cerca la perfezione. Jobs ama i dettagli. La notte prima del lancio dell’iPod, lo staff di Apple lavorò fino al mattino per sostituire il jack delle cuffie, il cui click nell’inserimento non piaceva a Jobs.
  2. Contatta gli esperti. Jobs assunse l’architetto Ieoh Ming Pel per disegnare il logo di NeXT e reclutò nel consiglio di amministrazione di Apple il CEO di GapMickey Millar, prima del lancio della catena di negozi di vendita diretta.
  3. Sii spietato. Jobs è orgoglioso sia dei prodotti che ha ucciso che di quelli che ha rilasciato. Lavorò molto su un clone del Palm Pilot, per poi abbandonarlo quando si rese conto che i cellulari avrebbero eclissato i palmari. E questo liberò il team di progettazione che passò allo sviluppo dell’iPod.
  4. Evita i gruppi di discussione (Focus Group). Jobs ha detto: “Le persone non sanno cosa vogliono fino a che non glielo metti davanti”. Così impersona la parte di un gruppo di discussione di una sola persona, si porta a casa il prototipo di un prodotto e lo testa per mesi.
  5. Non smettere mai di studiare. Quando vennero disegnate le prime brochure di Apple, Jobs studiò a lungo quelle della Sony, l’uso dei font, il layout e persino il peso della carta. Durante il design del case del primo iMac, Jobs passo molto tempo nel parcheggio dell’azienda a studiare le carrozzerie delle auto italiane e tedesche.
  6. Semplifica. La filosofia di Design di Jobs è all’insegna della continua semplificazione. Ordinò ai progettisti dell’iPod di eliminare ogni tasto fisco compreso quello dell’accensione. I designers si lamentarono ed alla fine svilupparono la rotellina di scorrimento ad icone.
  7. Conserva i tuoi segreti. Nessuno in Apple parla, ognuno sa solo quello che deve sapere. Il lavoro è suddiviso in celle distinte. La segretezza permette a Jobs di creare hype e morboso interesse per le sue presentazioni.
  8. Usa gruppi di lavoro piccoli. Il team originale del Mac era di cento persone. Non uno di più, nè uno di meno. Se il centounesimo veniva assunto, allora qualcuno doveva abbandonare il team. Jobs è convinto che può ricordare il nome di battesimo di massimo cento persone.
  9. Usa più la carota del bastone. Jobs fa paura, ma il suo carisma è un potente motivatore. Il suo entusiasmo fu la ragione per cui il team Mac lavorò per 3 anni 90 ore la settimana per fare del Mac qualcosa di grande.
  10. Prototipizza all’estremo. Qualsiasi cosa che Jobs fa è prototipato all’ennesima potenza. L’hardware, il software ed anche i negozi di vendita diretta. Architetti e designers lavorarono un anno ad un prototipo di negozio Apple in un edificio nei quartieri generali di Apple per vedersi il progetto stracciato da Jobs e costretti a ricominciare da capo.

Panem et Circenses ? No! Panino da McDonald’s e Calcio…

5 Ott

Panem et Circenses Il poeta latino Giovenale, nelle sue Satire, coniò per primo l’espressione ( letteralmente “pane e giochi”) per definire la formula  magica con cui i governanti mantenevano il consenso:

  • placavano  i malumori del popolo e
  • ne distoglievano l’ attenzione dalla gestione del potere

Trattavasi della distribuzione di generi alimentari, di piccole elargizioni economiche, di bagni e terme pubbliche da un lato (il pane) e dall’altro di svaghi collettivi consistenti in gladiatori, belve esotiche, corse coi carri, competizioni sportive e rappresentazioni teatrali  (i giochi).

Ma oggi? Ebbene sì… Il sistema è ancora ampiamente praticato!

Panem et Circenses  cos’è diventato nel mondo odierno? Pane e Panelle da Mondo Arancina e poi al Circo di Moira Orfei? Magari…almeno assaggeremmo prodotti tipici e saremmo spettatori di una certa forma d’arte!

Oggi Panem et Circenses  equivale a: CALCIO e PANINO da McDONALD’s!

Inutile soffermarsi troppo sul McDonald’s …  Contro la “povera”  supercatena di fast-food  è già stato detto tutto, o quasi:  http://www.tmcrew.org/mcd/

Le maggiori accuse mosse a questa Multinazionale sarebbero le seguenti:

  • Cibo non salutare (ricco di grassi, zuccheri e sale, e povero di fibre e vitamine. Un’alimentazione di questo tipo è legata ad un alto rischio di malattie del cuore, cancro, diabete ed altre malattie. Il loro cibo conterrebbe anche molti adittivi chimici)
  • Sfruttamento dei lavoratori (paghe basse, alto ricambio, opposizione alle organizzazioni dei lavoratori, assunzione di gente “ricattabile” che non riuscirebbe a trovare facilmente un altro lavoro)
  • Deforestazioni (usare bovini allevati su  foreste pluviali disboscate, impiegare inutili confezioni di vari tipi, con un ingente spreco di carta, cartone e plastica, che spesso vengono usate appena  un minuto -dal bancone al tavolino- e  molte altre volte finiscono in sporcizia per strada).
  • Sfruttamento del “Terzo Mondo”
  • “Violentare” gli animali ( allevamenti intensivi, in condizioni indescrivibili, dove viene praticato il cannibalismo trasformando animali erbivori in carnivori)

Ovunque spopolano campagne per boicottare ed affondare il gigante del cibo veloce …

Panem et circenses dicevamo… L’unico problema è che il panem inizia a scarseggiare e di conseguenza i governanti hanno pensato bene di aumentare la razione di giochi, divertimenti e premi vari … e veniamo dunque allo svago collettivo per eccellenza, almeno in Italia, il tifo calcistico.

Il calcio come  arma di distrAzione di massa, dunque:  i potenti se ne avvalgono per far si che la gente si interessi a questo sport e non… ai problemi seri!… . Il calcio verrebbe dunque inculcato nelle menti dei cittadini ad iniziare dai piccoli, e  non senza motivo. Ed oltre allo scopo primario della distrazione delle masse, il calcio assolve ad  un’ altra funzione meramente economica essendo  divenuto un “business” per investitori.

Qual è la percentuale della popolazione tifosa di calcio, provate a scommettere? … Vi semplifico la vita, dandovi due alternative: il 15% o il 30% degli italiani…? Quale scegliete?

Sbagliato!

La percentuale di tifosi, in Italia, è di ben… la metà della popolazione. Ovvero il 50% degli italiani è appassionato di calcio e lo segue! (Sondaggio Demos & Pi, Settembre 2011)

La domanda è semplice: se il cibo dei fast food è appetibile a causa del basso costo, della martellante pubblicità e per la dipendenza, ormai nota, indotta da  grassi e zuccheri, cosa rende la gente tanto schiava del calcio?

Il sociologo Zygmunt Bauman, nel suo trattato “La solitudine del cittadino globale”, analizza il difficile rapporto tra sfera pubblica e privata nella società contemporanea e lo fa partendo dall’inquietante paradosso per il quale, malgrado la libertà individuale sia aumentata, è aumentata l’insicurezza collettiva.

Un individuo solo, insicuro e spaurito è quello su cui il calcio fa fortemente presa.

I bisogni soddisfatti dal calcio per il tifoso sono i seguenti:

  • Bisogni di autoaffermazione, di autostima e di successo. Le forti emozioni suscitate nel tifoso dipendono da un imponente fenomeno psicologico che permette di avere un’identificazione vicaria con la squadra o con l’atleta (Antonelli F., Salvini A., 1987).Le identificazioni possibili in un tifoso permettono di affermarsi, di esprimere pareri e giudizi, di mettere in scena il proprio “Io ideale”, soddisfacendo il narcisismo di un Io che può esternare istinti ed emozioni in forme abitualmente impossibili nella vita di tutti i giorni. Attraverso l’identificazione con una squadra o con alcuni giocatori, lo sport consente di ottenere, in caso di vittorie, quelle gratificazioni che compensano le frustrazioni che la vita comporta un po’ per tutti. Una volta “investita” una squadra od anche un solo giocatore particolarmente in vista di “rappresentare se stessi” si difendono a spada tratta anche di fronte alle evidenze contrarie alla opportunità di farlo! Laddove la complessità attuale rende difficile all’individuo affermarsi direttamente, egli può scoprire la possibilità di identificarsi con personaggi di successo e il modo di distinguersi da altri scoprendo dentro di sè, attraverso il tifo, un sentimento di unicità e di vittoria.
  • Bisogni di affiliazione (adesione a gruppi fortemente coesi e con comportamenti e modi di agire stereotipati)
  • Bisogni di esibizione (manifestati spesso attraverso controversie con i tifosi di fazioni opposte)
  • Bisogno di aggressione. Si può ipotizzare che tale bisogno possa essere proprio la chiave della tifoseria che, se mantenuta entro certi limiti comportamentali, rappresenterebbe una vera e propria “ritualizzazione dell’aggressività” con un importante ruolo sociale.  E’ una sorta di psicodramma di massa, perché consente tale “soddisfazione istintuale” in modi regolamentati e limitati nel tempo potendo, di solito, alla fine di una partita o di un torneo, ripristinare l’autocontrollo istintuale e tornare a comportamenti di convivenza pacifica con gli altri… Ma qualcuno passa da tifoso che “soddisfa” gli impulsi a casa propria, di fronte alla TV, ad ultrà violento: Il rischio di assistere a comportamenti che vedono  la trasformazione del tifoso in “ultrà” è stata spesso attribuita a fenomeni relativi alla cosiddetta “Psicologia delle Folle” (Le Bon G., 1971), secondo la quale la situazione di gruppo in cui si consuma il tifo può agevolare l’espressione di emozioni in forme molto primitive, caratterizzate da perdita di coscienza, dalla sostituzione dell’ “Io individuale” con l’ “Io di gruppo”, un processo regressivo che limita la critica e la razionalità, favorendo il contagio emotivo e l’amplificazione delle emozioni.
  • Bisogno di sicurezza, dato dalla costanza delle regole, e il bisogno di cambiamento dato dall’evoluzione della partita

E c’è perfino chi sostiene che il calcio piace così tanto agli uomini indovinate perché ? Il calcio sarebbe un simbolico orgasmo:  la partita rappresenta un grande amplesso in cui il gol finale non è altro che il raggiungimento dell’orgasmo… basta vedere l’esultanza di chi riesce, fra mille acrobazie, a penetrare l’area di rigore e a segnare nella porta avversaria!

Cerchiamo di ritrovare conferme di tanta psicosociologia nella vita “reale”. Ecco cosa dicono, sui vari blog, i tifosi …

“… con il tempo ho imparato tutto su questo sport, e non so perchè lo amo così tanto, so solo che se durante la settimana non sapessi che devo andare allo stadio la domenica la mia vita sarebbe ancora più brutta….. e poi ad ogni gol, saltare in piedi con tutti gli altri………. ci sono delle cose che non hanno veramente prezzo!!”

“… Sapessi in quante situazioni mi sono trovato in cui, non sapendo di cosa parlare con persone di paesi e culture diverse, con le quali non avevo nulla in comune, abbiamo cominciato a parlare di calcio e siamo andati avanti per ore… da li’ siamo poi diventati amici. ”

“ …regala EMOZIONI…emozioni forti…sensazioni ke forse non riesco a trovare in nessun’altra cosa al mondo… Ti fa vivere, litigare, bestemmiare, imprecare, esultare, gioire, cantare, sudare, piangere, ridere… E’ l’unica cosa ke mi regala tutte queste emozioni… nn esiste altro… ”

“Si chiama senso di appartenenza. A me fa piacere seguire qualcosa che mi da emozioni. Film e telefilm sono scritti, il calcio (teoricamente) no. Ci si trova a giocare e ci si diverte. Poi si sceglie una squadra, la si conosce, la si tifa e la si ama. Da una parte sei tu sul campo, dall’altra sono gente più brava di te e alla quale una parte di te sogna di assomigliare.”

E l’inno della Roma, conferma o smentisce? Conferma, conferma …

“Dimmi cos’è,
che ci fa sentire amici anche se non ci conosciamo
dimmi cos’è ,
che ci fa sentire uniti anche se siamo lontani.
dimmi cos’è cos’è
che batte forte forte forte in fondo al cuore
che ci toglie il respiro e ci parla d’amore.
Grazie Roma che ci fai piangere abbracciati ancora
Grazie Roma, grazie Roma che ci fai vivere e sentire ancora
una persona nuova
.
Dimmi cos’è cos’è
quella stella grande grande in fondo al cielo
che brilla dentro di te e grida forte forte dal tuo cuore.
Grazie Roma che ci fai piangere abbracciati ancora
Grazie Roma, grazie Roma che ci fai vivere e sentire ancora
una persona nuova
.
Dimmi chi è
che me fa sentì ‘mportante anche se nun conto niente,
che me fa Re quando sento le campane la domenica mattina
Dimmi chi è chi è
che me fa campà sta vita così piena de problemi
e che me da coraggio se tu non me voi bene.
Grazie Roma che ci fai piangere abbracciati ancora
Grazie Roma, grazie Roma che ci fai vivere e sentire ancora
una persona nuova”.

Embè … che altro aggiungere?!

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Riferimenti:

Lo zucchero ammazza le diete? No, uccide la gente! (“Le Nuove Dipendenze”)

3 Ott

In questo post si parla delle “Nuove Dipendenze” e del loro sfruttamento, nonché pure del loro essere alletamate, ad opera  dei poteri economici.

Le dipendenze sono solitamente differenziate in:

1. Dipendenze sociali, o legali

2. Dipendenze antisociali, o illegali

Le prime originano da droghe legali (tabacco, alcol, psicofarmaci, etc.) e da attività socialmente accettate come mangiare, lavorare, fare acquisti, giocare, guardare la televisione, etc.

Il secondo sottotipo comprende invece le dipendenze da droghe ed attività illegali, per esempio oppiacei, cocaina, oppure rubare, incendiare, stuprare, etc.

E relativamente alla prima categoria, delle dipendenze sociali… la nuova “civiltà”  genera:

  • stress
  • vuoto esistenziale (come riempire l’esistenza)
  • senso di solitudine (individualismo egoistico del consumismo)
  • e noia

e favorisce  la tendenza all’immediata gratificazione, fornendo sempre gli strumenti appropriati per conseguirla!

 L’individuo, stressato e  super-impegnato, costretto a vivere situazioni sociali, affettive e lavorative di ambizione, di immagine, di efficienza, spesso in realtà è una persona fragile.  Il mondo lo schiaccia, il target da emulare è irraggiungibile e sopraggiunge lo sconforto. La ricetta? Eccola subito pronta, confezionata dal nuovo marketing:  gratificazioncine immediate e sempre disponibili! Quali gratificazioncine? Shopping, tecnologia, giochi, cibo grasso e zuccherino, sesso, alcol, tabacco e …la lista prosegue ben oltre, come vedremo tra poco. E quando queste gratificazioni diventano l’unica valvola di sfogo dell’individuo al disagio che prova verso la “realtà” si creano le dipendenze, nonché si rafforza una modalità sterile di intervenire sui problemi e sulle sfide che ci si propongono. Non si viene incoraggiati, studiatamente, ad affrontare i problemi che causano il nostro disagio, ma si è incoraggiati ad  affrontare invece il disagio stesso (ansia, panico o depressione), ricorrendo a strumenti gratificanti sempre disponibili e che inducono dipendenza.

Ed eccole le nuove dipendenze di tipo “sociale” (”legale”):

Tutti gli studi condotti sullo Shopping Compulsivo riferiscono che   l’80% dei compulsive buyers  sono donne giovani. Si pensa, a tale proposito, che la società contemporanea crei in questa categoria un accrescimento dell’autostima attraverso gli oggetti acquistati. I prodotti che vengono maggiormente comperati sono vestiti, scarpe, gioielli e cosmetici. Per questi soggetti patologici fare acquisti potrebbe essere un modo per innalzare la propria autostima e combattere frustrazione ed umore depresso. Inoltre tale stato porta i soggetti ad incrementare progressivamente tempo e denaro speso negli acquisti. In questo modo il soggetto affetto da tale disturbo cerca immediata gratificazione, agendo nonostante la consapevolezza delle conseguenze negative a cui andrà incontro. In seguito all’acquisto egli sperimenta un senso di riduzione delle tensione che funziona da rinforzo per il successivo ripetersi del comportamento disfunzionale.

Il Gioco d’Azzardo comprende il superenalotto, i videopoker, i “gratta e vinci”. Essi hanno la caratteristica di essere facilmente accessibili, sempre e da chiunque. Si osserva che nelle fasi storiche in cui l’economia è maggiormente in crisi, il gioco d’azzardo prolifera e laddove invece l’economia sia dinamica il gioco d’azzardo ne risente.  Con i giochi d’azzardo si compra un po’ di illusione e di speranza, e giocarvi è anche un modo per vivere delle emozioni.

 La dipendenza dalla Tecnologia,  che include attività quali usare il cellulare, il computer, guardare la TV, la play station, si sta diffondendo soprattutto per quanto concerne la dipendenza da Internet, identificata in 5 principali sub-addiction:

 1. Cybersexual Addiction: uso compulsivo di siti dedicati al sesso virtuale e alla pornografia;

2. Cyber-relational Addiction: eccessivo coinvolgimento nelle relazioni nate in rete;

3. Net Compulsion: comportamenti compulsivi tramite Internet come, gioco d’azzardo, shopping   e commercio on -line;

4. Information Overload: ricerca di informazioni tramite la “navigazione” sul  Web;

5. Computer Addiction: tendenza al coinvolgimento eccessivo in giochi Virtuali. Possiamo addirittura smettere di cercare soluzioni ai nostri problemi e alienarci nell’immaginario di una perfetta seconda vita virtuale come nei giochi del genere di Second Life.

Va da se che il tempo che passano milioni di utenti su una determinata piattaforma viene immediatamente tradotto in denaro sfruttando le maniere più diverse. Ma lo sviluppo psicologico della salute degli esseri umani richiede un contatto fisico e un’interazione sociale.  In questo processo stanno per venir meno alcune competenze insostituibili. Scrivere messaggi non sostituisce il contatto fisico umano. Le espressioni delle labbra umane e un’occhiata furtiva sono più significativi di una serie di “faccine” inviate con l’ iPhone. Innovazione tecnologia e capitalismo vanno a braccetto. Il Capitalismo incoraggia e incentiva il consumo superfluo, l’individualismo e lo spreco.

 La Dipendenza da Lavoro: Molte persone evadono dai problemi relazionali o familiari, dal sentimento di vuoto interiore  dedicandosi al lavoro, soprattutto perché oggi in tutto l’Occidente il lavoro è indispensabile per integrarsi nell’ambiente socio-culturale, per conquistare la libertà personale attraverso l’indipendenza economica. Il lavoro è  un’attività che, per quanto non gratificante in sé,  lo è invece per le implicazioni sociali ed i suoi risultati:  il Successo (riuscire a portare a termine le attività di cui ci si occupa) e il Potere (possibilità di avere ascendente o controllo su altre persone).

 Dipendenza da Eccessivo Esercizio Fisico: Le persone di questa categoria vivono con ossessione la cura del proprio corpo e la ricerca di una forma estetica perfetta. Esposte al bombardamento incessante delle pubblicità per cui se non sei bello non esisti moltissime persone oggigiorno ne soffrono in qualche misura.

 La Dipendenza Amorosa ed Affettiva: La dipendenza affettiva patologica nasce da una bassa stima di sé, da una mancata maturazione del sentimento di dignità e di valore personali. I dipendenti affettivi, solitamente donne, nell’ amore vedono la risoluzione dei propri problemi. Il partner assume il ruolo di un salvatore e chi è affetto da dipendenza affettiva non riesce a cogliere ed a beneficiare dell’amore nella sua profondità ed intimità. Il dipendente affettivo cerca “dosi” sempre maggiori di presenza e di tempo da spendere insieme al partner. La sua mancanza lo getta in uno stato di prostrazione. La persona esiste solo quando c’è l’altro e non basta il suo pensiero a rassicurarlo, ha bisogno di manifestazioni continue e concrete. L’aumento di questa “dose” non di rado esclude la coppia dal resto del mondo. l principale sintomo della dipendenza affettiva è proprio la paura: paura di perdere l’amore , paura dell’abbandono e della separazione, paura della solitudine e della distanza, paura di mostrarsi per quello che si è. Oltre alla paura sono presenti il senso di colpa e il senso d’inferiorità nei confronti del partner associati a rancore e rabbia, coinvolgimento totale e vita sociale limitata, infine gelosia e possessività.

 La Dipendenza da Rischio: Sempre più ragazzi sono attratti dalla sfida contro le proprie paure, i propri limiti fisici,  o contro quelli della natura: il vuoto, l’altezza,  il vento e la velocità e… le piccole attività delinquenziali. In una società in cui tutto diventa indifferente, occorre misurare il valore dell’ esistenza rischiando di perderla. Paradossalmente, sfiorare deliberatamente la morte conferisce un prezzo alla vita! 

La Dipendenza da Sesso: I dipendenti da sesso lo vivono in modo ossessivo, per rilassarsi dallo stress e prendersi cura di sé stessi. Il sesso è la componente primaria della loro vita per la quale tutto il resto viene sacrificato, inclusi gli amici e la salute. Il dipendente sessuale è di sesso maschile, essendo l’uomo più esposto delle donne ai continui e martellanti stimoli sessuali che i mass-media impongono e che hanno come protagoniste le figure femminili. Subito dopo l’atto sessuale i dipendenti si sentono tristi ed in colpa.

 La Dipendenza dagli Psicofarmaci riguarda fondamentalmente i farmaci ansiolitici ed i sonniferi (le cosiddette benzodiazepine, tipo: Tavor, Valium, Lexotan, etc.). La sindrome da astinenza, che consiste in un aumento proprio dell’ansia,  è riscontrabile all’incirca nel 45% dei soggetti che abbiano assunto benzodiazepine stabilmente… Conoscete il DSM IV, «Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali», ovvero la Bibbia della Psichiatria? Si tratta di un punto di riferimento per tutti gli psicologi e gli psichiatri delmondo, ma … non pochi dubbi sono stati sollevati circa la sua validità scientifica, e serie critiche minano direttamente la dimensione etica, intaccando di conseguenza anche la credibilità scientifica dell’opera: la metà degli psichiatri che hanno partecipato alla stesura dell’ultima edizione del DSM ha avuto rapporti economici, con ruoli di ricercatore o consulente, con società farmaceutiche. Si tratta di tutti gli psichiatri che hanno curato – nel  DSM IV- la sezione sui disturbi dell’umore e sulle psicosi, definizioni di disturbi che in quegli anni si sono accompagnate all’impennata nelle vendite di farmaci “appropriati”. Queste scoperte hanno fatto tornare in auge, negli ultimi anni, il tema delle “malattie finte”, disturbi creati ad hoc  (attraverso ad esempio un semplice “accorciamento” della lista di sintomi per l’inclusione in una diagnosi) per lanciare nuovi farmaci e aumentare le vendite degli psicofarmaci!

 La Dipendenza da Cibo ( Dipendenza da Zuccheri, Binge Eating Disorder  ovvero la  sindrome da alimentazione incontrollata).

Il  Binge Eating Disorder è contraddistinto da frequenti episodi di abbuffate compulsive, senza successive condotte compensatorie, come ad esempio vomito o uso di  lassativi, come avviene nella bulimia.
Il Binge Eating Disorder si ritrova più frequentemente negli adulti tra i 30 e i 40 anni e in modo sostanzialmente uguale nei due sessi; inoltre le persone afflitte da tale disturbo presentano spesso situazioni di sovrappeso o di obesità e fluttuazioni di peso corporeo rilevanti (anche più di 10 chili in 3-4 settimane). Non è chiaro se sia la depressione a innescare il Binge Eating Disorder o il contrario. L’assunzione di cibi appetibili (in particolare carboidrati: classico l’esempio della Nutella) favorisce la produzione di serotonina: il cibo diventa cioè un antidepressivo naturale. Logico pensare che in alcuni soggetti possa scattare un meccanismo di compensazione: la serotonina prodotta dà benessere e ciò ci spinge ad assumere altro cibo, finché il meccanismo si blocca e il soggetto, realizzando la sua situazione, ricade nel senso di colpa.

Ma ci sono i casi “mascherati”, ovvero –forse – pure noialtri!  Il Binge Eating Disorder è la condizione permanente di una situazione che può riguardare tutti.  L’eccessiva gratificazione del cibo (a causa dei processi antidepressivi che si innescano) per contrastare una situazione potenzialmente depressiva è sicuramente  comune a molte persone.

Quanto alla Dipendenza da Zuccheri e Cibi Grassi, gli alimenti ricchi di grassi, sale e zucchero, altamente calorici, attivano nel cervello le stesse aree che vengono stimolate dalle droghe: si crea così una creazione analoga a quella degli stupefacenti, ma molto meno violenta. Ricercatori americani dell’Istituto Scripps (Florida)  hanno abituato alcuni ratti da laboratorio a mangiare salsicce, bacon e dolci. Oltre ad essere diventati obesi, i topolini hanno subito una vera e propria modifica del sistema cerebrale: il loro sistema della gratificazione, infatti si è impigrito, richiedendo ogni giorno una maggiore quantità di stimoli piacevoli. Addirittura, i topolini avevano atteggiamenti da “drogati” e neanche una scossa elettrica alla zampa riusciva a tenerli lontani dalla vaschetta del cibo. I cibi ricchi di zuccheri e grassi attivano sostanze euforizzanti fra cui la dopamina, un super-energizzante naturale, che stimola i centri della gratificazione e del piacere, rendendo questi snack attraenti e irresistibili.

Eccoli i principali imputati:

  • patatine: fritte, molto salate e con un sapore a volte estremo;
  • caramelle e dolciumi: presentano un alto livello di zucchero;
  • cioccolato: assunto in dosi eccessive  può essere pericoloso;
  • alimenti da fast food (hamburger, salsine, salatini…):  sono ipercalorici e ricchi di grassi.

Questi cibi creano dipendenza al punto tale da dare luogo, nei casi più estremi, a vere e proprie crisi di astinenza!

E inoltre ammazzano pure! O quasi …

Vari gli studi a sfavore dello zucchero raffinato!  Ne cito uno soltanto per tutti quelli che pensano che, con l’evoluzione,  l’uomo vada invece sempre più assomigliando ad un “verme” ! Uno  studio è  stato diretto da Cynthia Kenyon dell’Università di San Francisco: aggiungendo solo un po’ di glucosio alla normale dieta dei vermetti  C. elegans, da anni utilizzati per studi sulla longevità, la loro vita si accorcia. I vermetti condividono con noi una serie di geni legati alla longevità, e nel corso del tempo i ricercatori che in tutto il mondo sono impegnati in questo tipo di studi hanno scoperto che meccanismi biologici affini controllano la nostra e la loro longevità.

Insomma pare che: +zucchero = 20% di vita in meno.

E lo sapevate  che la maggior parte del cibo trattato disponibile sul mercato, proviene da una cerchia di poche e ristrette compagnie? E con poche non intendo dire 100, e nemmeno 10…e nemmeno 5…. e nemmeno 4 !

E che queste Multinazionali sono i principali burattinai anche nelle organizzazioni che decidono salute e politiche sociali in tutto il mondo?

Il passo è dunque breve:  che vi abbuffiate fino a scoppiare va benissimo, e se diventate dipendenti da   grassi e zuccheri per conto vostro è anche meglio … Ma sapete qual è realmente l’optimum?  Fare qualcosa per spingervi a ricercare la dipendenza da queste forme di appagamento immediato, manipolando le vostre esistenze!   E’ lapalissiano! Sinceramente, che fareste voi al posto loro?

Ed ecco, per concludere in bellezza, un pensiero su quanto sia auspicabile per il Potere Economico la prevedibilità della dipendenza:

La possibilità di gestire le mode e le culture di una popolazione è alla base del moderno potere economico e politico. Una maniera molto profonda di controllare i consensi delle masse e di limitarne il rinnovamento è quella di farle abituare a dei comportamenti piacevoli che siano il più possibile continuati nel tempo. Si inizia sempre con abitudini leggere e attraenti fino ad arrivare a delineare degli schemi di comportamento che siano influenzabili dall’alto. Una volta che si crea una tendenza a cui un enorme massa di persone preferisce non rinunciare, allora si è instaurata una sorta di dipendenzaGran parte del controllo sulla popolazione nasce dalla prevedibilità di questo consenso”.

Riferimenti:

FUMO: Tanti i morti, e si reclutano i giovani coi “Fattoni Animati”!

29 Set

Oggi è un mese esatto che ho smesso di fumare! Il 29 Agosto scorso, domenica e il giorno prima di tornare a lavoro dopo le vacanze estive,  è stata l’ultima occasione  in cui abbia acceso una sigaretta…  Ovviamente il percorso di liberazione dal fumo  non è stato semplice,  ma tuttavia confesso piuttosto indolore. Non è stato semplice perché naturalmente ho dovuto superare  vari tentativi falliti; indolore perché in verità non ho risentito più di tanto delle crisi di astinenza dovute alla dipendenza fisica dalla nicotina. E psicologica tanto meno!

Ormai io non farò più compagnia al   “Teschio che fuma” di Van Gogh o alla “sorella” ammiccante della foto… E voi?

Forse dopo aver letto questo post un pensierino all’interruzione della dipendenza da fumo lo farete pure voi…

Ed allora, qualora così fosse,  molto ma molto velocemente vi racconto le mie personalissime strategie per lasciarmi alle spalle questa brutta storiaccia.

1)  Avevo fallito precedenti tentativi perché mi ero affidato alla tecnica della graduale diminuzione del numero di sigarette quotidiane.  Errore! Partivo con 5 sigarette giornaliere per poi tornare – nel giro di qualche giorno o al massimo un paio di settimane – al solito pacchetto! Se si decide di smettere, non si deve derogare alla risoluzione. Ovvero non comprare più una sigaretta, e non accettarla mai più da nessuno,  per nessun motivo al mondo! Mai più!

2)  Bisogna essere molto motivati. Le mie motivazioni erano essenzialmente due. Quella economica (i 150 euro al mese andati in fumo in senso letterale!) e quella relativa alla salute (mio padre è morto prematuramente anche per i danni del fumo: difatti i dottori nelle loro anamnesi chiedono sempre sei il paziente fumi: un motivo ci sarà, no!).

3)  Saper visualizzare quando, soprattutto nei primi giorni, il desiderio di una sigaretta ci assale, e questo accade mentre compiamo le normali attività cui il fumo era associato. Ad esempio il dopo-pranzo, il dopo-caffé, la serata con gli amici… In quei casi visualizzavo 2 cose: il denaro fino a quel momento risparmiato (oggi ad esempio sono arrivato a quota 150euro, e stasera festeggerò al ristorante con un amico. Bisogna difatti premiarsi quando si raggiungono le tappe intermedie dei propri obiettivi: ricordalo sempre ed applicalo anche in altri contesti) e visualizzavo pure  un polmone marcio e completamente arso, che avevo visto su interntet, attribuendolo alla persona che fumava di fronte a me e che aveva stimolato il mio desiderio colpevole!

Ed ora che ho dato il mio contributo agli aspiranti-ex-fumatori-redenti posso iniziare a parlare di quello che anticipa il titolone del post: I molti decessi per il fumo sono veramente un grande fastidio per le Multinazionali del Tabacco! Che disdetta che tanta gente debba morire… mannaggia! Perchè non possono vivere fino a cent’anni (ed oltre) continuando a sfumacchiare e a foraggiare le Multinazionali del Fumo? Certo ci sono i soldi che – prima di morire – i fumatori lasciano alle Industrie  Farmaceutiche che gli curano quei brutti mali,  industrie  con cui le Multinazionali del Tabacco condividono i padroni,  ma – uffà! – resta sempre il fatto che tocca reperire  continuamente nuovi clienti!

E così, negli anni ’20, fu il turno delle donne di farsi infinocchiare: con la scusa dell’emancipazione furono assoggettate al fumo pure le coccole ! Del resto non si vendeva il fumo di sigarette ma la parità sociale col maschio!

Dagli anni ’50 il target sono diventati i giovani. I giovani per le Multinazionali del Tabacco sono un target strategico: convincerli significa conquistare clienti a lungo termine. Il pubblico giovane è, inoltre, quello più facilmente suggestionabile . Da allora spopolano quelli che chiamiamo i «fattoni animati»: supereroi che hanno bisogno di supersostanze per essere invincibili. Popeye, o Asterix, per fare gli esempi più noti.

Ed oggi? Oggi il target è ancora più giovane: ormai le Multinazionali puntano sulla fascia di età tra 8 e  11 anni!

 In Nigeria, Malawi e Mauritius  il tasso di minori diventati fumatori è in aumento, e questo grazie a invasive campagne pubblicitarie pro-tabacco, possibili in Africa, dove le leggi e le regole obbligatorie in Occidente non valgono o non vengono osservate. Su cosa si basava la campagna delle Multinazionali? Ecco i punti strategici:

  • Incoraggiare  la vendita di sigarette singole, anziché in pacchetti da dieci o da venti, nei succitati paesi africani, contrariamente alle proprie norme ufficiali di marketing. La vendita di singole sigarette è solitamente proibita, perché è più facile che siano acquistate, specie in paesi poveri del Terzo Mondo, da ragazzi molto giovani, i quali potrebbero non avere abbastanza soldi per comprare un intero pacchetto ma riescono a procurarsi gli spiccioli per comprarne una.
  • Organizzare promozioni in giro per le strade offrendo gratuitamente una sigaretta in prova.
  • Sponsorizzare  concerti in cui l’età degli spettatori non viene controllata all’ ingresso, e dove vari artisti indossano abiti con la sigla di marche di sigarette.
  • Verniciare le imposte dei negozi  che vendono sigarette con i colori delle proprie marche: una forma di pubblicità subliminale, anche questa contraria alle regole.

Insomma in Africa è stato proprio attuato un doppio colpo gobbo:  penetrando nel mercato di nazioni in cui fino ad ora il fumo era in netta minoranza, e assicurandosi clienti a vita (poiché la dipendenza da nicotina sviluppata a 11 anni è difficilmente estirpabile in seguito)

Le povere Multinazionali del Fumo devono ingegnarsi, ed  ecco come espandono e rafforzano il loro commercio:

  • Puntando su categorie sempre più ampie della popolazione: le donne prima, poi i giovani ed ora i bambini.
  • Puntando su aree geografiche prima non interessate dal fenomeno.
  • Rendendo sempre minore il numero di clienti che abbandonano il fumo . E per questo è stata potenziata   l’addittività (ossia la capacità di indurre dipendenza) introducendo ammoniacamentolo, liquirizia e cacao nella sigaretta. Infatti, l’ammoniaca aumenta la proporzione della nicotina libera, che penetra più rapidamente nel sangue rispetto alla nicotina convenzionale; il mentolo ha la proprietà di rallentare la decomposizione della nicotina; e composti come il cacao e la liquirizia, non hanno solo il  ruolo di addolcire il gusto del tabacco per renderlo più gradevole anche ai giovani, bensì hanno un effetto brancodilatatore, ossia far arrivare meglio la nicotina ai polmoni e quindi al cervello. 
  • Dedicando molte risorse a difendersi da eventuali leggi anti-fumo, e dalla ricerca sugli effetti del tabacco.

Dell’ultimo punto non abbiamo ancora parlato. Voi forse pensate ingenuamente che i poveri magnate delle Industre del Fumo non abbiano avuto, ed non abbiano, le loro gatte da pelare? Che se ne possano stare tranquilli nei loro manieri e castelli,  a sfruttare gli schiavi delle piantagioni di tabacco, e a raccogliere la manna che gli piove addosso direttamente dalle tasche di tutti questi sciocchi tossicodipendenti della nicotina?

No, le cose non stanno così! Ad un tratto qualcuno iniziò a vociferare che il fumo provoca gravissime patologie mortali, e molte di queste voci erano trapelate proprio dagli studi riservatissimi condotti dalle stesse Multinazionali. Come fermare le nascenti campagne antitabacco? E tutti gli altri nemici del fumo? A una conferenza di una di queste Multinazionali si decise di affrontare «i pericoli» a cui essa era esposta: ne furono identificati ventisei, di cui l’ Organizzazione mondiale della sanità (OMS) fu considerato il più grave, e vennero elaborate delle «direttive di contenimento». La soluzione fu quella delle talpe nell’ OMS : pare che  “uomini di fiducia” dell’ industria del tabacco si siano fatti eleggere come dirigenti regionali dell’OMS al fine di declassarne la crociata antifumo, ammonendo che erano più urgenti le iniziative sanitarie a favore del Terzo mondo, e che tutti i fondi dovevano confluire a esse!

Insomma si faceva il possibile, come si legge in documenti riservati poi resi noti, per “proteggere il business da leggi negative e pericolose”, compreso pagare scienziati per riferire circa le ricerche sul fumo dei loro colleghi: è il caso di un professore che si occupava attivamente di Epidemiologia e Prevenzione e nel contempo era consulente segreto di una Multinazionale: suggeriva a questa Multinazionale le strategie per deviare l’attenzione dei ricercatori e del pubblico dalla nocività del fumo passivo  tenendola informata  delle ricerche circa il cancro al polmone causato dal fumo passivo, che molto la preoccupavano.

Vi furono dunque le Class Action  (le cause intentate dai malati di cancro causato dal fumo)  perché ovviamente non si poteva nascondere all’infinito la natura mortifera della sigaretta!

E i giudici americani hanno condannato Multinazionali del Tabacco come Philip Morris e Reynolds a pagare risarcimenti multimiliardari. Secondo i giudici americani premiare le Class Action  è molto importante: questo disincentiva le multinazionali del tabacco a promuovere pubblicità ingannevole ed escogitare metodi poco invasivi per incentivare il fumo tra i minorenni, come l’aggiunta di additivi che le rendono addirittura “dolci”, cosa che potrebbe favorirne l’utilizzo da parte dei più giovani.

Ed ecco arrivare le scritte sui pacchetti delle sigarette: “Il fumo uccide!” e “Il fumo crea elevata dipendenza!”

Nuove Class Action da parte dei malati di cancro a causa del fumo. Ma …

Ora – nonostante la causa del cancro sia incontrovertibilmente riconducibile al fumo delle sigarette – le Class Action falliscono! Almeno in Italia. La prima Class Action italiana contro il fumo mosse i passi quando il Codacons invitò tutti i 3,5 milioni di italiani che fumavano regolarmente sigarette della “Bat Italia” (es. Lucky Strike e Pall Mall), a parteciparvi. Ogni fumatore avrebbe potuto richiedere un risarcimento da 3mila euro, per un totale di 10,5 miliardi di euro. Il Tribunale di Roma  ha bocciato la Class Action spiegando chiaramente che “chi fuma conosce i rischi di ciò che fa”, anche perchè sono molteplici le campagne di sensibilizzazione da parte di medici e istituzioni.”Va inoltre escluso, sulla base degli studi e delle conoscenze scientifiche ormai consolidate,” si legge infatti nelle motivazioni dei giudici “che la dipendenza da nicotina determini l’annullamento o la seria compromissione della volontà del fumatore nella forma di costrizione al consumo, tale da inibirgli in modo assoluto qualsiasi facoltà di scelta tra la continuazione del fumo e l’interruzione dello stesso. Né gli effetti della nicotina, alla luce delle ricerche e dei risultati medici e scientifici, sono paragonabili alle droghe pesanti quali l’eroina o la cocaina e di tale influenza sulla volontà del fumatore da renderlo affatto incapace di smettere di fumare”. I giudici hanno respinto anche l’accusa, sostenuta dal Codacons, che la Bat avesse aggiunto al tabacco delle sue sigarette oltre 200 componenti chimici aggiuntivi per aumentarne gli effetti assuefacenti.

Le Multinazionali tirano un sospiro di sollievo:   eccole messe abbastanza al riparo da queste pericolosissime Class Action!

Gli fu poi fatto divieto di pubblicizzarsi! Ovvero si giunse un po’ ovunque al divieto di pubblicità diretta delle sigarette…

Ma ci si organizzò pure per fronteggiare questo. Attraverso la pubblicità indiretta. Dagli anni Settanta in poi, infatti, gli investimenti dell’industria del tabacco in pubblicità “indiretta” sono stati sempre maggiori. Sono andate crescendo, ad esempio, soprattutto le sponsorship di eventi legati al mondo dello spettacolo e della moda.  Moda e Cinema furono invasi di fumatori. Volevate vietare la pubblicità diretta ? E le Multinazionali si insinuarono nei film e nelle riviste patinate  per conquistare i giovani e le donne, ovvero i maggiori fruitori di pellicole e fashion.

A proposito del Cinema,  eccovi il  “product placement” ! Mel Gibson, Nicolas Cage, Ben Stiller, Drew Barrymore, Eddie Murphy, Will Smith, Kevin Kline, Kenneth Branagh, Julia Roberts, Leonardo Di Caprio, Kate Winslet, Tommy Lee Jones e Arnold Schwarzenegger. Questi sono solo alcuni degli attori che hanno recitato almeno una volta con la sigaretta in bocca o con un pacchetto fra le mani. Testimonial, forse pure a volte inconsapevoli, delle multinazionali del tabacco. I loro personaggi hanno fatto il giro del mondo veicolando un messaggio chiaro e forte: c’è una marca di sigarette per ognuno. Per la donna sofisticata, per quella indipendente ed emancipata; per l’uomo che ama la vita all’aria aperta; per le persone di successo; per il giovane stravagante; per quelli a cui piace stare fra la gente; per gli intellettuali. Nessuno sfugge alle strategie di marketing! Da una ricerca statunitense che ha analizzato i film più visti dal 1960 al 1990 emerge inoltre che il gesto del fumare è tre volte più frequente nei film che nella realtà. Il risultato è evidente: il pubblico è indotto a credere che la maggioranza della gente fumi e, quindi, che si tratti di un atteggiamento ammissibile e diffuso. Negli ultimi anni si è passati da inquadrature che coglievano cartelloni pubblicitari sullo sfondo o pacchetti di sigarette all’interno della scena, al coinvolgimento attivo degli attori, in modo da rendere immediata l’associazione tra la loro immagine e quella di un determinato marchio di sigarette, fuori e dentro il set.

Uno studio condotto da C. Mekemson e S. A. Glantz, “How the tobacco industry built its relationship with Hollywood”, ha analizzato oltre 1500 carteggi che provano rapporti economici tra case di produzione e multinazionali del tabacco . “L’industria del tabacco recluta nuovi fumatori associando i suoi prodotti a: divertimento, eccitazione, sesso, benessere e potere, nonché all’espressione della ribellione e dell’indipendenza”, scrivono Mekemson e Glantz.

E circa la Moda? Invece di comprare spazi pubblicitari sulle pagine delle riviste di moda, possibilità peraltro espressamente vietata in molti Paesi, le aziende preferiscono produrre linee di vestiario e accessori di moda, oppure fare pressioni affinché le modelle o i modelli siano fotografati mentre fumano. Che poi lo facciano o meno anche nella loro vita privata poco importa: il messaggio che passa è quello di un’abitudine legata a un’immagine glamour, alla moda, trasgressiva. L’aspetto fisico delle modelle e il loro eventuale apparire con la sigaretta in bocca, poi, può indurre a pensare che proprio quell’abitudine possa contribuire a mantenerle magre. Accanto alle promozioni dirette esistono, anche nel mondo della moda, modi indiretti attraverso cui le multinazionali del tabacco mirano a diffondere consenso intorno al loro marchio, associandolo a concetti positivi come quello del successo e della generosità. Ne sono un esempio i concorsi per stilisti, le borse di studio per designer, gli eventi di moda organizzati e offerti dalle aziende produttrici di tabacco.

Ed anche qui venne la campagna OMS  “Moda e cinema liberi dal fumo!”

E’ stata vietata la dizione “light” sulle sigarette, considerata ingannevole, e quindi sostituita con specifiche di genere, come “rosse” o “blu”.

E dei divieti sempre più stringenti sulla logistica del fumo?  In pratica non si può più fumare in nessun posto  pubblico oramai… Ma pensate che coi divieti a fumare nei luoghi pubblici, negli uffici e un po’ dovunque, ci sia stato un crollo delle vendite delle “bionde”? Macché! Qualunque divieto stimola nell’uomo la reazione opposta per la legge della scarsità,  e questo era sicuramente stato  preventivato da tutti i burattinai… In ogni caso per fumare basta uscire per strada oppure allontanarsi un attimo dall’ufficio e infatti: attualmente sono in fase di test, da parte delle Multinazionali, sigarette più corte e veloci da fumare, adatte al consumo in ambienti esterni o negli stanzini che le aziende hanno riservato.

Qualcuno si illudeva davvero di poter sconfiggere le Multinazionali del Tabacco?

Loro avranno la meglio sempre è comunque, poiché dispongono degli strumenti per farlo! Dunque l’unica scelta possibile è…smettere di fumare e basta! Più semplice di quanto si immagini. Niente crociate, niente leggi facilmente aggirabili, solo un atto di responsabilità diretta… Buttare quel pacchetto una volta per sempre!…  Hai detto niente, eh!  … Beh, io ci sono riuscito…e so quanto può essere semplice, in fondo… e con questa conclusione il cerchio si chiude tornando al punto di partenza dell’articolo. Davide contro Golia!  Tu contro le Multinazionali del Tabacco… e puoi spuntarla tu senza problemi, se vuoi!

E per favore cerca di fare a meno di supporti esterni per liberarti della dipendenza da fumo! Io non ho avuto bisogno di cerotti, gomme da masticare ed altri prodotti  farmaceutici. Ho rinunciato ad acquistare le gomme contenenti nicotina quando la farmacista mi ha annunciato il loro costo: 35 euro!  Anche l’interruzione della dipendenza da fumo è un ricco business, non dimenticarlo! E qualcuno sostiene che la maggior parte delle affermazioni che riguardano i danni da fumo, ad esempio quello passivo,  citano come fonte l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). Le statistiche a cui si riferisce l’OMS, però, non sembrano molto convincenti in termini di numeri. Come mai nessuno si pone dei dubbi sull’imparzialità dell’OMS visto che è ufficialmente nota la sua partnership con le Compagnie Farmaceutiche?

Il riassunto è che quello della nicotina è un ottimo business! Le Multinazionali non devono  investire denaro, al contrario di altri prodotti, per fidelizzare i clienti in quanto la loro dipendenza dalla nicotina ne è già una sicura garanzia! La nicotina  porta alla dipendenza in tempi molto brevi…  Gli studi hanno dimostrato che i fumatori avvertono i sintomi da astinenza già dopo aver fumato 100 sigarette. La nicotina rende dunque dipendenti in modo molto veloce, ed è complicato e noioso uscirne: ed anche qui c’è il business delle Aziende Farmaceutiche ad attenderci, coi suoi prodotti disintossicanti dalla dipendenza! E per chi non ce la fa, e per giunta si becca una delle  gravi patologie che conosciamo, beh… ci sono ancora le Multinazionali del Farmaco naturalmente, pronte a fiondarsi sul malcapitato come iene e a restargli addosso fino alla fine con cure strazianti e infinite!…

Per finire lascio un piccolo schemino, il confronto della nicotina con le altre droghe. Nella “lista delle droghe più pericolose” è stata calcolata una classifica con 3 parametri:

  1. danni fisici,
  2. Il potenziale di dipendenza
  3. Le conseguenze per l’ambiente sociale e la società.

E  la nicotina occupa la nona posizione, dopo eroina, cocaina, barbiturici, metadone, alcol, e prima di cannabis, LSD ed ecstasy!

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Riferimenti:

  1. Per il business delle sigarette ai bambini:  http://www.facebook.com/group.php?gid=89673591987
  2. Class Actions:  http://www.meds4all.it/news/bocciata-class-action-fumatori-5338.html
  3. Per info sulla nicotina: http://www.apotheken-raucherberatung.ch/it/startseite/facts-zum-rauchen/stoffe-im-tabakrauch/nicotina.html
  4. Moda e cinema libere dal fumo:  http://www.salute.gov.it/resources/static/primopiano/giornatafumo/dossier_fumo.pdf
  5. Fumo passivo: http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=FUMO%20PASSIVO,%20150%20MILIARDI%20DELLA%20PHILIP%20MORRIS%20PER%20DEPISTARE&idSezione=591
  6. Per info generiche:  http://archiviostorico.corriere.it/2008/novembre/21/Vietato_fumare_Permesso_guadagnare_mo_0_081121044.shtml
  7. Per le “talpe nell’OMS” si veda:  http://archiviostorico.corriere.it/2000/agosto/03/Fumo_complotto_delle_multinazionali_co_0_0008037481.shtml

Il Suffragio Universale è…LETALE! Le soluzioni? Patentino per votare e voto pesato!

28 Set

Il suffragio universale è una conquista piuttosto recente. Il grafico  mostra che in Italia l’anno dell’introduzione di questa modalità di voto è il 1946, e quasi ovunque ci si aggira attorno a quella data.

Da quel momento in poi uomini e donne, indipendentemente dal proprio ceto, dall’intelligenza posseduta,dalla preparazione culturale, emotiva, dal livello di coscienza, e dal fatto che siano informati o meno su quello che gli accade intorno, hanno diritto ad esprimere il proprio voto e decidere le sorti di una nazione!

Un po’ – per essere eretici usando un paragone assai arduo – come nelle discussioni sul calcio, dove chiunque si improvvisa commissario tecnico al bar,  senza magari neanche aver mai sfiorato un pallone di cuoio con la punta della scarpa …

 E  qualcuno trova il Suffragio Universale la più colossale delle ingiustizie!

Diciamo subito che una grossa fetta della popolazione, se non la maggioranza, è scarsamente corazzata ed è  molto – troppo! – permeabile alle manipolazioni. E questo naturalmente fa comodissimo al Potere Economico . Il Potere Economico, lo ricorderemo sempre, è l’unico vero Potere al mondo (e la sorgente di tutti gli altri, da quello politico a quello religioso)  ed ha a disposizione, com’ è ovvio, tutti i capitali di cui abbisogna per  organizzare le campagne mediatiche più massicce  (tv, stampa, comizi, etc.) e più incisive di tutti gli altri (può foraggiare eserciti di psicologi motivazionali ad esempio).

E sono proprio Quelli che detengono maggiori risorse economiche, da impiegare per influenzare il popolo, a volere che  quella gente abbia diritto al voto,  poiché alla fine sanno che quelle menti plagiate e forgiate ad hoc il voto lo daranno proprio a Loro! 

Inutile fare altre teorizzazioni. Gli esempi li abbiamo tutti sott’occhio. Qualche  proletario, squattrinatissimo e alla canna del gas, che ha votato per  il partito che gli prometteva calcio, donnine (e  trionfo della mediocrità in ogni settore) credo l’abbiamo conosciuto tutti!

In ogni caso ecco un commento critico sulla faccenda del diritto al suffragio universale: “In tanti hanno sacrificato la propria vita per donare un diritto a chi probabilmente non lo merita. Possibile, che il futuro di uno Stato debba essere posto nelle mani di gente che non si è mai interessata del sociale, che non  ha mai avuto a cuore le sorti dell’umanità.[…] Perché gente che non conosce l’abc […]  deve decidere delle sorti di chi dà se stesso per il bene collettivo? E’ giusto il suffragio universale? Non sarebbe più corretto avere una patente per votare? Chi guida un’automobile deve dimostrare di saper guidare, allora chi vota, perché non dovrebbe dimostrare di avere la capacità e conoscenze tali da poter esercitare il voto?”

Ed eccovene un altro: “Adesso io non pretendo di concedere il voto solo ai laureati in giurispudenza o scienza politiche, ma quando vedo […] dei decerebrati che si bevono qualsiasi pagliacciata e non sono capaci di un minimo di pensiero critico o autocritico, dei  vecchi con il cervello cristallizzato a 50 anni fa che votano senza aver mai letto un programma, e penso che il loro voto ha lo stesso peso del mio e di quanti altri passano ore a leggere,  riflettere e valutare tutte le possibilità e conseguenze che uno schieramento o l’altro possano portare,  beh non posso che assumere un atteggiamento indisponente. Anche perchè il voto di questi soggetti mi sta rovinando l’esistenza. Per questo credo che sarebbe il caso di instaurare un patentino per il voto, perchè il voto richiede maturità e consapevolezza. Un patentino da rinnovare ogni dieci anni, che si consegua con un banale test di educazione civica a risposta multipla, anche facile, ma che almeno attesti un minimo di buona volontà. Credetemi, sono fermamente convinto che, per quanto facile possa essere il test, l’elettorato italiano calerebbe almeno del 30%, con una stima molto ottimistica.”

Si osserva da più parti che esistono patenti ed attestati per poter condurre una automobile, o un motorino,  mentre è concesso a chiunque  di votare la fazione politica che  deciderà delle nostre esistenze!  E si suggerisce pure  che ad esercitare quel diritto “E’ necessario giungervi con un’adeguata preparazione.
Per questo crediamo sia fondamentale organizzare dei corsi di alfabetizzazione politica che forniscano gli elementi di base necessari perchè quanti si apprestano al raggiungimento dell’età necessaria  per recarsi alle urne, non lo facciano privi degli strumenti concettuali  minimi. Lo Stato deve farsi garante del momento formativo necessario per l’ingresso nello spazio di cittadinanza attiva. Proponiamo una patente per votare che dimostri un minimo di conoscenze di base perchè il voto non sia vissuto quale presenza-assente del vivere politico. Una patente per votare che abiliti l’ingresso alle urne

Nella lunghissima storia che ha condotto  al suffragio universale, un po’ ovunque sono state rispettate delle tappe quasi obbligate che hanno visto la concessione del diritto di voto ad una porzione sempre più grande della popolazione. In generale ecco le principali tappe:

  1. Abolizione dei criteri censitari (potevano votare solo quelli con un censo superiore ad  un tetto fissato)
  2. Abolizione dei criteri sessisti(le donne non avevano diritto al voto) o razziali (i neri)
  3. In alcuni paesi (anche America ed Italia) era previsto (e poi è stato abolito) l’accertamento di un grado minimo di cultura e di alfabetizzazione quale prerequisito per l’accesso al voto

Restano ovunque in vigore criteri di limitazione del diritto del voto per  soggetti socialmente riprovevoli (tipo chi venga condannato per certi crimini).

Ma non sono soggetti socialmente riprovevoli quelli che votano perché condizionati dalle propaganduole con la stessa facilità con cui l’allodola è ipnotizzata dallo specchietto? O i  vegliardi che si disinteressano o non comprendono il presente, e vivono degli ideali politici del passato, ormai anacronistici? O i soggetti intellettualmente deboli, le giovani leve a cui della politica non interessa una acca, e vanno a votare solo se la giornata non è favorevole per andare al mare?

Dunque, se a molti appare ingiusto che il diritto di voto possa avere il carattere di suffragio non resta che scegliere tra due possibili soluzioni:

  1. Patentino per votare. Ne abbiamo parlato prima.
  2. Pesare il voto di una singola persona, con una scala da 1 a 10. O meglio attribuire a ciascuno da 1 a 10 voti a seconda di quanto si dimostri valido secondo una specie di test volontario (simile – ma in effetti molto diverso -a quelli di intelligenza, logica e cultura generale). Chiunque ha diritto ad 1 voto! Chiunque…faccia o non faccia il test… lo porti a termine con successo o lo fallisca… Al contrario, se emergono qualità e competenze elevate, si può totalizzare fino a 10 voti!
Naturalmente è difficile che le cose cambino, e che il patentino o la scala pesata vengano adottate in materia di diritto al voto, poiché – accusando i fautori della riforma di voler introdurre una disposizione discriminatoria – il Potere Economico continuerà a farla da padrone cavalcando il sistema attuale… E la gente comune? Quella si risparmierà lo sforzo intellettuale di dar la prova di quanto sia socialmente valida (ehm…), e potrà continuare a parlare – tra un goal di testa del capitano ed un fuorigioco non segnalato dall’arbitro cornuto – di comunisti e di fascisti che ormai è da un pezzo che non esistono più! Semmai siano  mai esistiti sul serio…

40 ragioni per non fare figli ! (Corinne Maier)

26 Set

La signora Corinne Maier (1963) è una scrittrice e psicanalista francese. Non una vecchia zitella inacidita, non una lesbicona camionista, bensì la mamma di ben 2 adorabili creaturine! E la coccola, in barba ai moralismi di quelli che descrivono l’esperienza genitoriale come sublime e appagante, sconsiglia invece chi è ancora in tempo dal procreare. Invita tutti a non commettere i suoi errori. E ben due errori ha commesso la signora!  «Se non avessi avuto dei figli, sarei stata libera di girare il mondo con i soldi guadagnati dai miei libri  … invece sono costretta a rimanermene a casa, ad alzarmi alle 7 del mattino, a cucinare per tutti e a fare lavatrici. Ci sono dei giorni in cui mi pento di avere dei figli e ho il coraggio di dirlo, al contrario di molte mie amiche, che pensano la stessa cosa, ma non la confesserebbero ma

Attaccando il mito dei figli quale “bene più prezioso e gioia ineguagliata”, dopo averla ascoltata è impossibile non guardare con occhio diverso le famiglie che la domenica spingono passeggini e raccolgono giocattoli nei parchi o sulle spiagge: se potessero tornare indietro lo rifarebbero?

A me capita spesso di vedere queste famigliucce ai centri commerciali, la domenica pomeriggio: papino, mammina ed una o due creaturine. Ed è soprattutto il papà a  guardarsi in giro con una muta e straziante  richiesta di aiuto negli occhi: vorrebbe essere anche lui in una di quelle comitive di giovani maschiotti spavaldi e spensierati che non hanno la responsabilità di una moglie né figli a carico, e possono spendere quello che vogliono per sé, e cacciare pupe e andare ovunque, quando e con chi lo desiderano!

E coccola Corinne Maier ha il dente ben avvelenato e lo affonda nelle carni del Capitalismo.”Il capitalismo incoraggia le persone a spendere un sacco di soldi, perché fare figli significa creare nuovi consumatori, che hanno bisogno di case più grandi, di macchine più grandi… E tutto questo crea miti fasulli!”

Coccola Maier ha esposto 40 ragioni per non procreare, poi ridotte a 20 da-non-so-chi e io le ridurrei ulteriormente a queste:

1) I genitori non hanno più un minuto per se stessi o per una passione personale; passano tutta la giornata a scorrazzare per la città per accompagnare i figli ora in piscina, ora alle lezioni di musica, ora a scuola. Considerato che i figli vengono fatti attorno ai 25-30anni e che almeno 10-15 anni sono persi dietro le loro esigenze, un genitore butta via la parte migliore della sua vita, quella in cui disporrebbe di maggior vigore fisico e dell’indipendenza economica per realizzarsi a pieno!

2)I figli costano! Ho letto che, nell’età che va dai 5 ai 18 anni, un figlio costa circa 25 euro al giorno, ovvero 25×30=750 euro al mese!

3) Sarete inevitabilmente delusi dai vostri figli.  Le famiglie sono un incubo. Non smetterete di desiderare la completa felicità per la vostra prole. I figli spesso diventano il nostro prolungamento narcisistico, ovvero cerchiamo di creare un essere che sia più bello e più bravo di noi per assecondare il nostro narcisismo…

4)Per far figli ci vorrebbe un patentino. L’esame dovrebbe verificare che si disponga delle risorse economiche ed intellettuali, nonché emotive, per assicurare alla creaturina un’esistenza non solo di sopravvivenza, ma di vita piena!

5)Il mondo è già sovrappopolato. La Terra stà sopportando 6 miliardi di persone e questa crescita non è sostenibile. E’ necessario che molti rinuncino ad avere dei figli proprio perchè tra qualche anno a causa di disoccupazione, inquinamento, esaurimento delle risorse alimentari  ed energetiche, il futuro delle generazioni che verranno sarà esposto ad un grandissimo rischio. Non aspettatevi che il bimbo che vi sorride gioioso oggi vi dirà grazie, per la sconsiderata scelta di metterlo al mondo, quando sarà diventato adulto in un mondo che non potrà offrirgli nulla!
Sostengono che la popolazione mondiale dovrebbe scendere a 2 miliardi di persone per avere un equilibrio adeguato. C’è addirittura un progetto chiamato “Rientro Dolce” e questo è il link al sito. Leggetelo se può incuriosirvi….

A Corinne è stato chiesto: Nei Paesi dove è stato imposto il controllo delle nascite non è stato  sradicato il desiderio di procreare.
E le risposte sono che:

  1. La riproduzione è un istinto fondamentale per l’essere umano, dunque incontrollato.
  2. Riprodursi dà una certa idea d’immortalità (espressa attraverso la prole) e di perfettibilità (i figli dovrebbero continuare laddove i genitori si sono fermati).
  3. I figli sono un importante elemento di integrazione sociale e, per dirlo con termini freudiani, sono un fallo ambulante, un oggetto magnifico che ci riempie. A livello inconscio la nostra società giudica in modo negativo una persona senza figli. Come se la persona in questione fosse incompleta e – caricaturando – immatura. In particolare per chi vuole condurre una carriera politica o pubblica o manageriale, la mancanza di figli può essere un handicap: come se mancasse l’esperienza di gestire una famiglia, direi quasi l’esperienza della vera vita. Insomma un genitore è più rassicurante di una persona senza figli.

E vi lascio con altre dolci parole della supercoccola Maier: “Dico che una coppia con figli è più facilmente controllabile. Una coppia con figli non cambierà mai attività, città, amicizie sulla base di un colpo di testa. Non potrà permettersi un comportamento asociale, non si ribellerà facilmente proprio perché deve pensare al benessere dei figli. Un individuo o una coppia senza figli sono molto più liberi e imprevedibili. In un certo senso il nucleo familiare è un elemento stabilizzante della società, è il collante di un certo ordine e conformismo. Provi a immaginare un gruppo importante di persone che decide di non procreare e di realizzare invece i propri desideri: non c’è nulla di più sovversivo!”. […]

Non vi basta?! Allora guardate su MTV la serie-documentario 16 anni e incinta (16 and Pregnant) e capirete il pericolo a cui vi esponete, ed esponete il frutto dei vostri lombi, se procreate in condizioni non ottimali….

Se proprio volete diventare genitori, assicuratevi di avere   T U T T E   le carte in regola per farlo….

  • Soldi (più che sufficienti*)
  • Intelligenza (razionale ed emotiva)
  • … ed Affettività!
(*) la coccola Corinne dice che ” l’unico modo per essere felici con dei figli è di essere ricchi”

Le 10 Strategie della Manipolazione attraverso i Mass Media (Noam Chomsky)

26 Set

Volendo parlare di “complottismo” è imprescindibile occuparsi dei Mass Media!

Noam Chomsky, per chi non lo conoscesse ancora, è un notissimo linguista nonché  scomodo paladino  della controinformazione, dalle cui riflessioni è stato ricavato un decalogo: “Le 10 Strategie della Manipolazione attraverso i Mass Media”.

1 – La strategia della distrazione. (Esempio: il mondo politico e l’economia vanno a pezzi ma nei TG e nelle varie trasmissioni pseudopolitiche e di pseudoapprofondimento,  parlano soltanto del sanguinoso omicidio della povera ragazza  che aveva pure vinto il guinness dei primati [anzi delle “primate”]  come avida leccatrice del maggior numero di lecca-lecca alla coca-cola )

L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2 – Creare il problema e poi offrire la soluzione. (Esempio:  prima di attuare leggi anti-immigrazione si lasciano entrare  orde di immigrati) 

Questo metodo è anche chiamato “problema – reazione – soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3 – La strategia della gradualità.

Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4 – La strategia del differire.

Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.

5 – Rivolgersi alla gente come a dei bambini.

La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

6 – Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione.

Sfruttare l’emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell’analisi razionale e, infine, del senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti….

7 – Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità.

Far sì che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori” (vedi “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

8 – Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità. (Esempio: vuoi davvero un esempio di questo?! Accendi la TV subito e ne avrai a bizzeffe di esempi!)

Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti…

9 – Rafforzare il senso di colpa.

Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di depressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!

10 – Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca.

Negli ultimi 50’anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa.