ESPERIENZE DI SINISTRA (Marxismo a San Lorenzo e “Tomboy” al “Sacher”)

10 Ott

Che dire … Questo week end di tempo incerto mi ha spinto a bighellonare in giro per Roma, causa noia!

E così sabato pomeriggio, dopo pranzo, sono uscito col mio amico egiziano,  che – ad un tratto – riceve la telefonata di una ragazza incontrata per strada mesi fa, appena prima dell’estate. Una certa Francesca. Per telefono lei lo invita a presenziare ad una non-meglio-specificata conferenza in una associazione non-meglio-definita di San Lorenzo. Di lei il mio amico ha solo saputo dirmi che “Aiuta i bambini con i problemi: indiani, filippini …”. E quelli arabi?, gli ho chiesto io … E lui, con un certo orgoglio: “No, arabi no!”. Quasi volesse intendere che dei bambini arabi si occupano gli arabi, e non gli serve la carità di nessuno!

Da Termini arriviamo a piedi in pochi minuti all’indirizzo comunicatoci. E, anche se non avevo dubbi, il posto in cui la donna alla porta ci spinge ad entrare è un’associazione di sinistra. Estrema direi. San Lorenzo non è un

quartiere che ami, poiché per me rappresenta il fallimento esistenziale, il vino a basso costo, le canne rollate e fumate nei pubbacci, gli studenti squattrinati, la trascuratezza del background e i vestiti sinistroidi… Difatti è la prima volta che ci metto piede da almeno quattro anni …

Comunque confesso di  non avere preclusioni di sorta. Potrei andare in associazioni di destra o di sinistra quasi indifferentemente, tanto poco mi interessano  la politica e i suoi burattini … I burattinai, quelli sì che mi interessano, ma i burattini no, o meglio mi interessano meno … In fondo c’è sempre qualcosa da imparare, da tutti e in qualunque luogo,  e il marxista che teneva banco in quella sala sotterranea, parlando ad una quarantina di persone, dopotutto  dibatteva di argomenti che mi interessavano, ovvero il “capitalismo”, il “lavoro alienato”  e i vari annessi e connessi.  A sentir lui, il capitalismo starebbe per celebrare il suo funerale, lasciando il posto al sogno “socialista” di un mondo di maggiore uguaglianza civile. E sarebbe il momento giusto, questo,  poiché il capitalismo un merito ce l’ha, ed è di aver sviluppato la tecnologia permettendo al sogno di equità di realizzarsi con maggior rapidità. Al termine della conferenza, Francesca, ha detto a me ed al mio amico egiziano:  “Pensate, oggi ci vogliono 9 secondi” – o ha  detto 9 minuti? – “ per costruire un’automobile … Immaginate quando chiunque potrà beneficiarne ed averne una …” Ma io trovo profondamente ingiusto che chiunque abbia tutto indipendentemente dall’impegno, che siamo tutti uguali ed alla pari, o ancor peggio quello che sostengono loro: “Ciascuno produca per quello che può e riceva in base alle proprie necessità!”  Ovvero?  Una persona più in gamba delle altre dovrà lavorare più di tutti per dare denaro alla coppia che  non ha voluto usare il preservativo e si ritrova con quattro o cinque pargoli da tirare su?!”  Mah! Come dire che, in un branco, i cani  sono tutti uguali e non esiste un capobranco! Che idee innaturali hanno! In ogni caso mi sono ad un tratto reso conto di non riuscire ad arginare questa Francesca. Eravamo fuori dalla sede del  partito, dopo la conferenza, su un marciapiedi di San Lorenzo, e lei continuava infervorata a parlare della sua ideologia senza permettermi di intervenire … E fu solo dopo svariati tentativi falliti che potei chiederle: “Sì, tu dici che è tutto così scientifico e logico, ma come mai la gente non lo ha ancora capito? Eppure sono teorie che circolano dall’Ottocento. Perché la gente non le ha ancora accettate?” E lei a questo punto ha iniziato a parlare con tono e argomentazioni tali da farmi provare la sensazione di aver di fronte l’adepto di qualche religione o setta: “Marx l’aveva prevista una fase simile …” , “Ma presto il proletariato capirà … e i proletari di tutto il mondo si uniranno … E’ inevitabile!…” , e così via.  E quel riferirsi, sia lei che il marxista del comizio, di continuo ai bambini che muoiono di fame nel mondo? Quasi i bambini fossero più importanti degli adulti, che invece sono degli esseri umani forse più compiuti e completi, hanno portato avanti un percorso di crescita ed evoluzione,  hanno sofferto e si sono impegnati magari fallendo miseramente per colpe non completamente loro … E comunque questo richiamarsi emotivamente ai bambini, mi sa di loschetto anzichenò!

Ad un tratto a Francesca si è poi approcciato un rimorchione, un musicista che quella sera avrebbe tenuto un concerto gratuito in un localetto tipico del quartiere, di quelli in cui c’è puzza di vino e di fumo di canna. E l’ha invitata al concerto.  Ma lei: “Sì, ma ti dico subito che sono contraria alle droghe e all’alcol! Noi siamo per la scientificità e la razionalità e queste sostanze non ti fanno pensare razionalmente …”  Ehm… Karl Popper ha criticato proprio questa veste scientifica del marxismo. Ne  “La società aperta e i suoi nemici. Hegel e Marx falsi profeti”, Popper critica la presunta scientificità del marxismo: Marx ed Engels, sovrapponendo ingannevolmente un corso finalistico alle maglie del corso causale degli eventi, e atteggiandosi così a falsi profeti, hanno ignorato la distinzione tra fatti e valori, tra cause e fini etici. Ovvero  a differenza del socialismo utopistico, il quale contrappone l’ideale alla realtà, il marxismo pretende di essere una “descrizione” oggettiva e moralmente indifferente del modo in cui procederebbe lo sviluppo della storia. Al tempo stesso, però, questo sviluppo storico sarebbe chiamato a produrre un fine, a realizzare un valore, ossia la società «dei liberi e degli uguali». Ed è così che il marxismo pretende di dedurre da un’analisi scientifica, basata su un’evoluzione necessaria delle cose, una condizione finale che esso stesso prospetta come un salto dal “regno della necessità” in quello “della libertà“.

Un ultimo appunto a questo club di sinistra. Ma perché cercate di portare nelle vostre sedi immigrati di ogni nazionalità, che capiscono a stento la lingua, e che poi abbandonano le vostre conferenze dopo due o tre minuti? Così è successo difatti alla lezione del marxista. Due rumeni  e due cittadini del Bangladesh si sono immediatamente resi conto che non capivano un acca  di quello che l’oratore diceva, a causa anche del lessico non da-strada, ed avevano tagliato la corda quasi appena arrivati.  E mentre andavano via, io immaginavo Francesca in giro per Termini, a caccia di stranieri. Li invitava in questo posto di eguaglianza ed amore, senza specificare troppe altre cose, e forse con sorrisi ammiccanti lasciava loro presagire qualche possibilità pure di … rimorchio. Del resto il metodo è scientifico, o no?!

Domenica pomeriggio c’era vento e la temperatura esterna era meno che tiepida, specie nei tratti non riscaldati dal sole, e così io ed il mio amico egiziano ci siamo rifugiati nel Sacher di Moretti, in via Induno a Trastevere. Gli 8 euro cadauno per l’ingresso e l’1 euro cadauno per il caffè, nonché il bigliettaio e la barista che ai miei occhi avevano un contegno troppo intellettual-militante per  i loro ruoli, e perfino la bancarella per vendere DVD e libri, e in ultimo la torta Sacher, ricoperta di milioni di scritte in cioccolato bianco, recanti il nome della torta nonchè del locale, e che nessuno aveva comprato a differenza della torta di mele, che invece era quasi finita … Beh, tutto  questo non mi aveva predisposto ad una visione rilassata del film.

La pellicola, Tomboy, in qualche modo aveva suscitato la curiosità mia e del mio amico. Tomboy significa “maschiaccio” e narra la storia di una bambina di 10 anni, Laura, che si è appena trasferita in una nuova città della Francia con la famiglia, composta da sorellina più piccola, giovane paparino e madre quasi sempre allettata poiché gravida per la terza volta. E … che dire del film? Poco, o quasi, nonostante le acclamazioni e qualche premio vinto di straforo! Laurettasi avvia a diventare una lesbicona camionara, ovvero una lesbica di aspetto maschile, ma nel frattempo – in attesa della tempesta ormonale – veste e si comporta da ragazzo. Capelli corti, calzoncini e canotta.  Nella nuova città in cui vanno a vivere si spaccia per ragazzo, Michele, al fine di rimorchiare una ragazzina che bacerà 3 o 4 volte nel corso della pellicola. Recensione? La regista Celine Sciamma ha dichiarato di aver girato Tomboy in tempi ristretti e con risorse limitate … E si vede. Non c’è niente che tocchi davvero le corde decisive  in questo film!  Tutto è raccontato in modo fintamente profondo ma in realtà alquanto superficiale e  … infantile. Solo promesse, mai o mal mantenute! Anche in questa pellicola, come in molte altre,  gli spunti più interessanti sono recisi sul nascere, affinché non risultino troppo disturbanti per la morale comune …

La madre di Laura, una volta scoperto che la figlia si fa passare per Michele, dice: “A me non importa niente che tu ti faccia passare per ragazzo. Non mi dà fastidio che ti vesti da maschio! Ma la scuola sta per cominciare e tutti scopriranno che sei una bambina “ e le fa indossare un abitino lungo da femmina portandola a casa dei suoi amichetti affinché scoprano la verità. “Davvero non vorrei fare questo” le dice la mamma.  “Ma tu hai un’altra soluzione?”

Ma come può una bambina di 10 anni avere una soluzione? E tu che ti sei fatta ingravidare tre volte in pochi anni come soluzione cosa proponi? Umiliarla davanti a tutti!  E soprattutto: come puoi essere completamente indifferente al fatto che tua figlia si senta bene solo nei panni di un maschio? Mah! … E nel finale, Michele viene portato a casa anche dell’amichetta di cui si era invaghito/a. E anche qui arriva il taglio di un altro spunto  interessante. L’amichetta le chiede: “Ma tu in verità come ti chiami?” e Michele: “Laura..” e qui cala il sipario. Proprio dove invece dovrebbe aprirsi. Mi rendo conto che nel raccontarlo sto arricchendo il film di sfumature e contenuti che non ha, o meglio possiede solo potenzialmente. In compenso si sprecano  le inquadrature di giocattoli per bambini, giochi di gruppo tra bambini, bagnetti in vasca da bagno di bambine, dialoghi di bambini … La tematica è forte ma ogni spunto, ripeto,  è mortificato sul nascere! La regista avrebbe dovuto tagliare le inutili scene che ossessivamente riportano le attività fanciullesche ad un terzo al massimo della durata,  e per i restanti due terzi sviluppare la storia fino all’adolescenza. Approfondire l’amicizia con la ragazzina. I rapporti con i coetanei. E rendere più verosimile quello con la madre, che è davvero improbabile quando afferma senza quasi muovere un ciglio: a me non importa niente che tu voglia fare il maschio, davvero non mi disturba che ti vesti da bambino!

Oggigiorno, si sa, non bisogna colpire troppo le coscienze, e se si parla di omosessualità facciamolo nella maniera più indolore possibile. Invece del gay maschio scegliamo la lesbica. Invece dell’adulta scegliamo la bambina. Con la segreta speranza che la piccola Laura possa redimersi, è ovvio, visto che in fondo ha solo 10 anni; e difatti una recensione dice “Tomboy di Celine Sciamma: durante l’infanzia tutto è sperimentato per la prima volta ed è lecito giocare ad essere qualcun altro anche se solo per un pomeriggio”, ovvero invece che lesbicona in fieri  la bambina starebbe solo giocando innocentemente a mettere i vestiti da ragazzo! E i baci che dà all’amichetta? Ma sono un gioco pure quello, è ovvio! O, forse, le bimbe si scambiavano solo il rossetto! La speranza di regista e produttori è che il film divenga: << un film per famiglie. Ci sono state numerose proiezioni nelle scuole specialmente in contesti di sensibilizzazione contro il bullismo>>. Bullismo? Ma se è Laura-Michele a picchiare i ragazzi nel film e non il contrario!

Davvero … pur di non parlare di tematiche scomode, o di sminuirne l’impatto, cosa riescono a inventarsi!

E al sopraggiungere dei titoli di coda, la sensazione che il film non sia ancora iniziato veramente! (pensavo fosse l’intervallo tra il primo ed il secondo tempo!)

Riferimenti:

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7 Risposte to “ESPERIENZE DI SINISTRA (Marxismo a San Lorenzo e “Tomboy” al “Sacher”)”

  1. dakfan ottobre 11, 2011 a 7:06 am #

    La “recensione” di Tomboy è davvero vergognosa. Questo non mi sembra recensire un film, ma semplicemente giudicare. Per scrivere una recensione, occorre prima di tutto l’oggettività. Poi bisogna anche descrivere l’aspetto tecnico del film, e non solo la trama, Davvero, non ho mai letto una “recensione” più brutta di questa.

    • mondocineroma ottobre 11, 2011 a 7:40 am #

      Beh, in effetti non voleva essere una recensione vera è propria… Probabilmente tu riusciresti meglio a farne una “tecnica” cosa che a me non interessava… eppoi di tecnico che c’è da dire? inquadrature quasi sempre a due , di Laura e la sorellina, e in interni. La nuotata con il pisellino di pongo che ricorda “La mala educación” di Almodovar, quando i preti portano i bambini al lago…. Ma naturalmente questo film non ha nulla a che fare con il capolavoro di Almodovar. Che parla di sentimenti maturi e non si compiace in infantili giochini di bimbi e dialoghetti insulsi… Niente musica a parte quell’unica canzoncina allegrotta, che hanno messo pure nei titoli di coda…
      Sono contento di aver scritto la recensione più brutta della tua vita, almeno un primato ce l’ho 🙂 E tu? Falla tu ora una recensione vera di questo film. E poi la giudico io, naturalmente! Ma a te poi il film è piaciuto? e perchè?

      • dakfan novembre 30, 2011 a 3:43 pm #

        Il film è molto bello perché è estremamente delicato. Questo è un film che parla di bambini e quindi di conseguenza i protagonisti sono bambini, i dialoghi solo tra bambini e le scene riprendono bambini impegnati nei loro giochi: non può essere altrimenti. Molti bambini arrivano a una età in cui non capiscono bene chi sono e cosa devono fare, come devono comportarsi e cosa li differenzia dall’altro sesso. Questo film vuole descrivere a cosa può portare la mancanza di personalità che investe il nostro mondo contemporaneo. Nel passato c’era una forte differenza tra bambine e bambine, ora la differenza non esiste quasi più e quindi nascono incomprensioni che portano a disorientamento e anche alla depressione se avverti di non essere come la società dei mass media ti descrive. Il film è tutto questo, vuole descrivere i bambini di oggi, sono davvero così, persi, non sanno bene cosa sono, non sanno che strada percorrere.

  2. mondocineroma novembre 30, 2011 a 11:58 pm #

    Beh in verità mi pare che oggigiorno la situazione fanciullesca non stia proprio così! I bambini sanno bene cosa vogliono. O meglio: vivono tutte le esperienze che credono di “voler” vivere… in modo fin troppo prematuro. Fanno sesso, fumano, bevono e così via prima di qualunque altra generazione precedente, e non è la sessualità, o meglio l’identità sessuale, il vero problema della società odierna. E “cosa li differenzia dall’altro sesso” lo sanno fin troppo bene perché lo vedono senza alcuna censura, anche mentre mangiano la pasta al forno e il polpettone della domenica, con il nonno che sbava davanti alle schedine, o come si chiamano! I problemi sono semmai la mancanza di ambizione, di speranza, la mediocrità dilagante e così via…
    Tornando al film…
    Il film, posso dirlo a quasi 2 mesi di distanza, avevo perfino dimenticato di averlo visto! Nessuna traccia rimasta…

    • dakfan dicembre 1, 2011 a 4:28 pm #

      Vedo che abbiamo due visioni delle cose completamente diverse. Io ti dico quello che vedo sul campo con la mia esperienza di educatore, io avverto una grande mancanza di equilibrio e di carattere nei pre-adolescenti e negli adolescenti. E’ vero quello che dici te, possono provare tutto quello che vogliono, ma proprio questo li rende fragili. Quando provi tutto e di più vuol dire che non hai in equilibrio nella vita e cerchi qualcosa che non hai. Io dico che oggi i pre-adolescenti (dell’età di quelli del film) sono un po’ persi. Questo ha però un lato positivo: rende i ragazzi più aperti alle cose, anche a quelle più estreme. La tematica sessuale si sta spostando dalla pre-adolescenza alla prima infanzia, già i bambini delle elementari sono desiderosi di avere risposte a tanti quesiti che la tv purtroppo alimenta e ingrandisce a dismisura. Mi piace molto questo nostro vivace scambio di idee e mi piace anche la tua visione degli adolescenti che in parte, come ho detto, condivido.

      • mondocineroma dicembre 8, 2011 a 4:04 pm #

        Anche a me fa piacere dialogare con te. E – a parte il film – mi sa che abbiamo una visuale affine su tanti aspetti relativi alla questione “giovanile”. Tu, essendo educatore, hai molta esperienza diretta sul campo. Io ne ho per quanto attiene gli incontri sulla metropolitana con sciami impazziti di ragazzini che escono il sabato pomeriggio e parlano solo -o quasi- del “nulla cosmico”, e soprattutto attraverso i racconti di un amico che insegna fisica al liceo scientifico. Il mio amico nel corso degli ultimi anni ha dovuto pesantemente ritoccare, al ribasso è ovvio!, i programmi di insegnamento della sua materia. I compiti in classe e le interrogazioni vanno di male in peggio. E molti, al terzo liceo, per fare 10/5 usano… la calcolatrice!
        Ma una cosa mi consola, e me l’ha detta proprio il mio amico: queste giovani leve, non costituiranno mai un pericolo per chi, laureato, esegue un lavoro specializzato! Il motivo è che la professionalità sarà sempre più richiesta e…meno offerta da queste nuove generazioni! Quindi non rappresenteranno mai una concorrenza preoccupante! Quanto a loro, le giovani generazioni, cosa faranno? Lavoreranno? Macchè, ha risposto il mio amico! Non lavoreranno…verranno mantenuti… tutti.. da… i genitori.
        A te vorrei chiedere un articolo sull’importanza dell’istruzione e su quale possa essere il metodo migliore per educare i ragazzi. Non so se conosci il metodo Montessori, e se tu lo ritenga valido…
        Ti andrebbe?

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  1. L’italiano “medio”… Medio? No, no… altro che medio: proprio mediocre! « mondocineroma - febbraio 21, 2012

    […] di Fantascienza o Comicità banale  (più sul trash  che sul satirico): ovvero pellicole del disimpegno assoluto e dell’evasione dalla […]

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