FUMO: Tanti i morti, e si reclutano i giovani coi “Fattoni Animati”!

29 Set

Oggi è un mese esatto che ho smesso di fumare! Il 29 Agosto scorso, domenica e il giorno prima di tornare a lavoro dopo le vacanze estive,  è stata l’ultima occasione  in cui abbia acceso una sigaretta…  Ovviamente il percorso di liberazione dal fumo  non è stato semplice,  ma tuttavia confesso piuttosto indolore. Non è stato semplice perché naturalmente ho dovuto superare  vari tentativi falliti; indolore perché in verità non ho risentito più di tanto delle crisi di astinenza dovute alla dipendenza fisica dalla nicotina. E psicologica tanto meno!

Ormai io non farò più compagnia al   “Teschio che fuma” di Van Gogh o alla “sorella” ammiccante della foto… E voi?

Forse dopo aver letto questo post un pensierino all’interruzione della dipendenza da fumo lo farete pure voi…

Ed allora, qualora così fosse,  molto ma molto velocemente vi racconto le mie personalissime strategie per lasciarmi alle spalle questa brutta storiaccia.

1)  Avevo fallito precedenti tentativi perché mi ero affidato alla tecnica della graduale diminuzione del numero di sigarette quotidiane.  Errore! Partivo con 5 sigarette giornaliere per poi tornare – nel giro di qualche giorno o al massimo un paio di settimane – al solito pacchetto! Se si decide di smettere, non si deve derogare alla risoluzione. Ovvero non comprare più una sigaretta, e non accettarla mai più da nessuno,  per nessun motivo al mondo! Mai più!

2)  Bisogna essere molto motivati. Le mie motivazioni erano essenzialmente due. Quella economica (i 150 euro al mese andati in fumo in senso letterale!) e quella relativa alla salute (mio padre è morto prematuramente anche per i danni del fumo: difatti i dottori nelle loro anamnesi chiedono sempre sei il paziente fumi: un motivo ci sarà, no!).

3)  Saper visualizzare quando, soprattutto nei primi giorni, il desiderio di una sigaretta ci assale, e questo accade mentre compiamo le normali attività cui il fumo era associato. Ad esempio il dopo-pranzo, il dopo-caffé, la serata con gli amici… In quei casi visualizzavo 2 cose: il denaro fino a quel momento risparmiato (oggi ad esempio sono arrivato a quota 150euro, e stasera festeggerò al ristorante con un amico. Bisogna difatti premiarsi quando si raggiungono le tappe intermedie dei propri obiettivi: ricordalo sempre ed applicalo anche in altri contesti) e visualizzavo pure  un polmone marcio e completamente arso, che avevo visto su interntet, attribuendolo alla persona che fumava di fronte a me e che aveva stimolato il mio desiderio colpevole!

Ed ora che ho dato il mio contributo agli aspiranti-ex-fumatori-redenti posso iniziare a parlare di quello che anticipa il titolone del post: I molti decessi per il fumo sono veramente un grande fastidio per le Multinazionali del Tabacco! Che disdetta che tanta gente debba morire… mannaggia! Perchè non possono vivere fino a cent’anni (ed oltre) continuando a sfumacchiare e a foraggiare le Multinazionali del Fumo? Certo ci sono i soldi che – prima di morire – i fumatori lasciano alle Industrie  Farmaceutiche che gli curano quei brutti mali,  industrie  con cui le Multinazionali del Tabacco condividono i padroni,  ma – uffà! – resta sempre il fatto che tocca reperire  continuamente nuovi clienti!

E così, negli anni ’20, fu il turno delle donne di farsi infinocchiare: con la scusa dell’emancipazione furono assoggettate al fumo pure le coccole ! Del resto non si vendeva il fumo di sigarette ma la parità sociale col maschio!

Dagli anni ’50 il target sono diventati i giovani. I giovani per le Multinazionali del Tabacco sono un target strategico: convincerli significa conquistare clienti a lungo termine. Il pubblico giovane è, inoltre, quello più facilmente suggestionabile . Da allora spopolano quelli che chiamiamo i «fattoni animati»: supereroi che hanno bisogno di supersostanze per essere invincibili. Popeye, o Asterix, per fare gli esempi più noti.

Ed oggi? Oggi il target è ancora più giovane: ormai le Multinazionali puntano sulla fascia di età tra 8 e  11 anni!

 In Nigeria, Malawi e Mauritius  il tasso di minori diventati fumatori è in aumento, e questo grazie a invasive campagne pubblicitarie pro-tabacco, possibili in Africa, dove le leggi e le regole obbligatorie in Occidente non valgono o non vengono osservate. Su cosa si basava la campagna delle Multinazionali? Ecco i punti strategici:

  • Incoraggiare  la vendita di sigarette singole, anziché in pacchetti da dieci o da venti, nei succitati paesi africani, contrariamente alle proprie norme ufficiali di marketing. La vendita di singole sigarette è solitamente proibita, perché è più facile che siano acquistate, specie in paesi poveri del Terzo Mondo, da ragazzi molto giovani, i quali potrebbero non avere abbastanza soldi per comprare un intero pacchetto ma riescono a procurarsi gli spiccioli per comprarne una.
  • Organizzare promozioni in giro per le strade offrendo gratuitamente una sigaretta in prova.
  • Sponsorizzare  concerti in cui l’età degli spettatori non viene controllata all’ ingresso, e dove vari artisti indossano abiti con la sigla di marche di sigarette.
  • Verniciare le imposte dei negozi  che vendono sigarette con i colori delle proprie marche: una forma di pubblicità subliminale, anche questa contraria alle regole.

Insomma in Africa è stato proprio attuato un doppio colpo gobbo:  penetrando nel mercato di nazioni in cui fino ad ora il fumo era in netta minoranza, e assicurandosi clienti a vita (poiché la dipendenza da nicotina sviluppata a 11 anni è difficilmente estirpabile in seguito)

Le povere Multinazionali del Fumo devono ingegnarsi, ed  ecco come espandono e rafforzano il loro commercio:

  • Puntando su categorie sempre più ampie della popolazione: le donne prima, poi i giovani ed ora i bambini.
  • Puntando su aree geografiche prima non interessate dal fenomeno.
  • Rendendo sempre minore il numero di clienti che abbandonano il fumo . E per questo è stata potenziata   l’addittività (ossia la capacità di indurre dipendenza) introducendo ammoniacamentolo, liquirizia e cacao nella sigaretta. Infatti, l’ammoniaca aumenta la proporzione della nicotina libera, che penetra più rapidamente nel sangue rispetto alla nicotina convenzionale; il mentolo ha la proprietà di rallentare la decomposizione della nicotina; e composti come il cacao e la liquirizia, non hanno solo il  ruolo di addolcire il gusto del tabacco per renderlo più gradevole anche ai giovani, bensì hanno un effetto brancodilatatore, ossia far arrivare meglio la nicotina ai polmoni e quindi al cervello. 
  • Dedicando molte risorse a difendersi da eventuali leggi anti-fumo, e dalla ricerca sugli effetti del tabacco.

Dell’ultimo punto non abbiamo ancora parlato. Voi forse pensate ingenuamente che i poveri magnate delle Industre del Fumo non abbiano avuto, ed non abbiano, le loro gatte da pelare? Che se ne possano stare tranquilli nei loro manieri e castelli,  a sfruttare gli schiavi delle piantagioni di tabacco, e a raccogliere la manna che gli piove addosso direttamente dalle tasche di tutti questi sciocchi tossicodipendenti della nicotina?

No, le cose non stanno così! Ad un tratto qualcuno iniziò a vociferare che il fumo provoca gravissime patologie mortali, e molte di queste voci erano trapelate proprio dagli studi riservatissimi condotti dalle stesse Multinazionali. Come fermare le nascenti campagne antitabacco? E tutti gli altri nemici del fumo? A una conferenza di una di queste Multinazionali si decise di affrontare «i pericoli» a cui essa era esposta: ne furono identificati ventisei, di cui l’ Organizzazione mondiale della sanità (OMS) fu considerato il più grave, e vennero elaborate delle «direttive di contenimento». La soluzione fu quella delle talpe nell’ OMS : pare che  “uomini di fiducia” dell’ industria del tabacco si siano fatti eleggere come dirigenti regionali dell’OMS al fine di declassarne la crociata antifumo, ammonendo che erano più urgenti le iniziative sanitarie a favore del Terzo mondo, e che tutti i fondi dovevano confluire a esse!

Insomma si faceva il possibile, come si legge in documenti riservati poi resi noti, per “proteggere il business da leggi negative e pericolose”, compreso pagare scienziati per riferire circa le ricerche sul fumo dei loro colleghi: è il caso di un professore che si occupava attivamente di Epidemiologia e Prevenzione e nel contempo era consulente segreto di una Multinazionale: suggeriva a questa Multinazionale le strategie per deviare l’attenzione dei ricercatori e del pubblico dalla nocività del fumo passivo  tenendola informata  delle ricerche circa il cancro al polmone causato dal fumo passivo, che molto la preoccupavano.

Vi furono dunque le Class Action  (le cause intentate dai malati di cancro causato dal fumo)  perché ovviamente non si poteva nascondere all’infinito la natura mortifera della sigaretta!

E i giudici americani hanno condannato Multinazionali del Tabacco come Philip Morris e Reynolds a pagare risarcimenti multimiliardari. Secondo i giudici americani premiare le Class Action  è molto importante: questo disincentiva le multinazionali del tabacco a promuovere pubblicità ingannevole ed escogitare metodi poco invasivi per incentivare il fumo tra i minorenni, come l’aggiunta di additivi che le rendono addirittura “dolci”, cosa che potrebbe favorirne l’utilizzo da parte dei più giovani.

Ed ecco arrivare le scritte sui pacchetti delle sigarette: “Il fumo uccide!” e “Il fumo crea elevata dipendenza!”

Nuove Class Action da parte dei malati di cancro a causa del fumo. Ma …

Ora – nonostante la causa del cancro sia incontrovertibilmente riconducibile al fumo delle sigarette – le Class Action falliscono! Almeno in Italia. La prima Class Action italiana contro il fumo mosse i passi quando il Codacons invitò tutti i 3,5 milioni di italiani che fumavano regolarmente sigarette della “Bat Italia” (es. Lucky Strike e Pall Mall), a parteciparvi. Ogni fumatore avrebbe potuto richiedere un risarcimento da 3mila euro, per un totale di 10,5 miliardi di euro. Il Tribunale di Roma  ha bocciato la Class Action spiegando chiaramente che “chi fuma conosce i rischi di ciò che fa”, anche perchè sono molteplici le campagne di sensibilizzazione da parte di medici e istituzioni.”Va inoltre escluso, sulla base degli studi e delle conoscenze scientifiche ormai consolidate,” si legge infatti nelle motivazioni dei giudici “che la dipendenza da nicotina determini l’annullamento o la seria compromissione della volontà del fumatore nella forma di costrizione al consumo, tale da inibirgli in modo assoluto qualsiasi facoltà di scelta tra la continuazione del fumo e l’interruzione dello stesso. Né gli effetti della nicotina, alla luce delle ricerche e dei risultati medici e scientifici, sono paragonabili alle droghe pesanti quali l’eroina o la cocaina e di tale influenza sulla volontà del fumatore da renderlo affatto incapace di smettere di fumare”. I giudici hanno respinto anche l’accusa, sostenuta dal Codacons, che la Bat avesse aggiunto al tabacco delle sue sigarette oltre 200 componenti chimici aggiuntivi per aumentarne gli effetti assuefacenti.

Le Multinazionali tirano un sospiro di sollievo:   eccole messe abbastanza al riparo da queste pericolosissime Class Action!

Gli fu poi fatto divieto di pubblicizzarsi! Ovvero si giunse un po’ ovunque al divieto di pubblicità diretta delle sigarette…

Ma ci si organizzò pure per fronteggiare questo. Attraverso la pubblicità indiretta. Dagli anni Settanta in poi, infatti, gli investimenti dell’industria del tabacco in pubblicità “indiretta” sono stati sempre maggiori. Sono andate crescendo, ad esempio, soprattutto le sponsorship di eventi legati al mondo dello spettacolo e della moda.  Moda e Cinema furono invasi di fumatori. Volevate vietare la pubblicità diretta ? E le Multinazionali si insinuarono nei film e nelle riviste patinate  per conquistare i giovani e le donne, ovvero i maggiori fruitori di pellicole e fashion.

A proposito del Cinema,  eccovi il  “product placement” ! Mel Gibson, Nicolas Cage, Ben Stiller, Drew Barrymore, Eddie Murphy, Will Smith, Kevin Kline, Kenneth Branagh, Julia Roberts, Leonardo Di Caprio, Kate Winslet, Tommy Lee Jones e Arnold Schwarzenegger. Questi sono solo alcuni degli attori che hanno recitato almeno una volta con la sigaretta in bocca o con un pacchetto fra le mani. Testimonial, forse pure a volte inconsapevoli, delle multinazionali del tabacco. I loro personaggi hanno fatto il giro del mondo veicolando un messaggio chiaro e forte: c’è una marca di sigarette per ognuno. Per la donna sofisticata, per quella indipendente ed emancipata; per l’uomo che ama la vita all’aria aperta; per le persone di successo; per il giovane stravagante; per quelli a cui piace stare fra la gente; per gli intellettuali. Nessuno sfugge alle strategie di marketing! Da una ricerca statunitense che ha analizzato i film più visti dal 1960 al 1990 emerge inoltre che il gesto del fumare è tre volte più frequente nei film che nella realtà. Il risultato è evidente: il pubblico è indotto a credere che la maggioranza della gente fumi e, quindi, che si tratti di un atteggiamento ammissibile e diffuso. Negli ultimi anni si è passati da inquadrature che coglievano cartelloni pubblicitari sullo sfondo o pacchetti di sigarette all’interno della scena, al coinvolgimento attivo degli attori, in modo da rendere immediata l’associazione tra la loro immagine e quella di un determinato marchio di sigarette, fuori e dentro il set.

Uno studio condotto da C. Mekemson e S. A. Glantz, “How the tobacco industry built its relationship with Hollywood”, ha analizzato oltre 1500 carteggi che provano rapporti economici tra case di produzione e multinazionali del tabacco . “L’industria del tabacco recluta nuovi fumatori associando i suoi prodotti a: divertimento, eccitazione, sesso, benessere e potere, nonché all’espressione della ribellione e dell’indipendenza”, scrivono Mekemson e Glantz.

E circa la Moda? Invece di comprare spazi pubblicitari sulle pagine delle riviste di moda, possibilità peraltro espressamente vietata in molti Paesi, le aziende preferiscono produrre linee di vestiario e accessori di moda, oppure fare pressioni affinché le modelle o i modelli siano fotografati mentre fumano. Che poi lo facciano o meno anche nella loro vita privata poco importa: il messaggio che passa è quello di un’abitudine legata a un’immagine glamour, alla moda, trasgressiva. L’aspetto fisico delle modelle e il loro eventuale apparire con la sigaretta in bocca, poi, può indurre a pensare che proprio quell’abitudine possa contribuire a mantenerle magre. Accanto alle promozioni dirette esistono, anche nel mondo della moda, modi indiretti attraverso cui le multinazionali del tabacco mirano a diffondere consenso intorno al loro marchio, associandolo a concetti positivi come quello del successo e della generosità. Ne sono un esempio i concorsi per stilisti, le borse di studio per designer, gli eventi di moda organizzati e offerti dalle aziende produttrici di tabacco.

Ed anche qui venne la campagna OMS  “Moda e cinema liberi dal fumo!”

E’ stata vietata la dizione “light” sulle sigarette, considerata ingannevole, e quindi sostituita con specifiche di genere, come “rosse” o “blu”.

E dei divieti sempre più stringenti sulla logistica del fumo?  In pratica non si può più fumare in nessun posto  pubblico oramai… Ma pensate che coi divieti a fumare nei luoghi pubblici, negli uffici e un po’ dovunque, ci sia stato un crollo delle vendite delle “bionde”? Macché! Qualunque divieto stimola nell’uomo la reazione opposta per la legge della scarsità,  e questo era sicuramente stato  preventivato da tutti i burattinai… In ogni caso per fumare basta uscire per strada oppure allontanarsi un attimo dall’ufficio e infatti: attualmente sono in fase di test, da parte delle Multinazionali, sigarette più corte e veloci da fumare, adatte al consumo in ambienti esterni o negli stanzini che le aziende hanno riservato.

Qualcuno si illudeva davvero di poter sconfiggere le Multinazionali del Tabacco?

Loro avranno la meglio sempre è comunque, poiché dispongono degli strumenti per farlo! Dunque l’unica scelta possibile è…smettere di fumare e basta! Più semplice di quanto si immagini. Niente crociate, niente leggi facilmente aggirabili, solo un atto di responsabilità diretta… Buttare quel pacchetto una volta per sempre!…  Hai detto niente, eh!  … Beh, io ci sono riuscito…e so quanto può essere semplice, in fondo… e con questa conclusione il cerchio si chiude tornando al punto di partenza dell’articolo. Davide contro Golia!  Tu contro le Multinazionali del Tabacco… e puoi spuntarla tu senza problemi, se vuoi!

E per favore cerca di fare a meno di supporti esterni per liberarti della dipendenza da fumo! Io non ho avuto bisogno di cerotti, gomme da masticare ed altri prodotti  farmaceutici. Ho rinunciato ad acquistare le gomme contenenti nicotina quando la farmacista mi ha annunciato il loro costo: 35 euro!  Anche l’interruzione della dipendenza da fumo è un ricco business, non dimenticarlo! E qualcuno sostiene che la maggior parte delle affermazioni che riguardano i danni da fumo, ad esempio quello passivo,  citano come fonte l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). Le statistiche a cui si riferisce l’OMS, però, non sembrano molto convincenti in termini di numeri. Come mai nessuno si pone dei dubbi sull’imparzialità dell’OMS visto che è ufficialmente nota la sua partnership con le Compagnie Farmaceutiche?

Il riassunto è che quello della nicotina è un ottimo business! Le Multinazionali non devono  investire denaro, al contrario di altri prodotti, per fidelizzare i clienti in quanto la loro dipendenza dalla nicotina ne è già una sicura garanzia! La nicotina  porta alla dipendenza in tempi molto brevi…  Gli studi hanno dimostrato che i fumatori avvertono i sintomi da astinenza già dopo aver fumato 100 sigarette. La nicotina rende dunque dipendenti in modo molto veloce, ed è complicato e noioso uscirne: ed anche qui c’è il business delle Aziende Farmaceutiche ad attenderci, coi suoi prodotti disintossicanti dalla dipendenza! E per chi non ce la fa, e per giunta si becca una delle  gravi patologie che conosciamo, beh… ci sono ancora le Multinazionali del Farmaco naturalmente, pronte a fiondarsi sul malcapitato come iene e a restargli addosso fino alla fine con cure strazianti e infinite!…

Per finire lascio un piccolo schemino, il confronto della nicotina con le altre droghe. Nella “lista delle droghe più pericolose” è stata calcolata una classifica con 3 parametri:

  1. danni fisici,
  2. Il potenziale di dipendenza
  3. Le conseguenze per l’ambiente sociale e la società.

E  la nicotina occupa la nona posizione, dopo eroina, cocaina, barbiturici, metadone, alcol, e prima di cannabis, LSD ed ecstasy!

_____________

Riferimenti:

  1. Per il business delle sigarette ai bambini:  http://www.facebook.com/group.php?gid=89673591987
  2. Class Actions:  http://www.meds4all.it/news/bocciata-class-action-fumatori-5338.html
  3. Per info sulla nicotina: http://www.apotheken-raucherberatung.ch/it/startseite/facts-zum-rauchen/stoffe-im-tabakrauch/nicotina.html
  4. Moda e cinema libere dal fumo:  http://www.salute.gov.it/resources/static/primopiano/giornatafumo/dossier_fumo.pdf
  5. Fumo passivo: http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=FUMO%20PASSIVO,%20150%20MILIARDI%20DELLA%20PHILIP%20MORRIS%20PER%20DEPISTARE&idSezione=591
  6. Per info generiche:  http://archiviostorico.corriere.it/2008/novembre/21/Vietato_fumare_Permesso_guadagnare_mo_0_081121044.shtml
  7. Per le “talpe nell’OMS” si veda:  http://archiviostorico.corriere.it/2000/agosto/03/Fumo_complotto_delle_multinazionali_co_0_0008037481.shtml
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6 Risposte to “FUMO: Tanti i morti, e si reclutano i giovani coi “Fattoni Animati”!”

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  1. “Le Nuove Dipendenze”. Lo zucchero ammazza le diete? No, uccide la gente! « mondocineroma - ottobre 4, 2011

    […] Tabacco (si legga anche https://mondocineroma.wordpress.com/2011/09/29/fumo-tanti-morti-e-si-reclutano-i-giovani-coi-fattoni-…) […]

  2. L’italiano “medio”… Medio? No, no… altro che medio: proprio mediocre! « mondocineroma - febbraio 21, 2012

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