Il Suffragio Universale è…LETALE! Le soluzioni? Patentino per votare e voto pesato!

28 Set

Il suffragio universale è una conquista piuttosto recente. Il grafico  mostra che in Italia l’anno dell’introduzione di questa modalità di voto è il 1946, e quasi ovunque ci si aggira attorno a quella data.

Da quel momento in poi uomini e donne, indipendentemente dal proprio ceto, dall’intelligenza posseduta,dalla preparazione culturale, emotiva, dal livello di coscienza, e dal fatto che siano informati o meno su quello che gli accade intorno, hanno diritto ad esprimere il proprio voto e decidere le sorti di una nazione!

Un po’ – per essere eretici usando un paragone assai arduo – come nelle discussioni sul calcio, dove chiunque si improvvisa commissario tecnico al bar,  senza magari neanche aver mai sfiorato un pallone di cuoio con la punta della scarpa …

 E  qualcuno trova il Suffragio Universale la più colossale delle ingiustizie!

Diciamo subito che una grossa fetta della popolazione, se non la maggioranza, è scarsamente corazzata ed è  molto – troppo! – permeabile alle manipolazioni. E questo naturalmente fa comodissimo al Potere Economico . Il Potere Economico, lo ricorderemo sempre, è l’unico vero Potere al mondo (e la sorgente di tutti gli altri, da quello politico a quello religioso)  ed ha a disposizione, com’ è ovvio, tutti i capitali di cui abbisogna per  organizzare le campagne mediatiche più massicce  (tv, stampa, comizi, etc.) e più incisive di tutti gli altri (può foraggiare eserciti di psicologi motivazionali ad esempio).

E sono proprio Quelli che detengono maggiori risorse economiche, da impiegare per influenzare il popolo, a volere che  quella gente abbia diritto al voto,  poiché alla fine sanno che quelle menti plagiate e forgiate ad hoc il voto lo daranno proprio a Loro! 

Inutile fare altre teorizzazioni. Gli esempi li abbiamo tutti sott’occhio. Qualche  proletario, squattrinatissimo e alla canna del gas, che ha votato per  il partito che gli prometteva calcio, donnine (e  trionfo della mediocrità in ogni settore) credo l’abbiamo conosciuto tutti!

In ogni caso ecco un commento critico sulla faccenda del diritto al suffragio universale: “In tanti hanno sacrificato la propria vita per donare un diritto a chi probabilmente non lo merita. Possibile, che il futuro di uno Stato debba essere posto nelle mani di gente che non si è mai interessata del sociale, che non  ha mai avuto a cuore le sorti dell’umanità.[…] Perché gente che non conosce l’abc […]  deve decidere delle sorti di chi dà se stesso per il bene collettivo? E’ giusto il suffragio universale? Non sarebbe più corretto avere una patente per votare? Chi guida un’automobile deve dimostrare di saper guidare, allora chi vota, perché non dovrebbe dimostrare di avere la capacità e conoscenze tali da poter esercitare il voto?”

Ed eccovene un altro: “Adesso io non pretendo di concedere il voto solo ai laureati in giurispudenza o scienza politiche, ma quando vedo […] dei decerebrati che si bevono qualsiasi pagliacciata e non sono capaci di un minimo di pensiero critico o autocritico, dei  vecchi con il cervello cristallizzato a 50 anni fa che votano senza aver mai letto un programma, e penso che il loro voto ha lo stesso peso del mio e di quanti altri passano ore a leggere,  riflettere e valutare tutte le possibilità e conseguenze che uno schieramento o l’altro possano portare,  beh non posso che assumere un atteggiamento indisponente. Anche perchè il voto di questi soggetti mi sta rovinando l’esistenza. Per questo credo che sarebbe il caso di instaurare un patentino per il voto, perchè il voto richiede maturità e consapevolezza. Un patentino da rinnovare ogni dieci anni, che si consegua con un banale test di educazione civica a risposta multipla, anche facile, ma che almeno attesti un minimo di buona volontà. Credetemi, sono fermamente convinto che, per quanto facile possa essere il test, l’elettorato italiano calerebbe almeno del 30%, con una stima molto ottimistica.”

Si osserva da più parti che esistono patenti ed attestati per poter condurre una automobile, o un motorino,  mentre è concesso a chiunque  di votare la fazione politica che  deciderà delle nostre esistenze!  E si suggerisce pure  che ad esercitare quel diritto “E’ necessario giungervi con un’adeguata preparazione.
Per questo crediamo sia fondamentale organizzare dei corsi di alfabetizzazione politica che forniscano gli elementi di base necessari perchè quanti si apprestano al raggiungimento dell’età necessaria  per recarsi alle urne, non lo facciano privi degli strumenti concettuali  minimi. Lo Stato deve farsi garante del momento formativo necessario per l’ingresso nello spazio di cittadinanza attiva. Proponiamo una patente per votare che dimostri un minimo di conoscenze di base perchè il voto non sia vissuto quale presenza-assente del vivere politico. Una patente per votare che abiliti l’ingresso alle urne

Nella lunghissima storia che ha condotto  al suffragio universale, un po’ ovunque sono state rispettate delle tappe quasi obbligate che hanno visto la concessione del diritto di voto ad una porzione sempre più grande della popolazione. In generale ecco le principali tappe:

  1. Abolizione dei criteri censitari (potevano votare solo quelli con un censo superiore ad  un tetto fissato)
  2. Abolizione dei criteri sessisti(le donne non avevano diritto al voto) o razziali (i neri)
  3. In alcuni paesi (anche America ed Italia) era previsto (e poi è stato abolito) l’accertamento di un grado minimo di cultura e di alfabetizzazione quale prerequisito per l’accesso al voto

Restano ovunque in vigore criteri di limitazione del diritto del voto per  soggetti socialmente riprovevoli (tipo chi venga condannato per certi crimini).

Ma non sono soggetti socialmente riprovevoli quelli che votano perché condizionati dalle propaganduole con la stessa facilità con cui l’allodola è ipnotizzata dallo specchietto? O i  vegliardi che si disinteressano o non comprendono il presente, e vivono degli ideali politici del passato, ormai anacronistici? O i soggetti intellettualmente deboli, le giovani leve a cui della politica non interessa una acca, e vanno a votare solo se la giornata non è favorevole per andare al mare?

Dunque, se a molti appare ingiusto che il diritto di voto possa avere il carattere di suffragio non resta che scegliere tra due possibili soluzioni:

  1. Patentino per votare. Ne abbiamo parlato prima.
  2. Pesare il voto di una singola persona, con una scala da 1 a 10. O meglio attribuire a ciascuno da 1 a 10 voti a seconda di quanto si dimostri valido secondo una specie di test volontario (simile – ma in effetti molto diverso -a quelli di intelligenza, logica e cultura generale). Chiunque ha diritto ad 1 voto! Chiunque…faccia o non faccia il test… lo porti a termine con successo o lo fallisca… Al contrario, se emergono qualità e competenze elevate, si può totalizzare fino a 10 voti!
Naturalmente è difficile che le cose cambino, e che il patentino o la scala pesata vengano adottate in materia di diritto al voto, poiché – accusando i fautori della riforma di voler introdurre una disposizione discriminatoria – il Potere Economico continuerà a farla da padrone cavalcando il sistema attuale… E la gente comune? Quella si risparmierà lo sforzo intellettuale di dar la prova di quanto sia socialmente valida (ehm…), e potrà continuare a parlare – tra un goal di testa del capitano ed un fuorigioco non segnalato dall’arbitro cornuto – di comunisti e di fascisti che ormai è da un pezzo che non esistono più! Semmai siano  mai esistiti sul serio…
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8 Risposte to “Il Suffragio Universale è…LETALE! Le soluzioni? Patentino per votare e voto pesato!”

  1. speradisole settembre 28, 2011 a 10:18 pm #

    La questione com’è posta mi lascia molto perplessa.
    Non possiamo discriminare la gente solo perchè si lascia manipolare. Le persone e la loro dignità, qualunque sia il livello intellettuale delle persone, vanno rispettate.
    Non mi convince neppure la condanna del Cristo innocente da parte del popolo manipolato dai signori del Sinedrio, perchè la posso paragonare alla manipolazione dei superbi e puri tedeschi da parte dei gerarchi nazisti.
    Neppure i patentati rispettano le regole, si lasciano comprare, si lasciano corrompere e nulla c’è di garantito, se non una discriminazione tra chi ha la patente e chi no.
    Quello che mi sento di dire ed anche di auspicare è che uno Stato democratico che rispetti i propri cittadini dovrebbe acculturarli, non manipolarli e metterli in grado di giudicare con la propria testa.
    Non dovrebbe esistere, in democrazia, un popolo gregge, ma un popolo cosciente.
    E comunque per la democrazia è sempre meglio un popolo comunque esso sia messo, un popolo intero, che non solo alcuni eletti o patentati, magari solo perchè sono più ricchi.

  2. trainspotting settembre 28, 2011 a 11:54 pm #

    ci fu un musicista black metal di nome Kanwulf che disse più o meno la stessa cosa però riferita alla gente che meritava o meno di acquistare i suoi dischi. voleva fare un test di conoscenza generale del black metal dove se totalizzavi tot punti potevi comprare il disco, altrimenti no. quello che mi chiedevo è: nel test del patentino per votare, la conoscenza generale del black metal ce la metteresti oppure no?

  3. Kersal settembre 30, 2011 a 12:42 pm #

    In realtà se ci pensi sarebbe ancora peggio che adesso in quanto quelli che oggi controllano il voto (poteri forti) farebbero in modo da ottenere il punteggio 10 lasciando poi una sfilza di 2 e 3 per tutti gli altri (te compreso…tanto non lo decidi tu il test ma loro!). A questo punto loro potrebbero non solo controllare il voto della massa ma anche correggere il tiro di eventuali malcontenti popolari.

  4. Lisboantigua settembre 30, 2011 a 7:02 pm #

    Rifletti con più calma sui concetti che hai scritto e forse ti renderai conto che parti da un presupposto sbagliato; se “distingui” (o dai patentini, come dici) non hai più un sistema democratico…
    Io la penso esattamente come @Speradisole; occorre fare in modo che non ci sia un popolo gregge ma un popolo sempre più cosciente e consapevole della classe politica che sceglie…

    • mondocineroma settembre 30, 2011 a 7:53 pm #

      Il Democracy Index è un grado calcolato dal settimanale The Economist che esamina lo stato della democrazia in 167 paesi concentrandosi su cinque categorie generali: processo elettorale e pluralismo, libertà civili, funzione del governo, partecipazione politica e partecipazione culturale.

      Le nazioni sono divise in quattro categorie:
      “Democrazie complete”,
      “Democrazie imperfette”,
      “Regimi Ibridi” (tutte considerate democrazie),
      e “Regimi autoritari” (considerati dittatoriali).

      Secondo l’indagine del 2010, la Norvegia ottiene il risultato più alto con un punteggio di 9.80 su una scala da 0 a 10, mentre la Corea del Nord ottiene il più basso con 1.08.

      L’Italia con 7.83 ottiene il 29º risultato che la qualifica come una nazione in cui vige una democrazia imperfetta.

      Si tratta di una retrocessione motivata dal deterioramento della situazione dei media in Italia con il ritorno nel 2008 di Berlusconi al governo. Il controllo indiretto della RAI in aggiunta a quello diretto su Mediaset, lo scarso spazio dato alle notizie sfavorevoli a Berlusconi e al suo partito, la pressione per chiudere o limitare trasmissioni di orientamento progressista vengono indicate come motivazioni di dettaglio.

      E sulle Le contraddizioni della democrazia,studi recenti di economisti e matematici mostrano come la democrazia non sia qualcosa di compiuto e ben definito, come si tende a credere nel senso comune. In effetti un approccio filosofico tende a considerare la democrazia un concetto intrinsecamente imperfetto.La prima critica che si fa alla democrazia è il paradosso insito in se stessa, ovvero se la maggioranza delle persone desiderasse un governo antidemocratico, la democrazia cesserebbe di esistere. Tuttavia se si opponesse cesserebbe di essere democrazia in quanto andrebbe contro alla volontà della maggioranza.

      In ogni caso Democrazia significa governo del popolo. Ma se il popolo è manipolato e tenuto nell’ignoranza, la mediocrità è favorita e resa di moda, le notizie gli sono fatte pervenire filtrate, censurate e distorte, e tante altre cosette citate qui (https://mondocineroma.wordpress.com/2011/09/26/le-10-strategie-della-manipolazione-attraverso-i-mass-media-noam-chomsky/) come puoi parlare di democrazia e di popolo?

      I passi sono due: (come giustamente dici tu) rendere il popolo cosciente e consapevole, nonché libero dalle manipolazioni e (nel frattempo o come controllo continuo) verificare che, prima di decidere il destino della collettività, quella coscienza e consapevolezza sia realmente posseduta dall’elettore!

  5. Wurstel febbraio 1, 2012 a 11:18 am #

    Speradisole acculturare i cittadini vuol dire manipolarli, si chiede solo che un cittadino sappia nel meccanismo delle istituzioni cos’è il voto. Basterebbe questo e metà paese non voterebbe, anche solo per pigrizia di non andare a fare sto patentino.
    Tutti i partiti di militanza andrebbero fortissimo, quelli da spot televisivo molto meno, dunque non è affatto vero come dice l’articolo che gli estremi sarebbero una volta per tutte debellati.

  6. roberto settembre 3, 2012 a 3:59 pm #

    Voto politico pesato (differenziato)
    Un fenomeno apparentemente inspiegabile, ma che avviene ovunque nel mondo, è la reticenza al voto di una fetta molto cospicua di popolo. Forse alcuni, idiosincrasici ad oltranza, comunque non votano e mai voterebbero per alcun motivo; ma la maggior parte, ad esempio come me, non votano soltanto perché lo ritengono inutile. Ciò ai politicanti fa piacere, anzi molto piacere che una protesta basata su un ragionamento politico si concretizzi in una scialba assenza, tanto determinante quanto per loro pericolosa, non essendo tale massa, per evidente forma mentis, indirizzabile a priori.
    Il sistema individuato per tentare di portare pressoché tutti al voto, dopo tanti ragionamenti e simulazioni ma ancora aperto ad affinamenti, è una nuova procedura elettorale. Forse utopia, quasi impossibile da realizzare per le certe resistenze utilitaristiche dei governanti, ma comunque unica ed altamente democratica, perché sfrutta le qualità dei singoli per il bene comune.
    Anche nella “Dichiarazione dei Diritti del Popolo” nel luglio del 1918, il V Congresso dei Soviet sancì le elezioni con il voto differenziato, intendendo in tal modo l’abolizione del suffragio universale; quindi solo per discriminare a priori i presunti nemici: clero, possidenti, famiglia reale ed ancora altri. Qui trattasi dell’esatto opposto. A nessuno verrà mai tolto il diritto.
    Ammesso che ognuno dei cittadini italiani con diritto di voto, chiunque esso sia, e come avviene ora, ha ed avrà sempre diritto ad un voto, si dovrebbe dare la possibilità a tutti di iscriversi ad un esame libero e gratuito di Storia/Filosofia Politica a quiz (come più o meno per la patente), da tenersi una volta all’anno presso il Comune di residenza. In funzione delle risposte ogni candidato potrà vedersi moltiplicare il proprio voto per un coefficiente variabile da 1 (per chi sbaglia molto) a 4 (per chi le azzecca tutte). D’altronde un medico, affinchè ci possa curare con cognizione, deve studiare per decenni e poi sostenere decine di esami ad alta difficoltà: perché mai chi vota e determina così il quoziente di civiltà di un popolo, non debba fare qualcosa di simile? Anzi a maggior ragione!
    Se all’incirca il venti per cento del popolo avrà 4 punti, un altro venti ne avrà 3, un altro venti ne avrà 2, si innocuizzerà il pericoloso voto indiscriminato. Al voto intanto andrebbero quasi tutti, incentivati e orgogliosi di contare finalmente qualcosa e ci sarebbe sicuramente meno spazio, ad esempio, per le furbesche piroette dei politicanti noti, vergogna d’Italia.
    Ne approfitto per rimarcare anche la assoluta obsolescenza del sistema in uso per le elezioni politiche ad ogni livello. Basti pensare che ormai è d’uso quotidiano perfino la banca on line, per cui il voto on line sarebbe una banalità da poter realizzare subito. Ovviamente con veri politici al comando, non inutili ignoranti che spesso neppure sanno cos’è internet e la rete, saldamente legati al loro scranno solo perché votati e osannati appunto dai “coefficienti 1”, oggi decisivi.

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