Le 10 Strategie della Manipolazione attraverso i Mass Media (Noam Chomsky)

26 Set

Volendo parlare di “complottismo” è imprescindibile occuparsi dei Mass Media!

Noam Chomsky, per chi non lo conoscesse ancora, è un notissimo linguista nonché  scomodo paladino  della controinformazione, dalle cui riflessioni è stato ricavato un decalogo: “Le 10 Strategie della Manipolazione attraverso i Mass Media”.

1 – La strategia della distrazione. (Esempio: il mondo politico e l’economia vanno a pezzi ma nei TG e nelle varie trasmissioni pseudopolitiche e di pseudoapprofondimento,  parlano soltanto del sanguinoso omicidio della povera ragazza  che aveva pure vinto il guinness dei primati [anzi delle “primate”]  come avida leccatrice del maggior numero di lecca-lecca alla coca-cola )

L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2 – Creare il problema e poi offrire la soluzione. (Esempio:  prima di attuare leggi anti-immigrazione si lasciano entrare  orde di immigrati) 

Questo metodo è anche chiamato “problema – reazione – soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3 – La strategia della gradualità.

Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4 – La strategia del differire.

Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.

5 – Rivolgersi alla gente come a dei bambini.

La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

6 – Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione.

Sfruttare l’emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell’analisi razionale e, infine, del senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti….

7 – Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità.

Far sì che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori” (vedi “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

8 – Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità. (Esempio: vuoi davvero un esempio di questo?! Accendi la TV subito e ne avrai a bizzeffe di esempi!)

Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti…

9 – Rafforzare il senso di colpa.

Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di depressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!

10 – Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca.

Negli ultimi 50’anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa.

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9 Risposte to “Le 10 Strategie della Manipolazione attraverso i Mass Media (Noam Chomsky)”

  1. Sendivogius ottobre 2, 2011 a 5:21 pm #

    Ciao!
    Ringraziandovi per la vostra visita ed il vostro suggerimento (http://liberthalia.wordpress.com/2011/10/01/31-cazzata-o-stronzata/#comment-2372), al quale non potevo certo mancare di replicare.
    Ricambio dunque la cortesia ed in merito ai contenuti del vostro post mi permetto di allegarvi una segnalazione, che sono certo troverete interessante:

    http://www.syti.net/GB/SilentWeaponsGB.html

    Dietro ogni grande complotto, c’è sempre una grande bufala.
    Trattasi di matrimoni felici, che non conoscono divorzio.

    • mondocineroma ottobre 2, 2011 a 11:02 pm #

      Mi interessa molto approfondire…. Comunque non avevo apposta attribuito lo scritto “direttamente” a Chomsky nel mio post, avendo letto in giro del possibile status apocrifo del documento, ma ho semplicemente scritto “dalle cui riflessioni è stato ricavato un decalogo”, chi l’abbia scritto e quanto ci abbia messo del “suo” non saprei.
      In ogni caso, almeno personalmente, non me la sento di dire che si tratti di strategie completamente remote dall’essere attuate al giorno d’ oggi. (Non so tu cosa ne pensi….) Anzi! Il mio riassunto è, che siano di Chomsky o di Chicchessia, le strategie del decalogo fanno purtroppo riflettere. Anzi togliamo il “putroppo”. Riflettere non è mai una cosa da temere o da cui rifuggire, soprattutto quando ne va di mezzo la nostra integrità intellettuale.
      Lo scritto di cui parli (ARMI SILENZIOSE PER GUERRE TRANQUILLE) l’ho letto anche io, o meglio gli ho dato una veloce scorsa, e -come a te- anche a me ha dato l’idea di essere una bufala…
      Tuttavia non me la sento di approvare completamente la tua osservazione secondo cui “Dietro ogni grande complotto, c’è sempre una grande bufala.Trattasi di matrimoni felici, che non conoscono divorzio”. Volendo rispondere anch’io con un motto direi che “non c’è fumo senza arrosto”, mentre argomentando aggiungo che secondo me le teorie complottiste un fondamento concreto ce l’hanno. Ed è il fatto di individuare nel Potere Economico l’unico vero potere da cui tutti gli altri originano… Da questo assunto, che condivido totalmente (e qui il “purtroppo” ci sta tutto) si ricava che, in un’ottica simile, la gente comune non è altro che un ingranaggio, consumatori da manipolare e poco altro…
      Credo anche che circolino parecchie versioni “ridicole” delle teorie complottistiche: o il parto di menti troppo semplicistiche o l’opera di discredito orchestrata dagli stessi poteri forti. Facendo circolare cose debolmente logiche, da poter essere smantellate facilmente, qualunque studio più approfondito verrà accolto dalla gente con una scrollatina di spalle: “Ah, ecco un altro di quei ridicoli dossier sul complotto globale! Ma chi c’ha voglia di leggerlo! Hai visto quel decalogo che circolava anni fa? Non era mica di Chomsky come vantavano! Era solo una bufala!”
      E così la bufala passa dalla paternità del decalogo al decalogo stesso!
      La verità è che queste teorie complottistiche, per quanto avversate e screditate, sono così semplicemente logiche da non poter non risultare ai miei occhi attraenti ed interessanti! Sebbene con le dovute distinzioni….

  2. Sendivogius ottobre 3, 2011 a 12:49 am #

    …E infatti, lungi dall’essere “semplicistiche”, le teorie del complotto sono il prodotto di una lunga genesi storica e culturale, aperta ad influssi ed apporti sempre nuovi: sostanzialmente costituiscono l’incontro e la sintesi (in divenire) di più paranoie e di ossessioni collettive che si incontrano, si auto-alimentano e si strutturano con l’aggiunta di elementi sempre nuovi e dinamici. E in tal modo originano una mitopoiesi, tanto complessa quanto poliedrica, che raccoglie alcuni elementi storici e informazioni vere. Tuttavia, i cosiddetti “cospirazionisti” reinterpretano i dati, generando dei falsi metastorici che, per sembrare credibili, attingono costantemente a contenuti reali, plagiati però secondo le esigenze di un immaginario fantastico.

    Mi spiego meglio: il “complottista” non confuta un fatto secondo una interpretazione soggettiva (e dunque fallace). Piuttosto, porta avanti una tesi, o meglio una teoria (quasi sempre falsa), che non ha valore relativo ma assoluto. E viene presentata come si trattasse di una verità incontrovertibile, esponendola con i toni della rivelazione. Solitamente, nei casi più raffinati e culturalmente più preparati, la tesi in questione viene suffragata da una massa eccezionale di dati reali e verificabili, che non dimostrano la validità del complotto, ma ‘sembrano’ provarla.

    Intendiamoci! I complotti nella storia sono sempre esistiti e sempre esisteranno. Tuttavia, come sintetizza bene la semiotica di Umberto Eco, i complotti reali hanno una peculiarità: prima o poi si scoprono. Sempre. E ciò avviene in tempi piuttosto ragionevoli. Questo perché, se il complotto riesce, i cospiratori solitamente si vantano del loro successo; se il complotto fallisce, coloro che hanno sventato la cospirazione hanno tutto l’interesse a farlo sapere.

    I complotti, anche i più complessi non avvengono mai così come sono stati pianificati. L’imprevisto, come le variabili del caso, sono sempre in agguato. Ma nella mente del complottista le cospirazioni racchiudono sempre una perfezione quasi divina (o meglio, luciferina) che rasenta l’infallibilità. Solitamente hanno una dimensione ‘globale’, e sono capace di determinare il corso della storia attraverso il controllo di ogni singolo evento…

    «Naturalmente il potere decide, ma al complottista non basta credere che i vertici siano responsabili di guerre, speculazioni, leggi e percorsi economici. Esaspera, estende e totalizza. Chi ci governa è tanto infallibile da programmare a tavolino ogni casistica e minuzia.
    […] Karl Popper descrisse il fenomeno con un paragone calzante. Il complottismo sarebbe una forma di teismo (e aggiungeva “primitivo”) e chi si abbandona alla “teoria sociale della cospirazione” non farebbe altro che assumere l’ottica dell’Iliade: “secondo la concezione omerica del potere divino, qualunque cosa accadesse sulla piana di Troia, era solo un riflesso dei vari complotti in atto sull’Olimpo”. Insomma “una fede in divinità, i cui capricci e desideri governano ogni cosa” e il cui posto oggi è occupato da vari uomini e gruppi di potere, sinistri individui sui quali deve ricadere la colpa di aver progettato la Grande Depressione e tutti i mali di cui oggi soffriamo”. Popper puntava sull’idiozia di un’ottica simile applicata alle scienze sociali, ma era un discorso molto più ampio…»

    Errico Buonanno
    “Sarà vero. La menzogna al potere”
    Einaudi, 2009

    Naturalmente, come specifica il bravo Errico Buonanno, l’argomento è molto più ampio e di rara complessità… Prometto di ritornarci con un articolo dedicato ad hoc il prima possibile.
    Storicamente, posso però anticiparti che la maggior parte dei complottisti in origine parlava francese, mentre il grosso del corpo dottrinario, così come oggi lo conosciamo, si è strutturato nel corso degli ultimi due secoli…
    La teoria del complotto universale nasce come reazione alla Rivoluzione Francese, con una produzione pamphlettistica senza precedenti. Su tutti, vale la pena di ricorare i memoriali del quanto mai prolifico abate Augustin Barruel, unitamente a quelli di Pierre Louis La Roche meglio conosciuto come marchese De Luchet. Nelle loro opere ci trovi tutto il campionario al gran completo: gli Illuminati di Baviera; i Massoni; i Rosacroce; i Templari; gli Gnostici; i mitici Superiori Sconosciuti; e, naturalmente, l’avvento dell’Anti-Cristo…
    Col tempo si aggiungeranno gli ebrei, con un best-seller imperdibile: “I Protocolli dei Savi di Sion” (eccezionale la genesi romanzata del documento, raccontata da U.Eco ne “Il Cimitero di Praga”!)
    In tempi più moderni, con lo spirito positivista e scientista di fine ottocento, i cospirazionisti si arricchiscono degli apporti dei vari gruppi teosofici: in particolare, madame Blavatsky, insieme alle varie filiazioni della Golden Dawn.
    Ad inizio ‘900 saccheggiano a man bassa nell’ariosofia e nel “razzismo scientifico”, nel tentativo di dare un corpo e una collocazione geografica ai misteriori Superiori Sconosciuti.
    Questo secondo filone si nutre di suggestioni molto più mistiche che sfociano apertamente nell’esoterismo e nell’occultismo. E qui, nel delineare una futura struttura di successo, entra in gioco René Guénon (col suo “Il Re del Mondo”), supportato dagli influssi di matrice fascista del misticismo evoliano.
    Lo strapotere delle banche, delle elite segrete e dei grandi gruppi industriali (le future corporation) avevano già fatto capolino con Alexandre Saint-Yves, marchese d’Alveydre, che immortala i suoi deliri reazionari ne “Il mondo invisibile”. Al buon Saint-Yves si deve l’invenzione della Sinarchia, alla quale andrebbe al caso affiancato pure il mitico Priorato di Sion: altra fortunata invenzione di Pierre Plantard, ex collaborazionista di Vichy ed instancabile pataccaro.
    Sostanzialmente, Saint-Yves è l’autore fondamentale: il grosso delle attuali teorie complottiste prendono ossatura e polpa dalle sue idee.

    Ma quanto esposto finora è solo un piccolissimo, infinitesimale, assaggio della miriade di varianti, di elementi, e di autori, per un percorso assai complesso (ma storicamente ricostruibile) di quella che, più che ad un complotto, assomiglia ad una “grande impostura globale”.

    • mondocineroma ottobre 3, 2011 a 7:56 am #

      Il percorso storico circa il “complottismo”, che tratteggi con dettaglio, rivela sicuramente, da parte tua, una notevole padronanza di “fonti” e “conoscenze” di certo molto approfondite. Complimenti!
      Il complottismo come giustamente sottolinei appare fallace per il fatto che «al complottista non basta credere che i vertici siano responsabili di guerre, speculazioni, leggi e percorsi economici. Esaspera, estende e totalizza. Chi ci governa è tanto infallibile da programmare a tavolino ogni casistica e minuzia»[Buonanno].
      Ovvero la critica non è mossa tanto al fatto che il Potere sia veramente responsabile di trame, speculazioni, controlli e manipolazioni ma alla convinzione del complottista che il Potere lo faccia in maniera “infallibile”, ovvero riesca a manipolare tutto e tutti, eventi e persone, in piena adesione al proprio scopo o progetto, senza fallire di una virgola nell’attuazione del “piano segreto”. E qui c’è molto di mistico, per non dire di peggio: “gli Illuminati di Baviera; i Massoni; i Rosacroce; i Templari; gli Gnostici; i mitici Superiori Sconosciuti; e, naturalmente, l’avvento dell’Anti-Cristo…”.
      Io del complottismo prendo la parte che mi appare attuale e reale, ovvero il controllo attuato dal Potere, e lascio il misticismo teista a coloro ai quali interessa… Purtroppo le teorie del “controllo” hanno finito per attecchire su un terreno quasi metafisico, e da essere (o voler essere) razionali diventano… ridicole! Ma, complottisticamente parlando, non sarà un complotto pure questo? Il ridicolizzare le manipolazioni del Potere al fine di ricoprirle di discredito? o meglio lasciarle fagocitare da quelle correnti mistiche, o dargliele in pasto, in modo che appropriandosene ne sviliscano il valore? Forse… Sta di fatto che il tentativo di controllo attuato da parte del “Potere” è cosa (quasi) c’erta. Che poi sbaglino pure Loro, nelle attuazioni, non potendo prevedere il corso esatto degli eventi e dei moti umani, è evidente anche questo. “Il Potere decide”!, e per l’interesse di chi? Sicuramente il proprio, prima di tutto, e lo dico con tanta certezza solo perchè se ci fossi anch’io al potere temo che…farei lo stesso!

      • Sendivogius ottobre 3, 2011 a 11:13 am #

        Mi fa piacere sapere che tu abbia gradito la mia piccola digressione…
        E vedo anche che hai colto esattamente il punto focale della questione.
        Mi permetto solo una piccola obiezione: generalmente le teorie del complotto, hanno seguito un percorso inverso a quello descritto.. Partano da una base quasi “metafisica”, assumendo nel tempo uno strato razionale supportato da una logica distorta ma coerente.
        E’ proprio questo l’elemento di forza che le rende credibili e convincenti: come tutte le produzioni umane, mutano nel tempo adattandosi alla sensibilità dei saperi.

        Ad ogni modo, il “Potere”, inteso nel suo senso estensivo (politico e economico, militare, ma all’evenienza anche religioso e culturale), decide eccome! Condiziona, più o meno direttamente e consapevolmente, la sorte e le scelte di milioni di individui.
        Tuttavia, lungi dall’essere catalizzato in un unico centro, è spesso il risultato dell’interazione policentrica di più gruppi separati che operano in settori diversi, ma condividono spesso interessi comuni optando per il compromesso ed i conflitti interni a bassa intensità. Perché autodistruggersi in inutili guerre commerciali, finché si può stipulare un accordo di comodo? E in tal modo esternalizzare costi e danni, verso coloro che sono sostanzialmente tagliati fuori dai centri decisionali?
        In fondo si tratta dell’ennesima variante alla famosa “Teoria dei giochi”. Esiste perfino un’equazione matematica (“Equilibrio di Nash”) per calcolare il margine di opportunità, offerto da una simile rete interattiva.

        Le cosiddette “teorie del controllo” esistono, ma sono in genere una variabile, un aspetto tecnico, con il quale le minoranze al potere esercitano la loro funzione sociale e pubblica. E bene fai a depurarle dalle coloriture esoteriche e misticheggianti, con le quali spesso vengono ammantate. Non perché non sia presente anche questo aspetto, ma perché costituisce una superficie più che altro di “folklore” e un’ottima false-flag per le ‘masse’.

        Personalmente, per comprendere la struttura delle élite ricorro quasi sempre ai classici del pensiero conservatore, con un occhio di riguardo ai cosiddetti “elitisti” : Mosca, Pareto, e Michels.
        I teorici delle élite hanno tutti una peculiarità: sono una specificità nostrana, compreso Michels italiano d’adozione.
        Comunque, a mio modestissimo parere, sul tema in questione il vero gigante per attualità è Gaetano Mosca.

        Per i tipi più adatti alle mie vedute invece, non mi stancherò mai di ricordare Charles Wright Mills ed i suoi studi sociali sulle strutture del potere: un’entità liquida che va sempre declinata al plurale.

  3. mondocineroma ottobre 3, 2011 a 1:39 pm #

    Leggendo in giro, mi pare che le teorie “neoelitiste” siano giunte a concludere che l’unico vero Potere, le sorgente degli altri, sarebbe quello Economico:
    “I neoelitisti affermano che sia il potere politico-amministrativo, che il potere sociale in generale, sono legati alla ricchezza economica di una cerchia ristretta di persone.Floyd Hunter, un importante esponente di questa linea di pensiero, dopo aver svolto degli studi su una città americana, è giunto alla conclusione che la principale fonte di potere è la ricchezza economica. Egli ha fatto notare come la vita politica di una città sia determinata dagli interessi degli imprenditori. Secondo Hunter le decisioni importanti per una città vengono prese da chi detiene la ricchezza economica. Tali decisioni non sono formalizzate all’interno di un palazzo politico ma sono il risultato di riunioni di ‘alto livello’ che si svolgono in clubs privati o in abitazioni private. Un altro importante neoelitista è Charles Wright Mills. Mills ha sottolineato che vi è una forte concordanza di interessi tra le organizzazioni economiche, politiche e militari”, e credo che con concordanza di interessi ci si riferisca ad interessi economici…

    • Sendivogius ottobre 3, 2011 a 5:45 pm #

      @ Mondocineroma

      …Per C.W.Mills il “potere” era configurabile con una sorta di triade (politica-militare-economica), dove certo l’elemento predominante era l’interesse economico: strutturato in forniture per l’apparato militare e commesse per i grandi gruppi industriali, grazie all’interessamento della classe politica.
      Quest’ultima è a sua volta premuta a sua volta dalle lobby e da altri gruppi di pressione (che in cambio forniscono supporto elettorale e finanziamenti per le elezioni), funzionale a specifici interessi (economici) dei quali sono compartecipi.

      E dunque il discorso fila:
      1) grandi gruppi di produzione industriali che pompano una domanda indotta, con specifiche pressioni verso i loro referenti politici, tramite lobbies e “fondazioni”;
      2) Accaparramento delle risorse e gestione monopolistica delle stesse, attraverso la creazione di grandi trust internazionali.
      3) Una politica economica e internazionale etero-diretta in funzione di tali interessi particolari.
      4) Un comparto militare che può intervenire come “deterrente”, verso quegli Stati e quelle entità territoriali, che non si prestano al ‘gioco’. In fondo “la guerra è una naturale prosecuzione della politica in altre forme”, come diceva Von Clausewitz.
      Come contropartita, i vertici militari possono poi venire ripagati con partecipazioni agli utili ed un posto pronto nei CdA delle grandi compagnie. E non è un caso che molti generali, una volta in pensione, diventano spesso “consulenti” o amministratori delegati di tali gruppi industriali.

      Muta la struttura materiale… “economia di rapina” nel mondo antico… mercantilismo e credito a strozzo nel mondo rinascimentale… colonialismo e imperialismo nell’età contemporanea… economia di mercato nelle democrazie liberali e turbo-capitalismo nella post-democrazia… ma l’interesse prevalente, come da te giustamente evidenziato, è sempre economico.

  4. mondocineroma ottobre 3, 2011 a 7:26 pm #

    Perfetto! Un grande applauso e … ti seguirò con rinnovato interesse sul tuo blog 🙂 🙂

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  1. L’italiano “medio”… Medio? No, no… altro che medio: proprio mediocre! « mondocineroma - febbraio 21, 2012

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