Roma odora di gelsomini posticci

23 Set

 Impiegai qualche anno a capire che l’effluvio odoroso del candido gelsomino, che nelle villette periferiche dei quartieri borghesi della città rivaleggia con il glicine a sedurre l’odorato, non è affatto gelsomino.

Ne è una imitazione solo approssimativa, a meno che uno non guardi troppo da vicino e si lasci impressionare dall’intensità dell’olezzo piuttosto che badare alla purezza delle sue note. Ma in chi è cresciuto in posti dove quello che appare gelsomino è autenticamente  un gelsomino, la sensazione che ci sia qualcosa di sbagliato si fa spazio con silenziosa pervicacia.

Percepivo indistintamente il fasullo, la copia non conforme, il tentativo di mistificazione, l’artificio poco artistico …

Queste sensazioni paraverbali fluttuavano nella mia mente per riproporsi amplificate ad ogni primavera, fino a quando  appresi che il falso gelsomino che cresce in quei giardinetti borghesi è qualcosa che non è nemmeno parente del vero gelsomino. Il falso gelsomino ha perfino un nome, ed è un brutto nome: lo chiamano rincospermo. Le famiglie botaniche sono diverse, le Oleacee per il gelsomino, le Apocynaceae per il rincospermo. Il gelsomino ha foglie, fiori e profumo più delicati del rincospermo, il quale è – per riassumerlo in una sentenza – una versione rozza e sguaiata, incurante delle umane attenzioni, nonché capace di adattarsi ai parassiti, al freddo, allo scomodo.

Una specie di  fratellastro che si accontenta sempre e di poco

Fu per caso che pensai al rincospermo come alla metafora del cittadino romano.

Anche esso è una copia priva di autenticità dell’essere umano, inteso come creatura unica, dotata di originalità e di migliaia di meravigliose sfumature cangianti.

E parlando di un romano parlo anche di un milanese e di chiunque nasca in una metropoli.

Metropoli poi!

Il mio amico Riccardo, che ha vissuto per undici anni a New York,  nel quartiere di Manhattan, guarda a Roma non come a una metropoli o  una grande città, ma piuttosto la trova una grande provincia. Dev’essere poiché, col tempo,  questa convinzione è maturata anche in me che il mio modo di guardare al civis romanus è così mutato. La colpevolezza ovviamente non spetta alla singola persona, quanto al sistema in cui è essa è calata. In una città provinciale come Roma, essere originali ed autentici non permette l’integrazione, e spesso mette a repentaglio la propria stessa incolumità morale, mentale, materiale e perfino fisica – in casi estremi. In un posto in cui regna il caos e la problematicità, essere uno dei tanti e frequentare uno dei tanti è l’unica salvezza. A Roma si impiegano ore a percorrere pochi chilometri, la gente ti è continuamente addosso, e se non sai farti largo con astuzia e savoir faire c’è sempre qualcuno pronto a precederti, ad afferrare prima di te ciò che ti serviva, e addirittura ciò che è tuo, se non stai attento a custodirlo.

 Sei anni fa, invece, questa città mi parve la mia La Mecca.

Sei anni fa, emersi per la prima volta dalla metropolitana capitolina, alla fermata di Magliana,  e mi trovai di fronte il verde parco dell’Eur, appena potato e ripulito,  e le sue enormi sculture in pietra; vidi un largo viale che pullulava di automobili, di vita produttiva e di attività,  il cielo era terso e la temperatura mite.

E provai  la sensazione di trovarmi finalmente a casa.

Per anni avevo cercato un posto che potesse soddisfarmi a pieno. E in quel momento Roma lo era davvero. Mi ero spostato in un paio di altre città del sud, tra cui Napoli, e per il breve periodo che vi abitai desiderai solamente lasciarmele alle spalle. Non vi avevo trovato niente di stimolante, nessuna opportunità, solo noia e spazi ristretti, scarso senso civico, e – nei paesaggi – deprimente vecchiume antiarcheologico, degrado e sporcizia.

All’epoca ero sicuro che a Roma avrei  realizzato le mie velleità di regista cinematografico.

Solo Roma, che aveva celebrato gli splendori del cinema, e ne aveva vissuto i fasti, poteva mettermi a disposizione l’opportunità di realizzare il progetto chiave della mia vita. Mi appassionava Almodovar e i suoi personaggi vivi, passionali, appassionati delle loro vite artistiche,  che vivevano le esistenze fino in fondo, realizzavano i loro sogni e davano sfogo ai desideri senza curarsi del convenzionale, della routine, di ciò che essendo comune è anche comunemente accettato come normale. In particolare erano i personaggi femminili delle sue pellicole  ad attrarmi, probabilmente per via della mia omosessualità. Donne sopra le righe, vistose, libidinose, passionali nelle relazioni, e professionalmente appagate. L’attrice Huma Rocho di “Tutto su mia madre”, la segretaria di produzione del film “Legami!”, la sorella del regista del film “La legge del Desiderio”, Kika del film omonimo “Kika un corpo in vendita”, Elena di “Carne Tremula”…

Le donne con ascendente carismatico  mi hanno sempre affascinato.

Scrissi personalmente i soggetti delle opere che avrei voluto realizzare, li confezionai in una mail accattivante composta con originalità e la recapitai a tutte le produzioni romane, dalle grandi Major alle piccole case indipendenti. Non ricordo se qualcuno ebbe la cortesia di rispondermi. Forse un paio soltanto, delle centinaia che contattai. Oggi ho un occhio realistico su certi meccanismi e non mi spaventa chiamare le cose con il loro vero nome, per cui non mi meraviglia l’accoglienza ricevuta dai lavori che proponevo. All’epoca  mi parve assurdo ed insensato che nessuno fosse interessato a quel materiale. Ma come avrebbero potuto i produttori imbarcarsi in imprese così a rischio e dalle attese di rientri economici così incerte? Con la Chiesa così vicina, e la Società sempre più interessata ad evadere dalla realtà problematica e dalle relazioni interpersonali e di coppia che, a dispetto di quanto dicano a  parole le persone, desiderano piatte e prevedibili . Film fantascientifici, o pellicole riempite di  pirotecnici effetti speciali, o cartoni animati in tre dimensioni, o qualche polpettone italiano sugli aneliti amorosi degli adolescenti delle scuole superiori o sugli slanci professionali di universitari, frustrati e rammentati con malinconica rassegnazione magari dallo stesso ragazzo diventato nel frattempo un adulto nevrotico, quando non  psicotico. In pratica viene somministrato e consumato un cinema di evasione dal pensiero e dall’impegno collettivo (gli effetti speciali, i cartoni animati e la fantascienza) e un cinema per depressi (gli amori e le speranze frustrate degli adolescenti).

E non è per caso che avviene questo, poiché esiste sicuramente un preciso disegno economico, ma capii solo in seguito. Magari ne riparlerò in qualche pagina successiva, per ora dico solo che i depressi e il disimpegnati dalla realtà sono due prototipi (sub)umani molto utili al profitto e all’ordine costituito: i depressi non fanno rivoluzioni, gli altri sono disinteressati alle vicende del mondo e consumano tutto quello che guadagnano attraverso il loro lavoro alienato.

Il rincospermo è l’ibrido umano, è il novello Frankenstein perfettamente creato dal Potere Economico, un falso individuo privo di individualità, un ramoscello al vento che pensa, vota, compra e fa’ quello che gli vien fatto pensare, votare, comprare e fare….E’ il perfetto risultato di un esperimento di vita artificiale!

Annunci

4 Risposte to “Roma odora di gelsomini posticci”

  1. minimetal ottobre 2, 2011 a 9:11 pm #

    “depressi”, “lavoro alienato”, “non fare figli”, “patentino per il voto”… ma tu da dove esci fuori? esisti davvero? 🙂

    • mondocineroma ottobre 2, 2011 a 10:19 pm #

      La tua domanda mi stupisce, e non poco 🙂 perché è la stessa che porrei io a chi non riesce a (o non vuole?) vedere le cose come sono e a dargli il nome che hanno… In ogni caso fortunatamente non devo inventare niente. E’ tutto già stato detto 🙂

      • minimetal ottobre 3, 2011 a 1:21 pm #

        Purtroppo fare complimenti non è il mio forte, comunque era da intendersi come un apprezzamento 🙂

  2. mondocineroma ottobre 3, 2011 a 1:51 pm #

    Allora, un passo indietro e… grazzzzzzie mille a te ! 🙂 🙂 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: